pandemia e figli: la stanchezza (e l'esaurimento) delle mamme

Pandemia, figli e didattica a distanza: la stanchezza delle mamme

La pandemia ci ha sorprese a fine febbraio del 2020 e… siamo ancora in pieno effetto wow! O meglio: frastornate.Alzi la mano chi non si è sentita sopraffatta da tutte le “belle” novità che questo periodo ha lasciato che irrompessero nella nostra quotidianità.Quotidianità che, diciamocelo, era già abbastanza movimentata e difficile di suo. Abbiamo imparato a destreggiarci tra scuole e asili chiusi mentre il capo ci chiamava al lavoro (e senza ausilio dei nonni nella stragrande maggioranza dei casi) mentre la babysitter era un miraggio. O in smartworking in mezzo ai nostri pargoli, ceste di panni da lavare, casa da pulire e soprattutto lei, la terribile dad.Abbiamo anche imparato che l’acronimo, dad, non sta per Didattica a Distanza ma per Disperazione a Domicilio. Senza il conforto di un caffè con le amiche.Siamo state davvero in gamba. Partiamo da questo. MIA FIGLIA ANCHE CI FA I COMPLIMENTI 😉 Madri perfette: come rovinarsi la vita da sole Lo sappiamo bene, ce lo hanno ripetuto in molti che la perfezione non esiste ma la pubblicità che ci accompagna sin da bambine ci frega sempre: abbiamo una vocazione al perfezionismo. L’immagine patinata della mamma in grado di affrontare qualsiasi difficoltà, imprevisto, inondazioni e cavallette incluse, è falsa e distorta. E quella sì che provoca danni.La vita perfetta, senza intoppi e senza errori, non esiste e nessuno è in grado di renderla tale.Neppure Wonder Woman. Che di grane ne aveva pure lei e a qualcuna ha dovuto “darci su” (sì è davvero così, disegnato inchiostro su carta!). Se sei caduta in questa trappola del perfezionismo, della performance estrema e vivi sempre insoddisfatta dei tuoi risultati di madre e donna, sappi che sei in buona compagnia. E che magari può tornarti utile questa riflessione nata da tanti anni di lavoro con madri esattamente come te: il paragone che ci rende insoddisfatte. Mamme: sensi di colpa e stanchezza Le persone sono complesse: è una caratteristica dell’essere umano e noi, mamme, siamo esseri umani.Ci incartiamo proprio per questo motivo: è naturale – e bello! – che sia così.Succede anche a quelle sagge, quelle che sembrano avere o effettivamente hanno molte risposte, quelle che lavorano su di sé da una vita. Sappi che quando vedi realtà di case pulite, bambini felici, dad seguita senza battere ciglio e il tutto magari sorridendo… stai guardando un video sui social!Dove, per realizzarlo, è stata necessarie più di una prova e gli attori dietro le scene magari hanno litigato pure furiosamente. Io che cerco di fare una foto figa con il Sole negli occhi. la realtà dietro ogni foto figa 😉 Stendini stracolmi di panni in mezzo ai piedi, stampanti che non funzionano al momento opportuno, difficoltà a far terminare i compiti assegnati alla prole, frigo con l’eco, stanchezza abissale, litigi e malumori sono normali e ci sono in tutte le famiglie. Lo ripeto: sono normali, anzi, sarebbe sospetto il contrario. Prima di essere una mamma sei un essere umano: imperfetto, con momenti di sclero, in cui non ti senti all’altezza e altri in cui quello che penserai e farai riuscirà. E sarà il top.Quello che va bene oggi per i figli domani probabilmente dovrai cambiarlo tutto, perché avranno deciso che non gli va più a genio e ricominceranno compromessi, punti fermi etc etc… Nulla è stabile e definitivo. Nulla è sempre sorridente e lustro. Mamme: strategie di sopravvivenza? Come affrontare tutto questo con una pandemia che va ad aggiungere ulteriori complicazioni?Smettendo di volere essere una madre perfetta.Perché, diciamolo davvero a chiare lettere, la mamma perfetta è noiosa e crea ansie nei figli. Se tu fossi realmente perfetta i tuoi figli non avrebbero scampo, condannati a un paragone insuperabile. E non ti perdonerebbero mai per questo!Quindi va bene così come sei, fragilità incluse, anzi, soprattutto quelle. Non dobbiamo sopravvivere ma vivere, goderci tutto quello che la vita può offrirci, smettere di sentirci sempre fuori posto o mai abbastanza.Quando ero alle prese con le prime notti insonni di Gaia Luna (mia figlia), le difficoltà con l’allattamento, i difficili incastri tra casa, lavoro e famiglia (che non quadravano mai!) ho imparato una cosa importantissima.Che i modelli con cui mi paragonavo per misurare ciò che andava bene e ciò che invece faceva di me una mamma e donna un po’ poco performante erano tutti nella mia testa. O assorbiti da stimoli esterni. Ma di sicuro non universali e non definitivi.Finivo per stancarmi per correr dietro a idee e modelli in cui mi giudicavo e condannavo da sola. Non c’è alcun regolamento che dica come deve essere una casa e la famiglia che vi abita dentro.Non sei pessima perché in casa tua regna il casino (se vuoi sentirti meglio, vieni a fare un giro nella mia!). Ironia e leggerezza: due alleati contro la stanchezza e il perfezionismo L’ironia è davvero un’arma potente. Saper guardare alle cose con un occhio benevolo, vedere il lato surreale, assurdo di ciò che stiamo vivendo è la chiave di volta per non soccombere.Pensiamoci bene: in una serie su Netflix qual è la protagonista che amiamo di