realizzare ed esaudire i propri sogni

Realizzare i propri sogni: il cammino per esaudire un desiderio

Negli incontri online con le persone che si rivolgono a me per mettere ordine nella loro vita, per sbloccarsi e ritrovare nuove energie, prima o poi questo aspetto viene fuori: “ho sempre avuto un desiderio, un sogno nel cassetto ma…”. Talvolta ci si rivolge a me proprio perché questo sogno vuole prendere forma ma non si sa da che parte cominciare.Allora partiamo proprio da qui: quale sia il primo passo da fare sulla strada di mattoni gialli verso la realizzazione dei propri desideri (ah il Mago di Oz! Quante metafore contiene!). L’errore che impedisce di realizzare i tuoi sogni Per prima cosa chiariamo cosa NON sia un sogno.Non lo è ad esempio vincere il superenalotto. O vincere, più in generale, somme di denaro.Non perché i soldi ci facciano schifo, tutt’altro, ma perché il denaro è sempre e solo un mezzo e tenere fisso lo sguardo al conto corrente ci distrae da quello che sta veramente sotto. La domanda giusta da porsi è: quei soldi che desidero a cosa mi servono? Per realizzare cosa? Può capitare che la risposta non sia univoca, che con quel denaro in realtà si vorrebbero fare tante diverse cose.Scriviamole. E ora analizziamole.Hanno un tratto comune? E se non ce l’hanno, tra queste qual è la prima che realizzerei con la somma vinta?La risposta che mi darò identifica il mio vero sogno, la mia aspettativa di felicità. A volte pensiamo che la felicità sia tanto lontana, quando essa, invece, si nasconde nelle piccole cose. Realizzare i propri sogni: questione di scelte Dietro ad ogni sogno ci sono dei compromessi, scelte da fare e situazioni da accettare.La realizzazione o meno dei nostri sogni dipende non poco da questi compromessi e scelte.E non scomodiamo sempre l’amica autostima, causa di nostro ogni male!“Vorrei fare questo ma ho poca autostima e non credo abbastanza nelle mie capacità” etc etc… Al di là della bassa autostima e della fatica a credere in noi stessi, a volte la verità è che non abbiamo voglia di fare tutti i sacrifici e i passaggi necessari perché un desiderio divenga realtà.Perché quel sogno faccia parte della nostra vita.Insomma, detta brutta: non abbiamo intenzione di sbatterci così tanto. Non è per questo che saremo persone peggiori, assolutamente!Ma deve essere sempre chiaro che ogni sogno si realizza non per una immensa botta di… curiosa generosità da parte del destino, quanto piuttosto dall’aver lavorato sodo per far sì che si avverasse.Può essere che io finisca per trovarmi nel posto giusto al momento giusto ma poi tocca comunque sempre a me far fruttare le circostanze favorevoli. “Successo viene prima di sudore solo sul dizionario” Comprendi cosa vuoi davvero Un’altra valutazione importante è capire se quel sogno davvero ci appartiene o se abbiamo un’idea luminosa, tratta dal mondo delle favole, di quella professione, di quel progetto, di quell’ambizione e capire se in realtà non vogliamo qualcos’altro.Cercare di capire quel progetto lì che cos’è che vorrebbe farci realizzare veramente.Quando io dico per esempio “voglio aprire un Bed&Breakfast nella campagna” quel B&B che cosa porterebbe nella mia vita? Porterebbe natura? Persone e relazioni? Cura dell’altro? Bellezza?La domanda è quindi “Che cosa sto cercando veramente?” perché ogni sogno ha in sé qualcos’altro, una straordinarietà che desideriamo portare nella nostra vita per renderla speciale. Ed è solo quel “qualcos’altro” che ci darà la forza per rimboccarci le maniche e trovare quella costanza e impegno necessari per trasformare un sogno in un progetto di vita. Quando trovi il tuo progetto, quello vero, oltre le risposte patinate o di circostanza, lo senti. Senti il cuore battere, l’entusiasmo crescere, ti viene voglia di svegliarti prima la mattina o fare tardi la sera. Anche per me è stato così. Son partita dalla