Autostima: le convinzioni errate e i segnali di cambiamento

Autostima. Se immaginiamo Google come un bibliotecario, possiamo pensare al libro Autostima come tra i più richiesti in assoluto, che lo costringa a fare avanti e indietro dagli scaffali al banco di consegna libri infinite volte al giorno per le richieste che riceve.Di sicuro è una parola che noi ripetiamo spesso. Che cerchiamo, ci auspichiamo, ne invochiamo la crescita o ne malediciamo l’assenza.Ma che cos’è in concreto? Definizione di autostima L’autostima è la stima, l’accettazione benevola che ho di me, proprio per come io sono, non legata a specifiche competenze o capacità ma indipendentemente dalle cose che faccio e dai risultati che raggiungo. Non coincide con un determinato modo di fare ed essere.Non coincide neppure con la tanto invocata sicurezza di sé.E tanto meno coincide con un giudizio su di sé e sulle proprie competenze.A proposito: attenzione a usare questa parola, giudizio! Il termine giudizio ci richiama sempre, in modo consapevole o meno, un voto. I tanti anni trascorsi sui banchi di scuola gli hanno dato un sapore di valutazione: bene, non bene.Facciamoci un favore: evitiamola. La definizione che ho dato adesso forse ti sembrerà un po’ confusa ma niente panico: la svelerò un passo alla volta e la capirai talmente bene che ne vedrai un suo riflesso (piccolo o grande che sia) in te. Autoefficacia e autostima Vediamo ora la carta d’identità dell’autostima, cerchiamo insieme i suoi aspetti particolari così da scorgerne i suoi semi in noi o almeno capire come piantarli per farla crescere. Dopo oltre diciotto anni di esplorazione della crescita personale e almeno una dozzina di anni di lavoro a tempo pieno nel settore del coaching posso dire con assoluta certezza che: una persona non passa dal non avere autostima all’averneuna persona senza autostima non è priva di talenti o capacità Partiamo dal primo punto. L’autostima non è un oggetto che si ha o non si ha ma è un processo di costruzione, di consapevolezza di sé.Stimare se stessi è una consapevolezza, una posizione, che può aumentare nel corso della nostra vita e certamente non è una cosa di cui siamo totalmente privi, a meno di patologie o gravi e seri traumi.  Una persona con una vita normale, nulla di eccezionalmente disastroso o fantastico, ha sicuramente degli ambiti della vita in cui si sente bene; realtà, azioni, ambienti dove si muove con maggior tranquillità e sicurezza. In altri termini, sa che in quelle situazioni è autoefficace (detto terra terra: se la cava).L’autoefficacia è il pensiero di sapere fare alcune determinate cose; è la stima che ho di me rispetto a quello che so fare, siano esse molte o pochissime. Fosse anche solo saper rifare bene e velocemente i letti alla mattina. C’è differenza con l’autostima. E grazie a questa differenza iniziamo a vedere i primi contorni per definire meglio l’autostima: non ha a che fare con competenze o azioni in cui riesco, perché qui saremmo nel campo dell’autoefficacia.Ha a che fare con la stima di me per come io sono nel mio complesso, indipendentemente dalle cose che faccio, dalle mie competenze, dai risultati che ottengo. Ripeti con me: indipendentemente dalle cose che faccio, dai risultati che ottengo e da quello he pensano gli altri. Convinzioni errate sull’autostima C’è un’idea fuorviante di ciò che caratterizza una persona con una buona autostima.Questa di sicuro non ha mai: pauramomenti di debolezza o di confusionefragilità ma è una persona che: sa sempre cosa vuole e le giuste risposteha le idee sempre molto chiareè centrata, piena di energia, volitivasa dove andare e perché Pensaci bene, abbiamo appena descritto Wonder Woman o Superman.Anzi, neppure loro, perché in realtà di dubbi gliene nascevano almeno un paio in ogni puntata. L’autostima non è l’invincibilità, la scelta ponderata e perfetta, la resistenza stoica ad oltranza, la certezza granitica. Anzi è proprio vero il contrario: le persone con una