più, per cui proviamo simpatia?La donna perfettina che non sbaglia mai un colpo o quella che arranca, magari fa pure gaffes atroci, è sempre un po’ in bilico ma non si avvilisce? La prima ci sta un po’ lì alla fine, per la seconda invece tifiamo.Perché, magari inconsapevolmente, sappiamo che è lei quella davvero forte. E, aggiungo io, quella vera, reale. Ironizzare non significa non prendere nulla sul serio. Significa solo aggiungere un pizzico di leggerezza, guardare il lato non perfetto spesso comico di ciò che ci accade e di come riusciamo, in un modo o in un altro a superarlo. O ad abbracciarlo. La leggerezza, l’ironia, sono potenti antidoti ai problemi. Risolvono un bel po’ il loro “peso specifico”. Provare simpatia per noi stesse a volte è più importante che sentirci in gamba. Voglio diventarmi amica, sostegno, voglio riuscire a tifare per me, anche quando sbaglio. Mamme imperfette: vere meraviglie La leggerezza ci permette di capire che non possiamo avere sempre tutte le risposte corrette, anche quando i nostri figli ritengono che dovremmo averle.E possiamo anche dirglielo: non so tutto, non arrivo dappertutto, non sono in grado di risolvere qualsiasi problema. Ed è utile perché gli permette di iniziare a misurarsi con la frustrazione, una sensazione con cui prima o poi anche loro dovranno fare i conti. E soprattutto li libera: se noi possiamo non sapere tutto, anche loro possono. Sei noi possiamo essere imperfette, anche loro possono sbagliare. E imparare a sbagliare e uno degli insegnamenti più grandi che possiamo dare ai nostri figli. Crescere significa imparare a stare nelle frustrazioni, che non ci sarà mai un momento della vita in cui tutto filerà liscio e avremo tutte le risposte. Capiranno che essere perfetti non è né una virtù né un obiettivo.E ti garantisco che gli avremo insegnato una grandissima lezione. Questo non significa che non dovremo cercare risposte, metterci in discussione, attivarci per trovare soluzioni! Significa solo che non dobbiamo essere continuamente in gara con ideali insani. Mamme: amarsi per amare Per evitare che la stanchezza e il senso di fallimento o scoraggiamento ci assalga bisogna, di tanto in tanto, porsi una domanda: cosa è importante per me?Figlio o figlia a parte. Chiediti cosa conta per te, cosa ti realizza molto. Io amo la mia famiglia e il mio lavoro, sono una parte importante di me. Mia figlia e il mio compagno sono importanti ma lo sono anche io, io nelle mie passioni e interessi. Se mi prosciugo, tutto a cascata va male: il mio lavoro (che coincide molto con la mia passione), la mia figura di madre e quella di compagna.Perché se non mi reggo in piedi io crolla tutto attorno a me. Cercare di sacrificarmi per la causa della famiglia e della dad, vivendo in apnea in attesa che tutto passi e ritorni alla normalità è una pianificazione davvero fallimentare. Ma è una strategia, un percorso eccellente verso l’esaurimento nervoso. Inizia a prenderti spazi per te. Anche piccoli, un quarto d’ora alla volta.Programmali seriamente! Segnali sul calendario così che divengano ancor più visibili, reali, veri appuntamenti. Che sia nero su bianco il fatto che quei tali giorni a quella tale ora tu non ci sei per nessuno. Tranne che per te stessa. Se arrivasse il senso di colpa, ricordagli che stare bene ed essere carica ti renderà una madre migliore: prenderci dei momenti di sano egoismo è un atto di grande altruismo in realtà, una forma d’amore per la nostra famiglia, non solo per noi stesse. E quando senti che l’insoddisfazione e la stanchezza sono in agguato fatti nuovamente quella domanda: cosa mi piace realmente? Cosa sto facendo per me stessa? Mamma: sei perfetta così! Tiriamo un po’ di somme e appuntiamoci un paio di concetti importanti. Puoi anche scriverli su un post it e appenderli allo specchio in cui ti guardi ogni mattina! Ricordati che vai bene così, che non puoi essere perfetta perché non devi esserlo. Semplicemente devi rendere i tuoi standard più flessibili e smussare il tuo perfezionismo. Ti segno qui un altro link: eh sì, è un tema che mi sta molto a cuore!! “Perfezionismo: come essere perfettamente insoddisfatte” leggilo!! Prenditi cura di te. Il tempo per te stessa è fondamentale.Accartocciandoti in mille preoccupazioni e cose da fare perdi lucidità ed energia. Ritagliarti tempo per te è un ottimo investimento perché ti permette di riempire fino all’orlo il tuo serbatoio di energia, sia fisica che emotiva.Se è quasi vuoto o peggio stai pure raschiando il fondo come puoi essere veloce, propositiva, serena e positiva come desideri tu? La realtà è sotto i nostri occhi: nulla si muove senza energia. Diversamente avremmo risolto molti problemi nel mondo!! Se non vuoi farlo per te fallo per chi ami!Ma ricordati sempre che una madre che non si ama è una madre che farà fatica a godersi il suo rapporto con i figli, che siano uno, due o una squadra di calcio.Le persone che ami meritano il tuo amore. E tu per prima. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, se vorraiOppure sulla community Facebook “Il coraggio di essere te” o nella newsletter. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti! Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
ansia da prestazione

