essere felici sul lavoro

Come si crea un lavoro felice?

Era il 2008 e il mondo assisteva per lo più incredulo all’inizio di quello che sarebbe stato un cambiamento epocale. La “grande crisi” economica del 2008 ci ha obbligati a mettere in discussione la maggior parte delle certezze che avevamo sul mondo del lavoro, sul denaro, sul significato dell’espressione “trovare un lavoro sicuro”.

Come sempre capita con le crisi, il mondo si è diviso in due: chi si è prima spaventato, poi disperato ed è ancora lì che si lamenta e incolpa la crisi di tutte le sue sfortune; e chi si è preoccupato, ha osservato e ha sfruttato la crisi come momento di rinnovamento e di crescita.

Molti imprenditori hanno moltiplicato il fatturato perché hanno saputo leggere le richieste che il nuovo assetto economico stava facendo loro.

Sono nate figure professionali nuove, il lavoro si è snellito: 10 anni fa sarebbe stato impensabile lavorare da casa o in giro per il mondo. 10 anni fa senza un ufficio di rappresentanza un’azienda non sarebbe stata considerata come “seria”, mentre oggi esistono realtà leader nel loro mercato di riferimento come il gruppo dei Marketers, guidato da ragazzi giovanissimi che lavorano da remoto in parti diverse del mondo.

Prima della crisi le massime aspirazioni di un giovane che cercava lavoro erano: trovare un impiego a tempo indeterminato o aprire un’azienda (con capannoni, grandi uffici e tantissime spese) di successo.

Oggi siamo consapevoli che il posto fisso è quasi un’utopia (e forse non è neanche così desiderabile) e che non sempre servono grandi costruzioni per costruire grandi fatturati.

Ci sono nuove carte sul tavolo e ci poniamo domande che una volta non avrebbero neanche sfiorato la nostra mente. E il bello delle nuove domande e che portano ad una infinita miriade di risposte e di possibilità: una buona domanda è in grado di aprire nuovi mondi.

Una delle questioni riguarda proprio il senso del lavoro che occupa buona parte del tempo delle nostre giornate: da qualche tempo le persone hanno smesso di accontentarsi dello stipendio, vogliamo di più in cambio di quel tempo.

Abbiamo la percezione che il tempo corra veloce e che la vita di una persona debba essere qualcosa di più di svegliarsi la mattina e aspettare che arrivino le 6 di sera e iniziare il lunedì aspettando il venerdì in una inarrestabile ruota da criceto.

La felicità sul lavoro è diventato un tema discusso e centrale e gli input in questo senso sono infiniti.

Io credo che ogni persona sia un universo a sé stante e che non esista la ricetta definitiva che vada bene per tutti per fortuna. Ci sono persone che si sentono appagate dal senso di sicurezza che un lavoro da dipendente sa ancora dare e altre che invece in un ufficio si sentono in gabbia.

Non ha senso quindi dare ricette. Ma ingredienti quelli sì, sono generalizzabili.

Ingredienti che ognuno può definire e combinare come preferisce per realizzare la propria irripetibile ricetta del lavoro felice. 

Perché ha senso rifletterci? Perché per avere ciò che desideri devi prima sapere esattamente cosa vuoi: più i confini di ciò che cerchi sono chiari più sarà facile trovarlo.

Ecco qui quindi i miei ingredienti di un lavoro felice:

Il lavoro deve essere appagante: voglio sentirmi soddisfatto di ciò che faccio. La soddisfazione può essere data da più elementi:

Mi appassiona quello che faccio: stimola la mia curiosità, mi fa sentire vivo; in tutta onestà me ne occuperei anche gratuitamente.
Guadagno tanti soldi e questo mi basta (di soldi ne parleremo ancora)
Mi riesce bene, mi sento efficace; anche se non mi fa sprizzare gioia da tutti i pori, nutre il mio senso di utilità e mi sprona a migliorare un po’ tutti i giorni
Mi permette di avere molto tempo libero o di gestirlo come voglio così da conciliare il lavoro e la mia vita privata, lasciando spazio alla mia famiglia e a coltivare hobby e interessi di varia natura

Le persone con cui lavoro: i clienti, i fornitori, i colleghi, i capi. Le relazioni che coltivo sul luogo di lavoro fanno la differenza: un lavoro monotono può diventare divertente se sto bene con i colleghi con cui trascorro le mie giornate; viceversa anche il lavoro più bello del mondo può diventare impossibile se trovo un capo insopportabile o se i clienti mi trattano male continuamente.

Il ritmo del lavoro: la scansione del tempo è un elemento non solo di felicità ma di vera e propria salute. Ognuno di noi ha un ritmo in cui si sente comodo, lavora con efficacia senza distruggersi di stanchezza e si sente stimolato. È una zona che si trova a metà tra la noia e l’ansia e che in scienza della performance si chiama Flow: la zona di flusso è data dall’incontro tra il tempo e la competenza in nostro possesso per svolgere una data mansione.   Un lavoro ad un ritmo troppo serrato o di cui non possediamo tutte le competenze necessarie  ci farà sentire in ansia; viceversa un lavoro troppo sotto le nostre capacità o ad un ritmo estremamente lento ci genererà noia (che è quello che capita ad alcuni impiegati statali che odiano il loro lavoro).

Il guadagno: ne ho parlato nella mia ultima newsletter: i soldi sono importanti ed è ora di smettere di avere paura di parlarne. Guadagnare una cifra che mi faccia sentire appagato e che mi permetta di soddisfare le mie necessità è fondamentale per lavorare felice. 

L’ambiente: ciò che vedo, sento, respiro, ascolto, stimolerà la mia creatività e capacità di problem solving, il mio senso di benessere o al contrario mi spegnerà e mi farà sentire soffocato o frustrato. A volte bastano dei dettagli a personalizzare e cambiare la percezione della mia vita lavorativa.

Ora che hai gli ingredienti, come costruire la tua ricetta?

Inizia a fare una lista di cosa significa per te ognuna delle voci dell’elenco: 

cosa trovi appagante quando lavori? 
Che tipo di relazioni vuoi vivere?
Quanto tempo vuoi lavorare, o di quanto tempo hai bisogno per tutto ciò che nella tua vita non appartiene alla sfera lavorativa?
Quanto hai bisogno di guadagnare per sentirti comodo? 
Quali dettagli di un ambiente ti colpiscono e te lo fanno percepire come accogliente?

Queste sono solo alcune delle domande che puoi porti per definire la qualità dei vari elementi di un lavoro felice. Mi raccomando dai risposte aderenti alla tua realtà, non sparare che vuoi guadagnare 10.000 € al mese se adesso ne guadagni 500 €, vivi con i tuoi genitori e non hai spese se non la rata della macchina. 

Ricorda: più la tua descrizione sarà dettagliata e concreta più sarà facile individuare cosa non funziona nella tua occupazione attuale e come cambiarlo; oppure decidere che lavoro fare e scegliere in base a ciò che hai capito di te.

Qual è la tua ricetta di un lavoro felice?

Se ti interessa approfondire il tema, sul mio profilo Instagram e sulla mia Pagina Facebook potrai trovare una serie di video che ho pubblicato sull’argomento!