sana autostima hanno dubbi, paure, momenti di confusione e di insicurezza. Semplicemente accettano che tutto questo faccia parte di loro e non ne fanno una tragedia: hanno una fiducia di fondo, sanno che, prima o poi, ne verranno fuori. Le distorsioni cognitive: capacità che ci sono ma non le vediamo Passiamo ora al secondo punto, davvero molto importante e su cui spesso si cade in errore: il fatto di avere poca autostima non coincide con il non essere in gamba, con il non avere risorse.Non è affatto un’equazione perfetta. In realtà semplicemente non le vediamo, le oscuriamo, abbiamo messo il filtro “no” sulle nostre capacità, sui nostri pregi, sulle nostre competenze. Quindi non saltano mai agli occhi e non ci convincono. Hai presente i filtri di excel? O di un sito di ricerca on line.Se non metti la spunta su un’ipotetica voce “risorse, capacità, bravura, competenze” excel o il motore di ricerca non mostrerà quella voce lì.Quindi cosa rimane, cosa finirà per mostrarti? Le voci che hanno a che fare con le sfighe, il nulla, ciò che non ti riesce.Cioè tutto il resto che non è “risorse, capacità, bravura”.Pura logica. Magari i risultati che sarebbero saltati fuori con il flag su “risorse, capacità, bravura, competenze” sarebbero stati 1001 e quelli che risultano da incapacità solo 10 quindi, irrisori. Ma hai selezionato la seconda e vedendo solo quei 10… pensi sia il tutto. Che esistano solo quelli. È un modo un po’ cieco di guardare le cose non credi?È come fare il bilancio delle tue finanze senza metterci dentro le entrate: sono solo tutte uscite, perdite. Aiuto siamo in bancarotta! Se non guardi il quadro generale, le mosse che fai sembreranno sempre quelle sbagliate. I segnali dell’autostima Quando una persona inizia ad aumentare l’autostima inizia ad avere coraggio e pian piano a notare le proprie risorse.Qui inizia il vero cambiamento epocale. Sentire di avere delle risorse, riuscire a osservare i propri successi e la propria forza negli insuccessi; la capacità di rialzarsi e magari cambiare strada, prendere quella giusta o comunque tentare un’altra via, testimonia una presa di conoscenza del proprio valore.Testimonia che la scalata dell’autostima si è avviata. Le paure ci sono (non averne mai è da incoscienti), rimangono ma contemporaneamente si ha fiducia di poterle affrontare.Nei miei percorsi di coaching, individuali o di gruppo, uno dei primi segnali che noto di autostima in salita è proprio l’affiorare del coraggio e della fiducia.  Ecco un esempio davvero classico in cui mi imbatto spesso nelle persone che lavorano sull’autostima: non gli piace il lavoro che fanno ma non inviano cv, non cercano alternative, sono bloccate da mille paure. Paura di non essere accettate, rifiutate, che il nuovo lavoro sia peggio del precedente, troppo lontano, troppo vicino, troppo o troppo poco.I no in particolare sono scogli enormi, il solo ipotizzarli come risposta fa sì che l’azione di cambiamento, di ricerca del lavoro neanche si avvii. Il primo segnale che vedo di cambiamento, nell’esempio sopra riportato, è l’invio di un cv, la risposta a un annuncio. Una piccola azione. Una presa di coraggio insomma. Una persona che si rafforza avrà sempre più coraggio ad affrontare un no, a sbagliare, a prendere porte in faccia. Ci rimarrà male? Ma certo che sì! Io davanti a ogni ostacolo e crollo che ho incrociato non ho fatto i salti di gioia né ho mantenuto sempre un atteggiamento serafico e compassato!Anche io, come tanti, ho pianto talvolta (non hai idea di quante lacrime i miei occhi siano in grado di produrre!), magari mi sono anche concessa pure giorni di sconforto.Ma il risultato di un cammino come quello che ti ho appena descritto, in cui ci si rafforza pian piano è che dai momenti di stallo saprai uscirne fuori. Li incontrerai ma non rimarrai lì dentro.Dentro di te saprai che potrai venirne fuori, che troverai un modo, una qualche via per rimetterti in moto.E che non crollerà alcun muro sulla tua testa. Se l’autostima è un tema che ti interessa e vuoi sapere quali sono secondo me i due passi, i due tratti che ci si deve concedere per andare alla sua conquista ti invito a dedicare altri cinque minuti alla lettura di un articolo: come si costruisce l’autostima. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