L’ansia da prestazione: quando il trampolino ci sembra troppo alto

Si avvicina una scadenza per noi importante e inizia l’agitazione, la tachicardia e i pensieri finiscono sempre e solo per focalizzarsi su quell’appuntamento che si profila all’orizzonte.In altri termini, ci sale l’ansia.Ma non è detto che sia un male… Che cos’è l’ansia L’ansia è uno stato di allerta, più o meno intenso, che si manifesta con sintomi fisici ed emotivi piuttosto vari ma in genere vi rientrano palpitazioni, riduzione della salivazione, tensione, sensi eccitati, attivati. Come molte delle emozioni forti, capaci di “farsi sentire forte e chiaro” (per usare un eufemismo) anche l’ansia è una nostra antica compagna: serviva a mantenere in vita i nostri antenati quando percepivano un pericolo e quindi era il caso di decidere in pochi secondi se darsela a gambe levate o attaccare. Non è una nostra nemica come non lo è nessuna delle nostre emozioni. In realtà il nostro cervello gioca sempre in squadra con noi, tifa per noi (salvo casi di patologie chiaramente psichiatriche!) pertanto ogni emozione che proviamo è lì per dirci qualcosa per il nostro bene, non per farci soccombere. L’ansia quindi è fisiologica ed è utile ma quando diventa invadente limita la nostra serenità e ci impedisce di vivere bene le giornate e di far fruttare le nostre capacità e talenti. Ci blocca.In questo caso occorre intervenire e capire cosa ci sia sotto. I sintomi dell’ansia Quando ci dobbiamo confrontare con un evento importante (una gara sportiva, un esame, un colloquio, una presentazione in pubblico, la realizzazione di un elaborato o di un oggetto…) sentiamo spesso i sintomi della scarica di adrenalina:  la tachicardia il respiro più corto la salivazione che diminuisce tutti i sensi concentrati su quello che stiamo per compiere. Questi segnali sono tipici di ciò che nel gergo dello sport coaching chiamiamo “attivazione” e sono sintomi buoni.Lo sportivo infatti, poco prima della sua performance, si attiva.  È completamente focalizzato e concentrato sull’obiettivo da raggiungere, immerso in esso. Lo siamo anche noi quando stiamo per affrontare qualcosa di importante e percepiamo gli stessi segnali, sintomi.Servono a farci performare al meglio, a “isolarci”, a ignorare segnali, elementi che potrebbero distrarci e non farci stare sul pezzo.Così come ai nostri antenati servivano per stare ben concentrati per… salvarsi la pelle.Non bisogna preoccuparsi per questa agitazione sana: è funzionale, sa cosa deve fare. Va accolta e gli va detto “ok, fai pure, collaboriamo”. Il tuo corpo non parla a vanvera.Ascoltalo. L’ansia da prestazione Quando il pensiero non è più focalizzato ma è confuso e perde la bussola (oddio oddio devo farcela, sì dai ce la faccio… forse no… aiuto voglio scappare viaaaa!!!) non è più ansia fisiologica.Non è più un’attivazione che ci aiuta a superare al meglio la performance ma ci manda in tilt. Non ci sono energie, entriamo in loop, rallentiamo, ci confondiamo, ci blocchiamo. Per esperienza so che la prima cosa da fare è guardare attorno a noi; magari prendere carta e penna e scrivere nero su bianco cosa stia accadendo: Cosa stiamo facendo in quel momento? Che pensieri ci hanno attraversato la testa?Che sensazioni stiamo provando?Cosa osserviamo interno a noi? C’è un esame in vista, un colloquio, la presentazione di un nostro lavoro, un nuovo incontro? Potrebbe essere questa la spiegazione. Come è facile intuire lei fa capolino quando si profila all’orizzonte una scadenza per noi importante. Non importa cosa sia, importa il valore che noi gli diamo. Più la riteniamo importante e più lei, l’ansia da prestazione, farà la sua entrata trionfale. Ho sofferto per così tanti anni di ansia da prestazione che alla fine avevo imparato a riconoscerla da lontano e ad offrirle pure il caffè quando si presentava. Spesso l’ansia da prestazione è legata al perfezionismo, a quel giudizio terribile e svalutante che diamo su noi stessi: non siamo all’altezza, non ci meritiamo che le cose vadano bene, sbaglieremo sicuramente e se anche non sbagliamo basta una minima sbavatura ed è tutto un fallimento. E invece, tenetevi pronti, ve lo dico a chiare lettere: l’imperfezione non è un male, non determina né la fine del mondo né, tantomeno, la nostra.Mentre l’ossessiva ricerca della perfezione, del top assoluto, determinerà con assoluta certezza la nostra infelicità. E questa sì in modo perfetto! Ho sofferto di ansia da prestazione (l’ho già detto vero?) e so quanto possa rendere amara la vita. Ho sprecato tantissimo tempo a mantenere standard impossibili o troppo faticosi che non portavano mai ad alcuna soddisfazione. Solo stanchezza e amarezza. Se queste emozioni ti suonano familiari, ti invito a leggere un articolo che parla proprio di questo, del perfezionismo e di come ci condanni all’infelicità. La perfezione porta inesorabilmente all’ansia.La senti, l’ansia, salire sottile già solo al pronunciare la parola p e r f e z i o n e?Non siamo perfetti, non possiamo esserlo e, grandissima notizia, va bene così! Le cause dell’ansia da prestazione sono un tesoro prezioso Gli aspetti che ci rendono interessanti non sono i nostri risultati stratosferici, le nostre vittorie. Le persone che più ci amano, gli amici da una vita o più affezionati, sono quelli che ci hanno visti nelle peggiori situazioni, quelli con cui abbiamo condiviso fragilità, imperfezioni, stupidità e pensieri non ripetibili.Che ci hanno visto come in nessun feed di social ci faremmo vedere mai!Ma ci amano per questo e nonostante questo. Lo stesso deve essere per noi stessi. Più io accolgo e guardo alle mie imperfezioni con tenerezza e meno spazio ci sarà per l’ansia.Perché in realtà lei è lì a ricordarci che stiamo creando uno scollamento doloroso, un buco, un vuoto dentro di noi.Creato da cosa?Dalla distanza che c’è tra l’immagine cui aspiriamo, patinata e perfetta di chi riesce sempre bene e sempre al primo colpo, e le nostre vulnerabilità, che sono umane e necessarie. Da una parte quindi la perfezione impossibile e disumana e dall’altra noi, meravigliosamente umani e imperfetti.  Nel mezzo un vuoto doloroso.L’ansia sta lì a misurare quel vuoto, a dirci quanto è grande. Ascoltare questa ansia è importantissimo per il nostro benessere e per superarla. Ci racconta molto, ci fa scoprire cose che sfuggono al nostro occhio razionale e impegnato a dare sempre il meglio.Ci permette di smascherare intenzioni e verità.   Quante cose facciamo senza troppa gioia e convinzione? Non dovute né utili, solo perché “vanno fatte”?Le facciamo ma poi ci sale l’ansia, ci viene l’influenza, la febbre, malanni vari…È sempre lei, sotto varie forme, che ci lancia l’allarme: stai scegliendo cose che non vuoi e che non ti sono utili. Quanti giudizi non obiettivi diamo al nostro operato? Quali traguardi assurdi ci stiamo ponendo? Quali sono traguardi nostri e quali invece aspettative di altri?Essere esattamente come gli altri si aspettano che noi dobbiamo essere è un lavoro faticoso, mal retribuito e, ahimè, inutile.  Queste riflessioni vanno sempre tenute a mente: ascoltarsi e ascoltarla (l’ansia). L’ansia da prestazione: soluzioni pratiche Oltre alla consapevolezza, fondamentale, che l’ansia ci parla e ci comunica qualcosa, ci sono alcuni strumenti e soluzioni da tenere a portata di mano. Prepararsi.Nello specifico, quando si avvicina la scadenza, l’appuntamento che ci genera ansia, la via più semplice per far sì che non si arrivi come fossimo un fascio di nervi è quella di prepararsi per tempo. Arrivare poco pronti fa aumentare esponenzialmente l’ansia. Prepararsi per l’esame studiando.Prepararsi a parlare o esporre in pubblico provando e riprovando il discorso a casa, rendendolo “familiare” a noi stessi.Prepararsi per l’appuntamento con un cliente raccogliendo informazioni su di lui (o sulla sua attività), definendo l’obiettivo dell’incontro, che cosa vogliamo portare a casa, da cosa valuteremo se l’incontro è andato bene e quali cose possiamo chiedere al cliente perché le cose vadano al meglio. Lasciare dunque meno spazio possibile all’improvvisazione e all’imprevisto (ma considerare che ci saranno). Respirare e meditare.Occorre trovare un modo per stemperare la tensione, per abbassare i giri e, nella mia lunga esperienza, nulla funziona bene come la respirazione diaframmatica e la meditazione.Proprio per questo motivo dedico molto tempo a produrre materiale, video, live assolutamente gratuiti sia sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach che nel gruppo Facebook che ho creato Scegliti e Realizzati. Sono tre quindi le armi: consapevolezza sul ruolo dell’ansia come “metro” di misura internopreparazione per ridurre al minimo possibile gli imprevistirespiro e meditazione per gestire gli episodi fisici ed emotivi E, quarto, maggior affetto, tenerezza, verso i nostri limiti: sono ciò che ci rendono unici e necessari. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
strategie per l'ansia