formazione per arrivare a fare la coach. Quando ho iniziato a muovermi nel mondo della formazione amavo tantissimo la spinta emotiva che mi dava stare ai corsi.Quando stavo ai corsi come staff o studente, non quindi come docente, adoravo vedere come le persone cambiavano, adoravo come io riuscivo a sentirmi, quella fiducia che si sviluppava grazie ai concetti che il formatore di turno condivideva.Quelle sensazioni sono ciò che mi ha spinta di corso in corso, di formazione in formazione: trovare una pace interiore, sentirmi meno insicura, meno spaurita di fronte a questo mondo, piacermi di più, sentirmi più amata e stimata da me stessa. Stare in aula mi ha sempre fatta sentire così, dal primo giorno. Per ogni giorno di questi 19 anni. Accanto a questo amavo tantissimo la possibilità di aiutare gli altri, la spinta di aiuto che quell’ambiente mi permetteva. Sembrava che la mia strada fosse tracciata: il mondo della formazione faceva per me.Ma quando mi sono fermata a riflettere bene sul mio desiderio mi sono accorta che il mio sogno non era “voglio fare la formatrice davanti a mille persone o in giro per il mondo” ma era “voglio poter contribuire al benessere e alla felicità degli altri”. Quindi se voglio contribuire alla crescita degli altri ed essere felice io, il mio sogno si definisce diversamente: non sarà più voglio fare la formatrice ma voglio sentirmi utile e stare bene con me stessa.Questa consapevolezza mi permetterà di avere un orientamento quando dovrò scegliere che strade prendere a certi bivi della vita.Quando hai chiaro cosa c’è dietro a quel sogno cosa ti dà di importante quel sogno, puoi fare scelte sensate che ti avvicinino a quella direzione lì. Il primo passo per realizzarsi nella vita, passa sempre attraverso all’ascolto dellaparte più profonda di noi. Come raggiungere i propri obiettivi: passo dopo passo L’altra cosa importante e non banale è che i sogni sono fatti di tantissimi micro gradini. Tasselli. Ogni lavoro bellissimo, anche il B6B nella natura, è fatto di tantissimi microprogetti e ognuno di questi richiede impegno, lavoro, superare blocchi personali, difficoltà esterne.Tanta progettazione e lavoro su di sé.Se non si è disposti a fare questo, a costruire un gradino dietro l’altro è difficile che si arrivi in cima. Per questo è tanto importante scegliere il progetto che ci faccia battere il cuore: perché ogni singolo tassello ci farà stare bene, anche quando richiederà impegno o fatica. Ameremo il viaggio, non solo il finale. Guardiamo sempre alla vetta, al sogno e non vediamo i pezzettini che ci sono prima, senza i quali quella vetta non può esistere, non può concretizzarsi. Nel mio videocorso Impara a Sceglierti c’è una parte iniziale su cui si lavora proprio sull’obiettivo che si vuole realizzare e i problemi che lo ostacolano.È frequente che la risposta sia: “Non so esattamente cosa voglio realizzare o come perché il progetto che ho in mente è molto ambizioso e ci sono troppi passaggi”. In questi casi io suggerisco di spacchettare, spezzettare.Il primo passo è capire quali siano i vari pezzetti che compongono quel sogno e iniziare dal primo grande o piccolo passaggio necessario per avvicinarsi alla realizzazione del proprio desiderio. Dividilo in tanti piccoli pezzetti e inizia a lavorare su di loro. Individua quelli che sono già oggi alla tua portata.Perché quel pezzetto, quel tassellino sarà la base per quello successivo. E ti permetterà di scalare la vetta. Solo ragionando su piccoli pezzi si scalano le montagne più impervie e si raggiungono i sogni più ambiziosi! Annapurna. Nepal. 