costruire l'autostima

La costruzione dell’autostima: i due passi della crescita

Quando chiedo: “Che cos’ è per te l’autostima? Che caratteristiche ha?” nove volte su dieci ricevo risposte che la rendono… impossibile da raggiungere.Sono definizioni, false convinzioni dalle gravi conseguenze perché ci portano all’immobilità. Se l’obiettivo è ritenuto superiore alle nostre forze, se pensiamo che in noi non ci siano né armi né capacità per raggiungerlo, chi ce lo fa fare di sprecare energie?Ricordiamoci sempre che il nostro cervello ragiona con il calcolo di efficienza ed efficacia, volto alla sopravvivenza. Se l’impegno richiesto non garantisce il risultato, se non vi è neppure il barlume… lui lascia giustamente stare! Nelle prossime righe sfaterò molti miti riguardo all’autostima e te la farò conoscere in un modo nuovo, per nulla scontato… una visione che ero costruito in 18 anni di lavoro su di me e con le persone che seguo nei percorsi: te la senti di scoprirla insieme?! 😉 L’autostima è un cammino non una dote Se pensi anche tu di essere senza speranze ti invito di cuore a leggere l’articolo Autostima: le convinzioni errate e i segnali di cambiamento.Scoprirai due cose:  l’autostima non coincide con il giudizio che si ha di sé e neppure con le cose che sappiamo farechi ha bassa autostima ha talenti e risorse. Sempre. La stima di sé si costruisce. Non appare o scompare per magia, non è un oggetto che si ha oppure no. Un trofeo.Si tratta di un cammino. Spesso in salita, come tutte le cose belle del resto. Quali sono gli elementi fondamentali di questo cammino? I super poteri dietro una vera autostima?Sono la flessibilità e la fragilità.Sono convinta che il segreto della vera forza di una persona stia soprattutto in questi due elementi, flessibilità e fragilità. Nulla che ci richiami superpoteri inarrivabili insomma. Ce la possiamo fare! Mettiti comodo. Ora inizia il bello. Autostima e flessibilità Se io sono forte e mi voglio bene mi dò la possibilità di cambiare idea. Mi dò la possibilità di pensare che il punto di vista degli altri possa essere sensato e rispettarlo pur senza condividerlo. Non solo. Posso ricevere una critica senza crollare in mille pezzi, senza prenderla sul personale, e senza mettermi sempre in discussione da capo a piedi. Perché riconosco che attorno a me ci sono altre persone con visioni differenti dalla mia.Questo è un pensiero che personalmente mi solleva tantissimo: se le persone sono diverse e hanno quindi pensieri, modi di ragionare diversi, cade subito il macigno del senso di colpa (sono io che non vado bene, non capisco, sono sbagliata…). Flessibilità è crescita, è capacità di imparare, di apprendere, di migliorarsi, è possibilità di scoperta. Se io penso che le uniche idee giuste siano le mie non uscirò mai dal mio micro cosmo. Non incontrerò mai nulla di nuovo.Come cresce il bambino? Stando sempre con i suoi 4 giocattoli in culla?No. Esplorando, guardandosi attorno, osservando per poi sperimentare. Se sto solo con le mie idee, in perfetta e granitica convinzione, sembrerò (apparentemente) una persona sicura ma in realtà si tratterà di rigidità, ben lontana dal concetto di autostima.E le cose rigide, come sappiamo, prima o poi si spezzano sotto pressioni forti.Mentre le flessibili possono piegarsi sotto carichi pesanti, forti raffiche di vento, ma poi tornano in piedi, come fa il legno di bambù, che sembra fragile e invece è difficilissimo da spezzare. Proprio perché sa piegarsi. Flessibilità è anche darsi la possibilità di sbagliare. Posso sbagliare e restare una persona in gamba, buona e brava (e anche qui profondo sospiro di sollievo!).  