L’ansia: strategie per prevenirla e farsela amica

Quante volte abbiamo esclamato “Mi sale l’ansia al solo pensarlo!” per esprimere il rifiuto verso una situazione? Ansia e stress sono due parole che ci tengono spesso compagnia e, ingiustamente, godono di una pessima fama. Confesso che io per prima le ho combattute a lungo.Eppure, quando non legata a situazioni patologiche che richiedono un intervento specialistico (i sintomi di frequenza e intensità davvero non devono essere sottovalutati o ignorati), l’ansia è un tentativo di aiuto, un input che il nostro cervello ci manda quando noi inconsapevolmente, a volte pure con una certa testardaggine, stiamo mirando contro un muro.E lui ci urla: “Fermati!! O almeno sterza!”. Ansia da perfezionismo e ansia da sovraccarico Perfezionismo estremo e ritmo di vita o mentale eccessivamente serrati sono terreno fertile per l’ansia. Il perfezionismo è una schiavitù in cui cadiamo quando pretendiamo da noi performance insostenibili se non proprio del tutto assurde.È una catena che lega all’infelicità che conosco molto bene.Per tanto tempo ho vissuto cercando di raggiungere tutti i traguardi e soddisfare tutte le attese. Ma quanto mi sforzassi, per quanto mi impegnassi non riuscivo mai a godere dei frutti delle mie azioni o dei miei successi. L’unico risultato erano insoddisfazione e stress a palate.È un atteggiamento più diffuso di quanto si pensi, Se ti va di approfondire ne parlo nella trappola del perfezionismo e la sua infelicità. la felicità ha il cappello storto, è struccata e vive attraverso foto prese alla sfuggita 🙂 Anche chi ha ritmi di vita insostenibili è spesso preda dell’ansia, magari senza accorgersene ( e… sì, anche qui posso mettere la crocetta sul “ce l’ho\l’ho fatto”).Essere dinamici e attivi è una buona cosa ma se per fermarci ci devono abbattere e mirando pure bene, l’ansia è già lì che bussa alla nostra porta. Non staccare mai dai propri obiettivi, neppure quando si è con la famiglia o con gli amici, essere sempre concentrati sul prossimo passo da fare per riuscire ad arrivare lì, per concludere quel progetto, per fare quella cosa… non è un modo sano di affrontare la vita. Per prima cosa non è una scelta strategica: se l’agenda è talmente piena da non lasciare spazio all’imprevisto, di sicuro non raggiungeremo i nostri obiettivi.Perché l’imprevisto ovviamente accade ed è subito tragedia: non sono capace, non porto a termine i miei programmi etc etc… Inoltre a vivere senza staccare mai, con il contatore sempre a mille, si rischiano errori più frequenti e nel tempo le performance sono sempre meno brillanti. E non c’è neppure bisogno di scomodare l’ansia per trovarne le cause: semplicemente si esauriscono le energie necessarie.Non siamo a ricarica automatica e infinita! Infine, la scienza della performance ha dimostrato da tempo esattamente il contrario: se vuoi avere alte performance lavorative, sportive o di studio, devi fare delle pause per dare il tempo al tuo cervello di ricaricarsi. Le migliori idee o soluzioni hai problemi, vengono quasi sempre mentre ti stai rilassando o stai lasciando la tua mente libera per un po’, mai successo? Prevenire l’ansia: ascoltare, togliere, rallentare L’ansia dunque non è il nemico ma l’alleato.Averla non è un male (sottolineo sempre: entro certi limiti), non ascoltarla invece è una pessima scelta. Se non ascoltiamo i segnali e abbiamo portato la nostra vita a una pressione ingestibile, il nostro corpo non troverà altri modi per comunicare con noi, per darci uno scossone o fermarci, se non facendoci stare da cani. Come? Con l’ansia. In caso di picchi di ansia improvvisi vi sono rimedi e strategie non farmacologici per allentarla e uscire dal loop (come dico sempre, tutto questo vale se l’ansia è sana e resta sotto una certa soglia, altrimenti serve rivolgersi ad uno psicoterapeuta per lavorarci su!). Ne parlo in dettaglio in questo articolo: Aiuto mi sale l’ansia! Pronto intervento pratico. Ricorrere però solo a soluzioni urgenti per allentarla (qualunque essi siano) è come stendere un tappeto sulle briciole per non vederle: finisci per ritrovarti anche le formiche!  Quindi quando l’ansia bussa alla nostra porta e inizia a fare il suo lavoro c’è un perché.Per non farle fare anche straordinari di cui non sentiamo assolutamente l’esigenza, ci sono tre azioni che possiamo mettere in campo: ascoltare, togliere e rallentare.Vediamole da vicino. Hai mai letto la storia della lepre e della tartaruga? Quella storia ci insegna che “chi va piano, va sano e va lontano” diceva mia nonna.E io aggiungo “e vince la gara!” Ascoltare Ascoltare l’ansia significa prestare attenzione a quando si affaccia o, come diciamo più spesso, “sale”.All’avvicinarsi di scadenze che ci coinvolgono? In particolari momenti della giornata? Quando dobbiamo vedere alcune persone o fare determinate cose? Non diamo subito la risposta più scontata: ascoltiamoci, osserviamoci.Se coincide con determinate momenti della giornata può indicare un carico eccessivo, la tensione di dover ancora macinare molte ore prima di poterci riposare o, peggio ancora, molti giorni prima di fermarci stremati nel weekend. L’ansia ci segnala sempre quando stiamo prendendo dei carichi troppo pesanti o assolutamente inutili o ancora quando stiamo alzando troppo l’asticella della nostra performance. Quante persone stai aiutando in più rispetto alle energie che hai da dare? Quante cose vorresti fare e non fai per far posto ad altri o a cose che non ti piacciono né ti servono? Da quanto non dormi come si deve? La tua agenda settimanale prevede momenti di nulla assoluto? L’ascolto però deve essere attivo. Non ci porterà alcun beneficio se ascoltiamo, capiamo e non interveniamo. Non occorre stravolgere la propria routine o vita. Si tratta solo di togliere qualcosa. Togliere Togliere… cosa?Impegni, pensieri, chiudere finestre prima di aprirne altre, arrendersi al fatto che tra un appuntamento e l’altro sono necessari 15 minuti di ossigeno per il cervello, che servono ore libere di nulla nella propria vita e che lo spazio vuoto è essenziale per recuperare energia. Servono momenti di vuoto. Perché i nostri ritmi frenetici ci obbligano a non sentirlo (ci spaventa!) e l’ansia invece ci spinge proprio verso questo vuoto, che in realtà è pieno di sensazioni da ascoltare e che noi, invece, cerchiamo di ignorare facendo molta confusione, muovendoci tanto, distraendoci.  L’assenza di cose da fare o pensare finalizzate al raggiungimento di determinati obiettivi, permette al nostro cervello di ossigenarsi e riorganizzare tutte le informazioni che ogni giorno acquisisce. Diamoglielo questo tempo! Non solo. Nello spazio vuoto elaboriamo nuovi pensieri e soluzioni, facciamo scoccare la scintilla della creatività e dell’intuizione.Nessuna buona idea nasce dentro una ruota di criceto che gira impazzita! “Quando hai paura delle streghe, avvicinati sempre di più e “puff” le vedrai sparire. Le streghe hanno paura delle bimbe coraggiose.”(spiegazione su come superare la paura a Gaia Luna, 2 anni e mezzo. Lei l’ha ripetuto tutto il giorno e la sera non aveva più paura) Rallentare E infine rallentare.Prendersi momenti in cui camminare lenti, dove fare cose con calma (non lavoro!) come ad esempio una passeggiata, un’attività manuale che ci rilassa e piace, le famose quattro chiacchiere con un amico o un’amica. Senza incastrarle a forza tra un appuntamento e l’altro, bevendo il caffè di corsa e non godendosi quindi nulla!La pause, se concepite in questo modo, cioè infilate nei buchi dell’agenda, non solo non servono a farci rilassare ma ci lasciano pure uno sgradevole senso di frustrazione. All’inizio bastano anche soli 5 minuti, in cui ci muoviamo lenti, piano, tranquilli e preferibilmente in mezzo alla natura (un parco, un giardino…). Su Facebook ho creato il gruppo Scegliti e Realizzati dove, accanto a sfide, webinar, spunti di riflessione e molto altro, propongo sempre nuove meditazioni guidate volte a rilassare, focalizzare, riequilibrare. Se l’orario in cui mi collego per le live per te non è perfetto, la sera, prima di addormentarti, puoi riascoltarle con un paio di auricolari e dedicarti qualche minuto di rilassamento.L’accesso al gruppo è assolutamente gratuito ma ti chiedo, per favore, di rispondere alle domande di ingresso che servono per la privacy e per evitare che si intrufolino persone per nulla interessate se non a far polemica. Mi è capitato spesso! Se ami le agende straripanti di impegni e per te stare su un divano due minuti senza fare assolutamente nulla è impensabile, farai molta fatica all’inizio a rallentare!Tutte le scuse saranno buone: non ho tempo di uscire, non c’è il parco vicino, piove… Ti vengo in aiuto. Sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach ho caricato diverse meditazioni, brevi, da ascoltare per imparare ad allentare le tensioni. Anche quando fuori piove o non trovi le sneakers per fare due passi! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
come gestire le crisi d'ansia