2011. Alimenta e fai crescere il tuo sogno Altro aspetto importante è inserire un po’ di quel sogno nelle tue giornate.Iniziare ad “assaggiarlo”. Se nell’esempio del B&B alla base del sogno c’è un profondo desiderio di contatto con la natura, in attesa di realizzare o trovare la struttura dove darai vita alla tua attività di accoglienza, inizia già ora a inserire nella tua routine spazi, momenti di contatto con la natura. Pochi momenti, ritagli, se attualmente non riesci a concederti di più. Perché magari le condizioni cambiano nel tempo così come cambi tu e rischi di andare incontro a momenti di profondo stallo o di avvilimento.Ma se avrai coltivato quel sogno, lo avrai nutrito con tante piccole azioni, sarai pronto a modificare il tuo piano per inseguirlo o aggiornarlo.Lo farai perché coltivare i nostri sogni ci rende già felici, ci fa pregustare la soddisfazione di quello che arriverà.E non nutrire MAI pensieri come tanto oramai è tardi, ormai non è più possibile, ormai ho una certa età, ormai ho famiglia… Cancella la parola ormai dal tuo vocabolario. Perché quando smettiamo di poter realizzare dei progetti un po’ smettiamo di vivere e un po’ moriamo dentro, non troviamo più il perché valga la pena alzarci la mattina.E non è questo che mi auguro per te! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo “Il coraggio di essere te” se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
pandemia e figli: la stanchezza (e l'esaurimento) delle mamme

Pandemia, figli e didattica a distanza: la stanchezza delle mamme

La pandemia ci ha sorprese a fine febbraio del 2020 e… siamo ancora in pieno effetto wow! O meglio: frastornate.Alzi la mano chi non si è sentita sopraffatta da tutte le “belle” novità che questo periodo ha lasciato che irrompessero nella nostra quotidianità.Quotidianità che, diciamocelo, era già abbastanza movimentata e difficile di suo. Abbiamo imparato a destreggiarci tra scuole e asili chiusi mentre il capo ci chiamava al lavoro (e senza ausilio dei nonni nella stragrande maggioranza dei casi) mentre la babysitter era un miraggio. O in smartworking in mezzo ai nostri pargoli, ceste di panni da lavare, casa da pulire e soprattutto lei, la terribile dad.Abbiamo anche imparato che l’acronimo, dad, non sta per Didattica a Distanza ma per Disperazione a Domicilio. Senza il conforto di un caffè con le amiche.Siamo state davvero in gamba. Partiamo da questo. MIA FIGLIA ANCHE CI FA I COMPLIMENTI 😉 Madri perfette: come rovinarsi la vita da sole Lo sappiamo bene, ce lo hanno ripetuto in molti che la perfezione non esiste ma la pubblicità che ci accompagna sin da bambine ci frega sempre: abbiamo una vocazione al perfezionismo. L’immagine patinata della mamma in grado di affrontare qualsiasi difficoltà, imprevisto, inondazioni e cavallette incluse, è falsa e distorta. E quella sì che provoca danni.La vita perfetta, senza intoppi e senza errori, non esiste e nessuno è in grado di renderla tale.Neppure Wonder Woman. Che di grane ne aveva pure lei e a qualcuna ha dovuto “darci su” (sì è davvero così, disegnato inchiostro su carta!). Se sei caduta in questa trappola del perfezionismo, della performance estrema e vivi sempre insoddisfatta dei tuoi risultati di madre e donna, sappi che sei in buona compagnia. E che magari può tornarti utile questa riflessione nata da tanti anni di lavoro con madri esattamente come te: il paragone che ci rende insoddisfatte. Mamme: sensi di colpa e stanchezza Le persone sono complesse: è una caratteristica dell’essere umano e noi, mamme, siamo esseri umani.Ci incartiamo proprio per questo motivo: è naturale – e bello! – che sia così.Succede anche a quelle sagge, quelle che sembrano avere o effettivamente hanno molte risposte, quelle che lavorano su di sé da una vita. Sappi che quando vedi realtà di case pulite, bambini felici, dad seguita senza battere ciglio e il tutto magari sorridendo… stai guardando un video sui social!Dove, per realizzarlo, è stata necessarie più di una prova e gli attori dietro le scene magari hanno litigato pure furiosamente. Io che cerco di fare una foto figa con il Sole negli occhi. la realtà dietro ogni foto figa 😉 Stendini stracolmi