Auschwitz è iniziato così

memoria Auschwitz
Mio padre è nato nel 1941. Era un bambino sotto la Grande Guerra, eppure si ricorda miliardi di dettagli. Probabilmente va così con le guerre, ti si stampano dentro come tratti indelebili nella memoria.

Mio padre è stato a suo modo fortunato: nessuno dei suoi parenti è morto, nessuno è stato deportato. Che per chi viveva a Forlì non era mica scontato. Ha lasciato molte case sotto la Guerra. Ha imparato molte cose.

E mi ha cresciuta a pane e storie: non solo di guerra, intendiamoci; ma tra un mito greco, un cowboy e una divinità etrusca, spesso però Lei faceva capolino. Per lo più erano racconti di giochi con la polvere da sparo trovata per strada che facevano infuriare mia nonna e ridere un sacco me. O di uva rubata ai contadini che lo inseguivano con il forcone.
E poi c’erano loro: gli Ebrei. Gli ebrei deportati sono stati protagonisti di tante ore passate con mio padre. Ricordo che stavo malissimo al pensiero che fossero stati trattati in quel modo solo perché Ebrei. Il mio piccolo cervello non concepiva il senso: “papà, ma non è vero che ci sono persone inferiori solo per razza!”. “Papà ma nessuno diceva niente?”. “Papà ma non è giusto!”.
Ricordo che stavo male. Mi arrabbiavo come solo i bambini  sanno fare. La cosa che più mi scombussolava la pancia erano le bugie. Le persone che preparavano le valigie, piegavano con cura i vestiti fuori dalle docce e non avevano salutato i loro cari per l’ultima volta, non si erano potuti preparare a quello che stava per succedere.
Sono cresciuta, non sono più una bambina. La mia pancia soffre come allora quando penso all’Olocausto e a tutti i genocidi di cui il nostro tempo è costellato.
Ho capito però che non posso cambiare il passato, che non ha senso provare rabbia, così è stato. Però posso imparare, posso rendere onore a tutte quelle morti con la mia vita e il mio impegno.
Grazie alle storie di bambina ho scelto l’Antropologia, che studia chi è diverso da noi e che insegna che dalla diversità si può imparare e ci si può convivere con ricchezza. Grazie anche a quelle immagini ho deciso che non lo avrei permesso più, che non sarei stata zitta, che avrei fatto qualcosa di concreto per dirlo a tutti che è una stupidaggine fare di tutta l’erba un fascio e che la violenza non è mai una soluzione.
E nel mio piccolo lo faccio, ogni giorno. Nel mio lavoro di Counselor e Life Coach (portare pace dentro le persone la diffonde anche fuori) e nelle mie scelte di vita. E, ve lo dico, quando ci riesco ne vado fiera.
Oggi su internet vedremo immagini e post con messaggi suggestivi. Oggi saremo tutti paladini della Memoria.
Facciamo così, mettete un post in meno, e la prossima volta che vi diranno che un musulmano è pericoloso, non credetegli. La prossima volta che in tv vi racconteranno di qualche mostro nero, pericoloso per l’Occidente, verificate l’informazione prima di andare in giro terrorizzati. La prossima volta che incontrerete uno straniero e vi diranno: “ma cosa vuoi, quelli lì vogliono solo trovare un marito/moglie italiana per sistemarsi… Vogliono solo rubarci i soldi… Non facciamoli entrare…” ricordate l’Olocausto.

Ricordate che Auschwitz è iniziato così.

Fate che quello sia il vostro Giorno Della Memoria.

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