Aiuto mi sale l’ansia! Pronto intervento pratico per le crisi

Quando si ha a che fare con le emozioni “scomode” il primo istinto è la fuga.E se corrono decisamente più veloci di noi, o tengono bene il nostro passo, l’altra ipotesi è quella di sopirle in qualche modo. Ma loro sono furbe e ci conoscono da quando siamo nati: non si fanno fregare più di tanto. L’ansia la conosco bene perché è stata mia coinquilina conflittuale per lungo tempo. E devo dire che è una centometrista non da poco: quando vuole raggiungerti… corre veloce.Ma ho imparato che, come per tutte le conoscenze di lunga data, prendendoci il giusto tempo per osservarle e capirle meglio, queste finiscono poi per diventare amicizie. E talvolta pure forti alleate. Cos’è l’ansia L’ansia è una risposta fisiologica, del nostro cervello, a qualcosa che percepiamo come pericolo in senso ampio. Può essere una sfida, un evento importante, qualsiasi cosa che ha per noi un certo rilievo.Finché resta sotto una certa soglia è utile, perché permette quella concentrazione, quell’attenzione focalizzata che ci fa dedicare senza distrazioni al nostro obiettivo: tutto il resto sparisce (come abbiamo visto nell’articolo sull’ansia da prestazione). Crisi d’ansia: cosa puoi fare Che cosa sia, i suoi sintomi e come prevenirla ne ho parlato in due articoli, l’ansia da prestazione e ansia: strategie per prevenirla e farsela amica.Qui vorrei parlarti di cosa puoi fare quando la senti arrivare. no, non sono unicorni. La respirazione diaframmatica Tra gli strumenti e rimedi per l’ansia a me cari, che sempre propongo perché ne vedo i risultati pratici, vi è il Respiro. Questa tecnica la uso io per prima e ne studio gli effetti oramai da molti molti anni. Il Respiro, la cosa in realtà più semplice e a portata di mano che abbiamo, può davvero fronteggiare il momento di crisi d’ansia, ma anche prevenirlo.Non si tratta di una respirazione rallentata o distesa ma una vera e propria tecnica. Se sei in ansia e respiri come puoi o come ti viene, può essere che invece di abbassare i giri ti ritrovi con più stress e agitazione di prima! La respirazione diaframmatica è una tecnica che coinvolge sia la parte alta che bassa dei polmoni, spinge necessariamente a utilizzare il diaframma, spesso contratto nel nostro tentativo di tenere tutto sotto controllo. Respiro incluso. Ti sembra un controsenso? Sai che la respirazione è naturale e involontaria.Ed è vero ma prova a farci caso: quante volte, in caso di tensione o stress lo trattieni? Se non hai mai approcciato questa particolare tecnica ti posso guidare passo a passo attraverso questo video sulla respirazione diaframmatica che troverai sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach. Quando l’ansia sale ma non è davvero il momento che ci faccia visita (secondo i nostri parametri, ovvio, lei ha i suoi!) bastano dai 3 ai 10 semplici respiri di sollievo, a bocca aperta, dove lasci andare tutto, per rilassarti.Il Respiro ci può aiutare anche a prevenire gli attacchi d’ansia.Una buona abitudine per prepararsi ad esempio a un evento particolarmente stressante o il cui solo pensiero ci stressa, è dedicare ogni giorno qualche minuto alla respirazione nei giorni che lo precedono. Piccole pause di pochi minuti in cui respirare lentamente, profondamente, facendo scendere il respiro sin nella pancia.Respira e chiediti quali pesi non stai lasciando andare, quali compiti non tuoi stai assumendo, cosa stai assorbendo che non è tuo, quali desideri profondi non stai ascoltando. Il Respiro è potente perché è un metodo semplice e sempre disponibile per attivare quella parte del tuo Sistema Nervoso che ti fa rilassare.Non lo dico io, è scienza. Ed è gratis. Crisi d’ansia: culliamoci Come superare le crisi d’ansia quando ne abbiamo ignorato i campanelli d’allarme e oramai ne sentiamo l’ingombrante presenza?Quando il loop dei pensieri è molto forte o il cuore e la respirazione proprio non ci danno tregua, una delle cose che possiamo fare è richiamare quel dondolio primordiale, nella pancia della mamma, che ci calmava immediatamente.Noi non lo ricordiamo a livello conscio ma il nostro cervello non dimentica nulla. Quindi sfruttiamolo! Se disponiamo di uno spazio esterno (un giardino, un terrazzo o un balcone): Dirigiamoci molto, molto lentamente fuori guardando a cosa c’è attorno a noi, fuori, in quel balcone, la vista che abbiamo. Stacchiamo, spostiamo per un secondo l’attenzione su altro insommaRientriamo sempre con lentezzaIniziamo a oscillarci un po’, come un pendolo, stando fermi con i piedi a terra, lentamente. Volendo anche tenendoci stretti in un “auto-abbraccio” Questo cullarci ci coccola, ci fa entrare un po’ in trance.Abbassa subito i battiti del cuore e poi potremo anche dedicarci a qualche minuto di respirazione diaframmatica per allentare del tutto la tensione. Se non disponiamo di alcuno spazio esterno possiamo lentamente camminare verso una zona della casa che ci dia una sensazione di protezione ma non di chiusura.Se siamo fuori casa possiamo uscire dalla stanza o allontanarci da dove ci troviamo e cercare un luogo in cui concentrarci su questo dondolio senza timore di essere