di panni in mezzo ai piedi, stampanti che non funzionano al momento opportuno, difficoltà a far terminare i compiti assegnati alla prole, frigo con l’eco, stanchezza abissale, litigi e malumori sono normali e ci sono in tutte le famiglie. Lo ripeto: sono normali, anzi, sarebbe sospetto il contrario. Prima di essere una mamma sei un essere umano: imperfetto, con momenti di sclero, in cui non ti senti all’altezza e altri in cui quello che penserai e farai riuscirà. E sarà il top.Quello che va bene oggi per i figli domani probabilmente dovrai cambiarlo tutto, perché avranno deciso che non gli va più a genio e ricominceranno compromessi, punti fermi etc etc… Nulla è stabile e definitivo. Nulla è sempre sorridente e lustro. Mamme: strategie di sopravvivenza? Come affrontare tutto questo con una pandemia che va ad aggiungere ulteriori complicazioni?Smettendo di volere essere una madre perfetta.Perché, diciamolo davvero a chiare lettere, la mamma perfetta è noiosa e crea ansie nei figli. Se tu fossi realmente perfetta i tuoi figli non avrebbero scampo, condannati a un paragone insuperabile. E non ti perdonerebbero mai per questo!Quindi va bene così come sei, fragilità incluse, anzi, soprattutto quelle. Non dobbiamo sopravvivere ma vivere, goderci tutto quello che la vita può offrirci, smettere di sentirci sempre fuori posto o mai abbastanza.Quando ero alle prese con le prime notti insonni di Gaia Luna (mia figlia), le difficoltà con l’allattamento, i difficili incastri tra casa, lavoro e famiglia (che non quadravano mai!) ho imparato una cosa importantissima.Che i modelli con cui mi paragonavo per misurare ciò che andava bene e ciò che invece faceva di me una mamma e donna un po’ poco performante erano tutti nella mia testa. O assorbiti da stimoli esterni. Ma di sicuro non universali e non definitivi.Finivo per stancarmi per correr dietro a idee e modelli in cui mi giudicavo e condannavo da sola. Non c’è alcun regolamento che dica come deve essere una casa e la famiglia che vi abita dentro.Non sei pessima perché in casa tua regna il casino (se vuoi sentirti meglio, vieni a fare un giro nella mia!). Ironia e leggerezza: due alleati contro la stanchezza e il perfezionismo L’ironia è davvero un’arma potente. Saper guardare alle cose con un occhio benevolo, vedere il lato surreale, assurdo di ciò che stiamo vivendo è la chiave di volta per non soccombere.Pensiamoci bene: in una serie su Netflix qual è la protagonista che amiamo di più, per cui proviamo simpatia?La donna perfettina che non sbaglia mai un colpo o quella che arranca, magari fa pure gaffes atroci, è sempre un po’ in bilico ma non si avvilisce? La prima ci sta un po’ lì alla fine, per la seconda invece tifiamo.Perché, magari inconsapevolmente, sappiamo che è lei quella davvero forte. E, aggiungo io, quella vera, reale. Ironizzare non significa non prendere nulla sul serio. Significa solo aggiungere un pizzico di leggerezza, guardare il lato non perfetto spesso comico di ciò che ci accade e di come riusciamo, in un modo o in un altro a superarlo. O ad abbracciarlo. La leggerezza, l’ironia, sono potenti antidoti ai problemi. Risolvono un bel po’ il loro “peso specifico”. Provare simpatia per noi stesse a volte è più importante che sentirci in gamba. Voglio diventarmi amica, sostegno, voglio riuscire a tifare per me, anche quando sbaglio. Mamme imperfette: vere meraviglie La leggerezza ci permette di capire che non possiamo avere sempre tutte le risposte corrette, anche quando i nostri figli ritengono che dovremmo averle.E possiamo anche dirglielo: non so tutto, non arrivo dappertutto, non sono in grado di risolvere qualsiasi problema. Ed è utile perché gli permette di iniziare a misurarsi con la frustrazione, una sensazione con cui prima o poi anche loro dovranno fare i conti. E soprattutto li libera: se noi possiamo non sapere tutto, anche loro possono. Sei