Ma potrei anche non sbagliare mai. Ci sono persone che ci danno questa sensazione vero?In realtà le persone di successo hanno provato tanti fallimenti e da ogni fallimento, anche doloroso, hanno tratto istruzioni per imboccare la successiva strada da percorrere. Questo lo sappiamo bene eppure tendiamo a dimenticarcelo. Siamo campionesse e campioni mondiali in auto sabotaggio! Se nella vita vuoi avere successo e sentirti sicuro, impara a sbagliare. Sbaglia alla grande.E dopo averlo fatto una volta, sbaglia ancora meglio(Silvia Abrami) Vivere senza scossoni, senza errori non credo sia davvero possibile.Vorrei farti riflettere su chi ti sembra viva tranquillo e beato senza compiere grandi errori e dare troppo nell’occhio.Pensaci bene… sicuramente ti verrà in mente una persona che conosci con queste caratteristiche. Ora ti lancio una sfida: da dove nasce quel non commettere mai errori? È assai probabile che, guardandoci di fino, il non errare sia frutto del non azzardare mai nulla, non fare mai nulla di nuovo. Niente passi fuori dal cammino conosciuto. Continuare a camminare su una strada che magari non ci piace ma dove nessuno ci critica (e non rischiamo niente) sembra rassicurante.In realtà stiamo correndo un rischio enorme, quello di buttare via la nostra vita. Se c’è una cosa che questi ultimi tempi di Covid ci ha insegnato è proprio che le cose possono cambiare da un momento all’altro, stravolgersi e i punti di riferimento, la quotidianità tanto rasserenante e conosciuta, non esserci più. Autostima e fragilità La fragilità è l’altro ingrediente dell’autostima e sembra davvero un controsenso! Una persona sicura di sé sa stare con le proprie ferite, con il suo dolore, con le sue mancanze.Non fa confusione per non sentirle, non si distrae per non vederle. Non le nasconde, non le ignora.Ci sta dentro, si permette di ascoltarle.Non pretende che gli altri capiscano il suo malessere o i suoi punti fragili perché, in caso contrario, significa che non le vogliono bene o non sono attenti alla sua persona. Se ne prende cura per prima e se c’è bisogno cerca chi può aiutarla in questo, chi ha strumenti e competenze per farlo. O chiede anche solo una spalla su cui piangere, ma la chiede, non la pretende. Prendersi cura esattamente di cosa?Delle parti deboli, di quei “bambini feriti” che vivono dentro la nostra anima.Sono ricordi, emozioni, sentimenti che da piccoli forse non sono stati abbastanza visti, considerati e sono rimasti lì, piccini. Non sono cresciuti e chiedono. Soffrono.Ricordiamoci sempre che quello che per un adulto può sembrare lieve, magari anche insignificante, per un bimbo può essere una tragedia. Essere vissuto e sentito con dolore.Se non ricuciti, gli strappi e i dolori di quell’epoca lontana ci rimangono dentro e gridano, piangono. Prendersi cura da adulti di quelle ferite, delle nostre parti fragili è un grande segno di maturità e autostima, perché quando sai di avere delle debolezze, le accogli e le affronti… è lì che sei forte. Quando sei stanco e ti fermi per riposare, senza tirare fino a morire è lì che sei saggio e dai prova di forza e autostima. Fermarsi. Rallentare. AbbracciarSI. AmarSI. L’autostima non è un cammino solitario Nei miei gruppi di lavoro, che sono piccoli, 4 o 5 persone al massimo, noto che i partecipanti finiscono per stimarsi moltissimo tra di loro. È interessante per me vedere ogni volta la stessa dinamica: come le persone siano disposte a vedere in modo chiaro e preciso i passi in avanti fatti dagli altri, a confermarglieli e sottolinearglieli ma come non riescano a vedere altrettanto di se stesse. Non vedono le proprie risorse e i passi compiuti. Per questo credo che i legami sani, i gruppi di lavoro siano davvero potenti.Aprono molte porte interiori perché svelano il nostro meccanismo di cecità attraverso la cecità che l’altro ha di sé e che noi osserviamo.Noi vediamo chiaramente tutto dei suoi passi, mentre lui non vede quasi nulla di sé. E questa strana meccanica la