visti.Non c’è nulla di male nel cullarsi un po’ ma avere gli occhi puntati addosso nel farlo forse non ci aiuterà molto a rilassarci! La meditazione: abbassare l’ansia Come soluzione “pronto intervento ansia”, puoi provare questa specifica visualizzazione guidata per lasciare andare tensioni, blocchi e stress. La meditazione o le tecniche di visualizzazione servono a uscire da situazioni di loop o blocco e abbassare velocemente “i giri”. Le prime volte probabilmente sentirai una certa resistenza a seguire la mia voce o, se stai tentando in via autonoma, a concentrarti.Tutto cospirerà nel farti tornare sul punto ansiogeno: rumori, altri pensieri, luci…All’inizio è normale sentire un ping pong di pensieri anche molto confusi!Non è altro che la difficoltà ad allentare, la paura di perdere il controllo che, invece, rimane sempre in mano nostra.Nel gruppo Facebook Scegliti e Realizzati, gratuito, dove propongo mensilmente delle meditazioni guidate, spesso le osservazioni di chi prova per la prima volta sono proprio inerenti la difficoltà a rimanere concentrato sul momento. Ma si superano con un po’ di pratica. Ansia e mindset: i pensieri contano! Lo sappiamo benissimo: immaginarsi un risultato negativo porta a sconfitta certa. Però ci capita spesso di auto-sabotarci e lo facciamo anche con precisione scientifica!Nelle preparazioni atletiche non a caso si lavora molto sulla preparazione mentale, in modo da arrivare alla competizione centrati, sicuri e focalizzati sull’obiettivo. In altri termini con un mindset vincente. Se la nostra ansia si attiva all’avvicinarsi di una particolare scadenza, di certi incontri importanti, è fondamentale anche per noi lavorare sul nostro mindset, proprio come fanno gli atleti.Premesso che il coaching sportivo non si risolve in questi punti chiave che adesso vedremo ma che implica una preparazione e un cammino specifico; noi possiamo però prendere in prestito qualche strategia che ci torni utile per le nostre personali sfide ansiogene. Dobbiamo imparare a spostare l’attenzione della nostra mente sui nostri punti di forza, averli belli chiari e definiti. E punti di forza ne abbiamo tutti, nessuno ne è privo quindi neppure tu.Lo posso garantire con certezza e a occhi chiusi.Ma tieni sempre a mente che punti di forza non significa: saper andare sulla luna, parlare serenamente 10 lingue, dormire 4 ore ed essere efficienti…Sto parlando di cose che ci riescono bene o ci piacciono, anche minime.fatta questa premessa, concentriamoci e iniziamo a pensare: A cosa siamo in grado di fareA quali sono le nostre qualità, punti di forza, che possiamo portare in campo in quella specifica performance che dobbiamo affrontare (simpatia, competenza, disinvoltura, preparazione, precisione, creatività, adattamento…)All’evento\performance in questione come qualcosa che ci è necessario, che abbiamo voluto o ci è stato dato per fare un passo per noi importante Se ora ti trovi a vivere questo obiettivo, sfida, incontro è perché questo momento lo hai voluto o comunque le circostanze si sono date appuntamento affinché tu potessi passarci attraverso.Non è contro di te ma è importante per il tuo percorso e quindi sarai in grado di affrontarlo.  Affrontarlo non significa uscirne fuori conquistando la medaglia d’oro!Significa andarvi incontro certi di poter: Sopravvivere Portarsi a casa comunque qualcosa Se anche andasse malissimo non solo non morirai ma potrai anche decidere se ripeterlo o prendere un’altra strada. In altre parole avrai l’occasione di capire se fa per te quella scelta, quella circostanza, quel lavoro, quello studio.È un’occasione! Siamo noi a scegliere e tifare per una delle due squadre: il gioco è in mano nostra! A ogni evento, appuntamento importante, dentro di noi lottano due realtà, due squadre: quella spaventata dalla performance e quella agguerrita che non vede l’ora di mettersi alla prova.Quella che prenderà il sopravvento determinerà molto l’esito positivo o meno! Ma non è un tiro di dadi, non è un sorteggio: dipende da noi, a quale delle due daremo ascolto.La scelta è in mano nostra. Per questo è importante lavorare sul mindset e scegliere di far predominare quello giusto per noi. Nei giorni prima ci vogliamo agitare? Va benissimo! Concediti qualche minuto di “sano” sbrocco in libertà.Ma quando starai per scendere in campo ricordati di quella parte di te che ti ha portato fin qui, che ti ha fatto scegliere quell’esame, decidere quel palco, chiedere quell’incontro, cercare quell’opportunità.  E dalle credito. L’ultima cosa che voglio dirti è la più importante: con l’ansia non si scherza. Ho scritto questo articolo perché molto spesso non si sa da che parte girarsi quando si sta male, e voglio che tu sappia che puoi iniziare in modo pratico e semplice a prenderti cura di te. Ma se provi ansia da molto tempo o molto spesso, allora è giunto il momento di rivolgersi ad un professionista che ti possa aiutare a superarla e lasciarla andare. Se hai bisogno di un confronto su questo, o di un suggerimento sulla figura migliore a cui rivolgerti, scrivimi, ne parleremo insieme. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
stress

