essere mamma quel che non sai

Quando diventi mamma: quello che sai, che non sai e quello che non puoi neanche immaginare

“Stamattina mi sono svegliata e ho pensato che oggi è la mia prima festa della mamma. Ed è stato un attimo tornare con la mente ad un anno fa, quando il pancione era così grande che non riuscivo più ad allacciarmi le scarpe da sola e non vedevo l’ora che Gaia Luna nascesse.

Avevo una gran paura del parto, volevo smettere di assomigliare ad un pallone e volevo provare tutte quelle cose meravigliose che si provano quando metti al mondo un bambino.

La verità è che non avevo la più pallida idea di cosa sarebbe successo davvero a me, al mio cervello, al mio cuore e al mio tempo.

Ho sempre guardato mia mamma con curiosità, lei che se io e mia sorella le diciamo delle cattiverie in un momento di nervosismo ci rimane male per settimane. O che una notte, una primavera di 10 anni fa, alle 2 di notte ha preso la macchina, guidato per 90 km di curve per portarmi una medicina contro la cistite; perché io ero sola, in un paese di montagna in bassa stagione in cui la guardia medica più vicina era a 50 km e io non riuscivo a stare in piedi, figuriamoci a guidare.

Quella notte, dopo aver provato ogni genere di cosa per stare meglio, alla fine ho chiamato lei. Forse volevo solo sfogarmi, cercavo un conforto, mica speravo in una cosa così grande. E invece avrei dovuto saperlo, una mamma lo fa.

Era una follia. È arrivata sotto casa mia, mi ha lasciato la scatola, mi ha detto “non ti preoccupare e cerca di dormire”, è risalita in macchina ed è tornata a casa, che il giorno dopo lavorava.

Mi sono sempre chiesta come si faccia ad essere così generosi e amorevoli. E soprattutto pensavo che io non avrei mai fatto nulla di tutto questo. È contro la mia indole: cioè, sono una brava persona, però ho un certo amor proprio e spirito di autoconservazione costruito negli anni.

Poi è arrivata Gaia Luna. Che, diciamocelo, è una specie di santa. Certo, le notti insonni non mancano, ma è una bambina allegra, divertente, disponibile, affettuosa.

Nell’appartamento sotto di noi è nato un bambino qualche mese dopo di lei, che piange ininterrottamente notte e giorno. Disperato e a squarciagola. Sembra una sirena che annuncia l’apocalisse o qualche incombenza del genere.

Ogni volta che c’è silenzio in casa lo sento piangere e mi dico che io le capisco le mamme che buttano i bambini fuori dalla finestra. Credo che essere esposti ad una tortura del genere h 24, 7 giorni su 7, farebbe impazzire chiunque. E invece, pensate un po’, lei canta.”

Ho iniziato a scrivere quest’articolo un anno fa esatto e non sono mai riuscita a finirlo, perché lo pubblico così? Perché credo che questo sia il più grande esempio di come la mia vita sia cambiata dopo esser diventata mamma.

Il tempo è diventato il tesoro più prezioso insieme al riposo, che sembrano non bastare mai.

Ho realizzato cose incredibili e impensabili per me, soprattutto nell’ultimo anno, ma molte restano a metà, sospese il quel tempo-non-tempo della vita da mamma.

Si sono moltiplicati i conflitti interiori, che i dubbi e le paure di una volta al confronto oggi mi fanno sorridere.

Giusto ieri ho guardato una foto di 3 anni fa: il viso super disteso, zero occhiaie e la faccia di chi cammina leggera nella vita. Ho guardato con un po’ di invidia quella me spensierata, molto più insicura di quanto lo sia oggi ma che non sapeva quante cose sarebbero mancate e quanto quei momenti liberi sarebbero stati così preziosi un giorno.

Poi Gaia Luna mi guarda, vuole ballare. O ride perché fingo di farle il solletico. O piange disperata, io l’abbraccio e la pace l’avvolge. O dice una parola nuova. E io mi sento come travolta dalla forma più alta di commozione e orgoglio che io abbia mai provato.

Nulla prima mi aveva regalato emozioni così. Tutti sappiamo quanto sono belle le risate tintinnanti dei bambini, perché sanno di innocenza e di felicità totale, senza paure, totalmente irresponsabili. Ma non sono paragonabili alla risata della tua bambina.

Il mondo si ferma in un istante perfetto, come se tutto tornasse, come se tutto avesse un senso rotondo, pieno, completo.

Sono diventata grande con lei, perché quel tempo che scappa sempre via ti regala la verità: non ne hai più da perdere in progetti che non ti rappresentano al 100%, non hai più voglia di discutere per cose poco importanti, né di perdere occasioni perché hai paura di non farcela.

Ho partorito, ca**o (scusate il francesismo), e senza epidurale. Posso affrontare circa qualunque cosa. Ho allattato fino a 14 volte in una sola giornata, so cos’è la pazienza. Ho cullato per ore, so cos’è la cura. Ho costruito una nuova normalità, una nuova me.

Posso farcela, posso realizzare ciò che desidero.

Quando ci guardiamo negli occhi e capisco cosa vuole e vedo una parte di me nel suo sguardo e nelle sue espressioni, mi ricordo che ho partecipato a quella magia per cui in un solo corpo battono due cuori. Noi siamo state una, e abbiamo affrontato insieme tutto questo.

Essere madre è tutto un gran casino, pieno di luci, ombre, oscurità e splendore pieno. E volevo dirvelo.

Volevo dirvi che le molte certezze spariscono, che si passa in un istante da “è così che si fanno le cose” a “io ho fatto così, prova a vedere se funziona”, oppure (il mio preferito in assoluto) “oggi proviamo così, speriamo…”. Non sapere con certezza cosa fare mi ha regalato una sicurezza nuova: conoscere come io vorrei fare le cose. Scoprire il significato profondo dell’espressione “a modo mio”, che si è fatta così tanto spazio in me che oggi fa parte di tutta la mia vita.

Volevo che sapeste che stiamo tutte un po così: dubbiose, imperfette, innamorate, forti, grandiose.

E che le cose cambiano e i primi periodi, quelli più difficili passano.

Che non c’è nulla di male nel chiedere aiuto, anzi, è fondamentale imparare a farlo, non dovete fare tutto da sole.

Vorrei che foste fiere dei vostri passi perché li farete a modo vostro, con tutto l’amore che avete da dare e che basterà.

Voi bastate. Noi bastiamo.

E non siete sole.

Grazie a tutte le madri che ogni giorno condividono con me i loro passi e le loro sfide senza arrendersi mai.

Grazie a mia figlia perché mi spinge ad essere una donna migliore ogni giorno e mi ricorda l’importanza di fermarsi e giocare con il pongo.

Grazie a Jonathan, il mio compagno, perché cammina con me in questo viaggio incerto senza mai tirarsi indietro, scoprendo nuove forme d’amore, a volte stanco, a volte dubbioso, per lo più commosso, ma comunque insieme.

Grazie alla mia grande e unica mamma, perché mi ha sempre fatto sentire amata e importante e mi ha mostrato la madre che aspiro soltanto a diventare.

E se avete domande o condivisioni, io sono qui, non vedo l’ora di ascoltarvi!

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