sperimentiamo nel gruppo, la vediamo accadere proprio sotto i nostri occhi.Il gruppo funge da supporto e motivazione, è uno degli strumenti di cambiamento. Gli altri quali sono? Nei miei percorsi sono le azioni.Non possiamo fermarci solo a riflessioni e analisi (che sono importantissime!), occorrono passi concreti (anche piccolissimi!) e devono divenire quotidiani. E strumenti da tirare fuori al momento del bisogno, per diventare autonomi. Si lavora anche su come alleggerirsi da zaini inutili, creare un centro di equilibrio interiore (senza il ping pong di ma-se-forse che non ti fa muovere).  Poi si lavora sulla fiducia non solo in noi stessi ma anche su ciò che c’è attorno a noi.Controllare tutto non è possibile. Fare scelte super ponderate è una palude in cui spesso ci infiliamo e che ha come risultato l’immobilità: nella ricerca della scelta migliore e perfetta finiamo che non scegliamo nulla o quasi.Il perfezionismo, di cui ho parlato in uno specifico articolo e in video sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach è un flagello per noi! Se non ti senti pronto a un percorso ma vuoi comunque iniziare un passo, ti invito a entrare nel gruppo gratuito di Facebook Scegliti e Realizzati: troverai molte altre persone, proveniente dalle più disparate esperienze, che si raccontano, propongono, chiedono e scherzano sulle loro paure, sul loro percorso, sui loro cambiamenti. Ogni settimana io propongo sfide, meditazioni, temi particolari, guidati da me.Ognuno è libero di aderirvi o meno, di partecipare, commentare oppure no. Senza alcun problema o legame.È un luogo di rispetto reciproco, per questo chiedo di rispondere a poche brevi domande prima di acconsentirne l’accesso.Si cresce solo dove ci si sente accolti e non giudicati a priori! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.

Essere mamme: una storia d’amore imperfetto

Questo è un articolo con il cuore in mano e la sorellanza come guida. Il mio è un blog che parla di crescita personale, perché il mio lavoro è di aiutare le persone a sentirsi sicure e realizzate, ma questo articolo parla di me. Parlo ogni giorno con tante donne che sono anche mamme e ci assomigliamo tutte in una cosa: amiamo i nostri figli come nulla al mondo e contemporaneamente ci sentiamo schiacciate dalla loro presenza nella nostra vita. Ecco, l’ho scritto. Incredibile vero?! Sono cose che non si pensano, figurati pubblicarle su un sito dove potrebbe leggerle chiunque, magari anche mia figlia un giorno. Sai i sensi di colpa???? Oggi ho deciso che dei sensi di colpa me ne frego, perché quello che voglio dire vale di più, almeno per me. Perché un’altra cosa che la maggior parte delle mamme con cui parlo hanno in comune e che non si concedono di lamentarsi della propria condizione di madri quasi mai. Magari si lamentano se vanno male a scuola, si mostrano preoccupate, ma non ci permettiamo di dire ad alta voce quanto sia difficile essere una madre. Essere mamma è difficile Lo abbiamo scelto (quasi sempre, quasi tutte), ed è l’amore più grande della nostra vita: quindi, esattamente, di cosa dovremmo lamentarci? Con tutte le donne che non possono avere figli poi! Altri sensi di colpa… così, giusto per farvelo notare. La vita di una mamma è tutta un tentativo di schivare sensi di colpa, giudizi, cercare di godersi il momento (perché crescono alla velocità della luce), cercare di ritrovarsi e ricostruirsi una propria identità, e di essere anche un buon esempio, che mi sembra il minimo. È difficile. Maledettamente difficile. Faticoso. E spesso doloroso. Ad esempio mia figlia è la bambina più bella che io abbia mai visto. E non sto esagerando, è più bella di quelle dei film. E poi mi fa ridere, è intelligente, dolce, simpatica, curiosa. È stupenda ed è molto meglio di quanto io l’abbia mai immaginata. Mi innamoro di lei ogni giorno di più. Eppure sapete cosa penso la notte quando mi chiama e mi sveglia per la sesta volta in 3 ore (da 2 anni e mezzo!)