Fermate il mondo, voglio scendere

Matilde si sveglia presto. Ingurgita il caffè ancora con gli occhi chiusi, in piedi, in cucina. Corre a prepararsi in bagno, gli occhi si apriranno del tutto solo dopo il secondo caffè. Secondo caffè.

Prepara la colazione al volo per il resto della famiglia. Sveglia Chiara e Marco, i suoi adorabili bambini, che anche oggi non le risparmieranno la lotta di “ancora cinque minuti” e “ma perché ci devo andare a scuola mamma? Non posso stare qui con te?”. Li aiuta a vestirsi, “hai preso la merenda?”, “nello zaino c’è tutto?”, “Marco oggi hai ginnastica, ricordati anche lo zainetto”. Un saluto veloce a Luca, il marito poi tutti in macchina.
Traffico.
Davanti alla scuola non c’è mai parcheggio. “Ciao fate i bravi, ci vediamo alle 4”. Due baci rubati. Altro traffico. Per fortuna arriva in ufficio. Certe mattine sembra quasi l’isola del tesoro. Terzo caffè.

Lavora schivando rimproveri, voci di corridoio, lavoro che non le compete ma cercano di appiopparle, la collega pettegola, il cliente che pretende il mondo ma non è mai contento. Pranza davanti allo schermo del pc per risparmiare tempo, altrimenti non riuscirà ad arrivare in tempo a prendere i bambini a scuola.

Vorrebbe un altro caffè per affrontare il dopo pasto ma il medico le ha detto di andarci piano: la sua pressione è spesso alta ed è decisamente troppo giovane per iniziare a prendere delle pillole, deve migliorare il suo stile di vita (certo, e chi ne ha il tempo?).

Finalmente è ora di uscire, oggi è andata liscia per fortuna. “Ciao bambini, è andata bene a scuola oggi?”. Ascolta le risposte e si accorge che non riesce a godersele: è tutto il giorno che corre, che vive in apnea e adesso non riesce ad ascoltarli come vorrebbe. E si sente in colpa.

La vita le sta scorrendo davanti e con essa anche quei momenti densi di senso che le scorrono sempre tra le dita perché è troppo stanca o nervosa. Ma non ci vuole pensare troppo, ora sono a casa. Merenda, compiti, preparare la cena. Arriva Luca, stanco e un po’ nervoso dopo il lavoro.

Cena tutti insieme, l’unico momento in cui riescono a parlarsi e a condividere la giornata. Purtroppo spesso lei è nervosa, Luca è nervoso e i bambini sentono la tensione e di riflesso sono agitati e capricciosi. Ma non ci pensa, è ora di sparecchiare, lavare i piatti, mentre Luca fa lavare i denti e mettere il pigiama ai bambini.
Finalmente divano.
Qualche abbraccio davanti alla tv, poi arriva la nuova lotta per andare a nanna “mamma non sono stanca, voglio stare con voi”, “anche io mamma non ho sonno”. Finalmente soli. Relax. Neanche il tempo di pensarlo che la stanchezza della giornata bussa alla porta e con lei quel senso di ansia, respiro corto. Meglio andare a dormire.

Domani di ricomincia.

Incontro molte Matilde nel mio lavoro, donne che corrono dietro al tempo e alle giornate così velocemente che si dimenticano di viverle. Pensano che quello sia l’unico modo, l’unica strada per fare tutto quello che c’è da fare, incastrare tutti gli impegni, essere delle mamme perfette, mogli perfette, impiegate perfette.

Fino a quando il corpo o la vita stessa non inizia a farsi sentire, a chiedere il conto di quei respiri trattenuti, dei sensi di colpa, dei desideri inespressi, dei “non pensiamoci, non voglio starci male”. Le modalità di farsi sentire sono molteplici, e quasi mai piacevoli: ansia, fatica ad addormentarsi, nervosismo onnipresente, in un crescendo di difficoltà spesso emotive ma altrettanto spesso relazionali e fisiche.

Le cose iniziano a cambiare il giorno in cui Matilde si accorge di non poter essere perfetta. E che va proprio bene così. Capisce di non essere un robot e di aver dato importanza e priorità a tutto e tutti dimenticando completamente se stessa.

Comprende che se non cura se stessa non avrà energie per aiutare e sostenere la sua famiglia, crescere i propri figli e lavorare come vorrebbe. Aveva sbagliato l’ordine: aveva messo prima i doveri e dopo se stessa.

