sopravvivere a San valentino

La contraddizione di San Valentino: Come sopravvivere al tormentone del 14 febbraio.

Scrivere qualcosa sull’amore a San Valentino è l’espressione massima del paradosso “sii spontaneo”: di fronte alla richiesta di spontaneità, dove sta la spontaneità? Ve lo dico io: da un’altra parte!

Però cosa fai? Ignori la giornata degli innamorati e vai avanti passando per snob? Scrivi post su quanto sei innamorata della vita, di te stessa, del tuo compagno dei tuoi amici risultando smielosa e confondendoti con la mischia di quelli che #mainagioia tutto l’anno e poi il 14 febbraio sono tutti rose e cuori? Inneggi a “l’amore è ogni giorno e non solo a San Valentino” (che però se stasera ricevo una rosa mi sciolgo come un ghiacciolo al Sole)?

Insomma, la questione è ostica. E mentre scrivo questa frase sorrido compiaciuta: perché se abbiamo tempo ed energie da dedicare a “che opinione avere su San Valentino”, vuol dire che oggi è uno dei tanti giorni in cui è buono ringraziare. Perché siamo ben ben fortunati.
Quindi, vi chiederete, cosa ho scelto di scrivere (o forse non ve lo chiedete, ma se state leggendo questa nota, vi toccherà scoprirlo lo stesso)?

Beh quello che farò è contraddittorio, perfetto per la complessità dell’amore umano, che ci rende così imperfetti e perfetti allo stesso tempo. Perché io San Valentino non lo festeggerò con cioccolatini, fiori e una cena fuori che pagheremmo il triplo rispetto ad un qualunque altro giorno. Credo che l’amore sia un dono, che la prima persona di cui sarebbe utile prenderci cura e desiderare la felicità siamo noi stessi e che volerci bene sia la grande sfida della vita di ognuno di noi, una sfida di ogni giorno, mica solo del 14 febbraio!

E l’amore per me stessa lo festeggio ogni volta che tengo un corso o lavoro con un allievo individualmente, ogni volta che leggo un libro che mi piace o che mi perdo in un paesaggio mozzafiato, ogni volta in cui strapazzo il mio micio morbidoso o che mi butto sul divano e penso: “oh Silvia, certo che ci siamo costruite una gran bella vita!” E mi faccio l’occhiolino da sola.

Detto questo, stasera celebrerò l’amore comunque. Perché i riti, come ogni antropologo sa, servono anche a sostenere, a rinnovare il valore di un’idea, di una regola, di una tradizione.

Lo festeggerò andando a teatro, a Cesena, a guardare uno spettacolo con il mio compagno e altri amici. L’attore e scrittore dello spettacolo si chiama Michele Di Giacomo, che oltre ad essere un amico, è semplicemente bravissimo (ha talento da vendere e ha saputo lavorare sodo per metterlo a frutto): vi consiglio di regalarvi una serata con lui se non l’avete mai visto. Le musiche dello spettacolo sono varie, scritte ed arrangiate da diversi autori tra cui Jonathan Pappalardi, il mio compagno appunto.

Stasera un piccolo grande sogno si realizza: un suo arrangiamento al Bonci di Cesena. Sarebbe troppo lungo descrivervi perché è così importante per lui, ma se avete un sogno nel cassetto pensate a come vi sentireste a vederne realizzato un pezzetto.

La mia celebrazione dell’amore sarà un momento di puro voyerismo: guardare il suo viso mentre partiranno le prime note e non perdermi neanche una espressione. Voglio godermi ogni dettaglio, sarà certamente quella la parte migliore dello spettacolo per me. Lama Michel una volta ha detto: “amare è volere la felicità di qualcuno” (capito?! che tradotto è anche “amarti è desiderare e perseguire la tua felicità”, ndr). Stasera mi godrò tutta la sua felicità, che renderà felice anche me (che l’egoismo è una buona idea… ma ne parleremo un’altra volta!).

E così, quella che “San Valentino è una festa consumista e non ci credo” ha scritto un pezzo smieloso in pieno stile romantico. Che significa:per sopravvivere al 14 febbraio, fate un po’ come vi pare, basta che sia in linea con voi stessi, che vi faccia sentire comodi, come in tuta, la domenica mattina, sul divano. Ecco, l’ho detto.

Godetevi il 14 febbraio, e tranquilli, tra poche ore sarà tutto finito.