??!! Penso “Non è giusto! Non me lo merito! Voglio dormire!” Non penso “Poverina, avrà avuto un incubo!” No, penso a me, al sonno che ho e a quanto non ho voglia di andare a consolarla. È così, perché negarlo o nasconderlo? Perché non dire pubblicamente che questo è un amore imperfetto? Ci sono siti, libri, profili su Facebook o Instagram, Canali YouTube, professioniste esperte che vi dicono quanto potete nuocere al vostro bambino se alzate la voce, se lo fate sentire in colpa, se non lo allattate, se non lo fate dormire con voi, se lo rimproverate, se non lo accogliete. Ci dicono che dobbiamo accogliere, ma mettere confini perché altrimenti cresceranno confusi. Che dobbiamo ascoltare ma anche educare. E per quanto io legga di qua e di là, pochi si occupano di come sta la persona che deve fare tutto questo. Pochi dicono quanto davvero sia difficile trovare il giusto equilibrio (cioè lo scrivono, perché sarebbe maleducato non farlo, ma è chiaramente un contorno). A differenza di un tempo oggi i figli sono molto al centro delle scelte dei genitori, la loro educazione è molto seguita. E questo è certamente un bene. Da mamma però ho la percezione che a volte si esageri. Che i genitori, come persone, vengano un po’ dimenticati, lasciati da soli a sbrigarsela con le proprie emozioni. Tante volte ho letto post su Facebook di specialiste dell’educazione che sono riuscite a far sentire sbagliata me. E vi assicuro che non è facile perché di strada ne ho fatta tanta e mi voglio davvero molto bene. (Così tanto che in questo articolo sto dando spazio alle fragilità, con il cuore leggero). Ecco, questo mi ha fatto pensare che c’è qualcosa che non va in tutto questo. Voglio che esista un luogo, seppur virtuale, in cui poter dire che siamo stanche, affaticate, confuse e dubbiose. Voglio essere libera di essere imperfetta, e che questa sia la prova che non potrei amare mia figlia più di così. Perché l’amore di un genitore è unico al mondo non quando è perfetto, esattamente il contrario. Noi stiamo lì, a tenere mani, abbracciare corpicini morbidi e profumati, a trattenere parole crudeli, anche se non ne possiamo più. Anche se alle 7 suonerà la sveglia, è stata una settimana difficile e domani dovremo comunque lavorare, accudire, cucinare. Noi stiamo lì, a mettercela tutta, perché sappiamo che i nostri figli se lo meritano e se lo meriteranno sempre quello sforzo. Perché sono perfetti e hanno diritto di chiamarci nel cuore della notte, che crescere è difficile almeno quanto educare. L’amore puro è tutto in quel diritto che possiamo riconoscerci reciprocamente: il diritto di avere paura del buio e quello di non avere voglia di consolare. E amarsi lo stesso. Incontrarsi lo stesso. Abbracciarsi lo stesso. L’amore di un genitore vive di “lo stesso”. Ricordiamocelo un po’ di più. Quando incontri un genitore per strada, guardalo negli occhi: stiamo tutti dalla stessa parte e un sorriso di comprensione a volte è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Queste foto sono l’esempio di tutto quello che vi ho scritto: notte quasi insonne, un grande caldo, io un gran mal di testa, Gaia Luna una gran voglia di stare insieme. Ha creato un momento di gioia pura. Un grande momento “lo stesso” che porterò sempre nel cuore. Il dubbio di non essere abbastanza, l’ansia di non farcela, la catena che ci lega al dover essere secondo certi parametri (dettati da chi poi???) ci prende e ci lega tutte, chi prima chi dopo. Se anche tu ogni tanto vivi queste emozioni sappi che è naturale: la gravidanza e la maternità NON SONO quello che ci mostrano nella pubblicità (non venderebbero neanche 1 pannolino se ci mostrassero nella reale, quotidiana routine!). E non sei sola. Di tutte queste emozioni, stati d’animo parlo nel mio blog e ne parlo proprio perché le ho attraversate.Cerca lì dentro se c’è qualcosa che risuona, che senti fa per te e se hai domande… scrivi nei commenti: io rispondo. Sempre!
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