Ora le è chiaro che per gestire e godersi la propria vita quest’ordine va invertito: prendersi cura di sé, rallentare il ritmo, dire di no a qualche richiesta in più e coinvolgere gli altri nella condivisione delle cose da fare, delle sue preoccupazioni e delle responsabilità sono tutte scelte fondamentali per poter funzionare come donna, madre e moglie.

Ah! E RESPIRARE mentre fa tutto questo ovviamente.

È  un’idea semplice e al tempo stesso rivoluzionaria  che all’inizio costa fatica ma poi porta con sé una tale quantità di conseguenze positive e di piccoli miracoli che ne vale la pena. Perché la verità che Matilde scopre è che dipende molto più da se stessa, da come vuole fare le cose, dai pensieri che fa. Scopre che ha più potere sulle situazioni di quello che pensava.

Matilde non l’avrebbe mai creduto possibile ma rallentando e condividendo le responsabilità sta riuscendo ad assaporare i piccoli e grandi regali quotidiani. Due piccioni con una scelta.

Ora Luca si alza prima e l’aiuta a preparare la colazione: bevono insieme il primo caffè, in silenzio, con gli occhi ancora chiusi e ogni tanto ridono l’uno dell’altro. È diventato un momento tutto per loro e li mette di buon umore già dal mattino.

Si ricorda di respirare davanti al computer una volta ogni tanto e le idee scorrono più fluide e la testa resta leggera tutto il giorno.

La sera è ancora stanca ma non tutte le sere nello stesso modo. E soprattutto il nervosismo è quasi sparito… così riesce a godersi le cene in famiglia prima di sprofondare sul divano.

E indovinate un po’? I bambini vanno a letto più volentieri, fanno meno storie.

Ora l’attenzione si è spostata verso le cose che contano, contare fino a 3 prima di svegliare i bambini e godersi i loro visi di seta mentre dormono, ad esempio. La routine non è cambiata molto da prima, è cambiato qualcosa di molto più importante: è diverso lo sguardo con cui osserva le sue giornate, l’attenzione si concentra su altre cose.

E io mi godo tutto questo perché il privilegio della mia professione è proprio questa: guidare le persone attraverso piccoli e grandi cambiamenti e gioirne con loro.

Quali sono le cose davvero importanti per te?

Ricorda: si può fare, dipende solo da te.

lo stress da rientro

Superare il lutto da rientro e continuare a sentirsi in vacanza

Quando ero ragazzina passavo le estati in un paesino in montagna che si chiama Pragelato: mio padre era un grande amante della montagna, avevamo un piccolo monolocale vista bosco in cui ho vissuto momenti indelebili.

Oltre all’aria buona e al verde tutt’intorno a me, ciò che apprezzavo davvero (da brava adolescente) era la totale libertà che acquisivo per tutta la permanenza lì: giornate intere sulla bicicletta, nei prati, nei boschi con gli amici, senza grandi restrizioni di orari, tornavo a casa giusto per mangiare e poi di nuovo fuori, anche di sera.
Questo accadeva perché a Pragelato i miei genitori mi pensavano al sicuro e mi lasciavano uno spazio di movimento che a Torino potevo solo sognare.

Ogni volta che agosto finiva e dovevamo tornare a casa, ero sempre triste e salutavo gli amici come se stessi partendo per un altro continente. La cosa incredibile è che anche loro abitavano a Torino: sarebbe stato sufficiente una telefonata per incontrarci anche lì. Invece in tanti anni non è quasi mai successo: era come se tutti noi avessimo una doppia vita, in città non c’era spazio per gli “amici della montagna” anche se per due o tre mesi avevamo trascorso insieme quasi 15 ore al giorno.

Ed è proprio così che funziona: quando siamo in vacanza concediamo spazio e vita a delle parti di noi che nella nostra vita quotidiana sono “rinchiuse in cantina”. Sono parti più spensierate, leggere, allegre, conviviali, passionali: come i miei genitori, ci sentiamo al sicuro nel lasciarle libere perché in vacanza non possono fare danni, non può capitarci nulla di male se non puntiamo la sveglia una mattina.
Al ritorno a casa però tornano dritte al loro posto per evitare che la nostra vita venga travolta dalla nostra voglia di giocare e di non avere pensieri. E lì restano fino al prossimo viaggio, fino al prossimo “mangio il dolce, tanto sono in vacanza..”, “mi metto quel vestito, tanto sono in vacanza..”, “… tanto sono in vacanza”.
Così tornare a casa diventa un momento un po’ triste: la nostra spensieratezza non ne vuole sapere di tornare in cantina!

L’errore quindi non è tornare a casa, la soluzione non è vivere in vacanza.
Perché il rientro a casa non sia un trauma, hai bisogno di rendere più colorata e leggera la tua vita di tutti i giorni: hai bisogno di trasformarla in un luogo in cui ti piaccia vivere.
Ecco alcune domande che possono aiutarti a fare i primi passi:

– Quali sono le cose che in vacanza ti concedi e a casa sono proibite?
– Se dovessi descrivere te stesso in vacanza con tre parole, quali useresti?
– Fai una lista di tutte le attività che ami fare in vacanza, di tutti i tuoi “tanto sono in vacanza”
– Scegli una voce della lista: quella più semplice da realizzare anche a casa e trova un modo per darle uno spazio nella vita di tutti i giorni.

Ad esempio, se nella tua lista hai scritto “fare colazione con calma al bar”, organizzati in modo da riuscire a farlo anche in un giorno lavorativo.
Oppure se hai scritto “passare molto tempo con gli amici”, chiamali e stabilite un appuntamento fisso, come un rituale, per vedervi anche una volta tornati a casa.
Quando sei in vacanza i problemi ti scivolano via e riesci a non pensarci? Chiediti come fai… perché se lo sai fare in vacanza, ti assicuro che hai le risorse per farlo anche a casa.

Insomma, trova dei modi semplici e piccoli per dare spazio ai tuoi “Sè da vacanza”, non chiuderli in cantina!

Prendila morbida!

rinascita Primavera

3,2,1 Primavera!

La Primavera è senza dubbio la mia stagione preferita.

Adoro la sensazione di risveglio e di ritorno della vitalità che l’accompagna. Per questo ogni anno la “faccio arrivare” prima del 21 marzo, cerco una giornata più calda del previsto per decretare il “mio inizio di Primavera”. Quest’anno per la precisione il mio equinozio è stato il 26 febbraio, come puoi notare dalla foto: quel giorno ho deciso che il cielo e il clima non rispecchiavano più l’inverno.