noi possiamo essere imperfette, anche loro possono sbagliare. E imparare a sbagliare e uno degli insegnamenti più grandi che possiamo dare ai nostri figli. Crescere significa imparare a stare nelle frustrazioni, che non ci sarà mai un momento della vita in cui tutto filerà liscio e avremo tutte le risposte. Capiranno che essere perfetti non è né una virtù né un obiettivo.E ti garantisco che gli avremo insegnato una grandissima lezione. Questo non significa che non dovremo cercare risposte, metterci in discussione, attivarci per trovare soluzioni! Significa solo che non dobbiamo essere continuamente in gara con ideali insani. Mamme: amarsi per amare Per evitare che la stanchezza e il senso di fallimento o scoraggiamento ci assalga bisogna, di tanto in tanto, porsi una domanda: cosa è importante per me?Figlio o figlia a parte. Chiediti cosa conta per te, cosa ti realizza molto. Io amo la mia famiglia e il mio lavoro, sono una parte importante di me. Mia figlia e il mio compagno sono importanti ma lo sono anche io, io nelle mie passioni e interessi. Se mi prosciugo, tutto a cascata va male: il mio lavoro (che coincide molto con la mia passione), la mia figura di madre e quella di compagna.Perché se non mi reggo in piedi io crolla tutto attorno a me. Cercare di sacrificarmi per la causa della famiglia e della dad, vivendo in apnea in attesa che tutto passi e ritorni alla normalità è una pianificazione davvero fallimentare. Ma è una strategia, un percorso eccellente verso l’esaurimento nervoso. Inizia a prenderti spazi per te. Anche piccoli, un quarto d’ora alla volta.Programmali seriamente! Segnali sul calendario così che divengano ancor più visibili, reali, veri appuntamenti. Che sia nero su bianco il fatto che quei tali giorni a quella tale ora tu non ci sei per nessuno. Tranne che per te stessa. Se arrivasse il senso di colpa, ricordagli che stare bene ed essere carica ti renderà una madre migliore: prenderci dei momenti di sano egoismo è un atto di grande altruismo in realtà, una forma d’amore per la nostra famiglia, non solo per noi stesse. E quando senti che l’insoddisfazione e la stanchezza sono in agguato fatti nuovamente quella domanda: cosa mi piace realmente? Cosa sto facendo per me stessa? Mamma: sei perfetta così! Tiriamo un po’ di somme e appuntiamoci un paio di concetti importanti. Puoi anche scriverli su un post it e appenderli allo specchio in cui ti guardi ogni mattina! Ricordati che vai bene così, che non puoi essere perfetta perché non devi esserlo. Semplicemente devi rendere i tuoi standard più flessibili e smussare il tuo perfezionismo. Ti segno qui un altro link: eh sì, è un tema che mi sta molto a cuore!! “Perfezionismo: come essere perfettamente insoddisfatte” leggilo!! Prenditi cura di te. Il tempo per te stessa è fondamentale.Accartocciandoti in mille preoccupazioni e cose da fare perdi lucidità ed energia. Ritagliarti tempo per te è un ottimo investimento perché ti permette di riempire fino all’orlo il tuo serbatoio di energia, sia fisica che emotiva.Se è quasi vuoto o peggio stai pure raschiando il fondo come puoi essere veloce, propositiva, serena e positiva come desideri tu? La realtà è sotto i nostri occhi: nulla si muove senza energia. Diversamente avremmo risolto molti problemi nel mondo!! Se non vuoi farlo per te fallo per chi ami!Ma ricordati sempre che una madre che non si ama è una madre che farà fatica a godersi il suo rapporto con i figli, che siano uno, due o una squadra di calcio.Le persone che ami meritano il tuo amore. E tu per prima. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, se vorraiOppure sulla community Facebook “Il coraggio di essere te” o nella newsletter. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti! Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
liberarsi dai blocchi emotivi e dal mi sento bloccato

Come superare un blocco emotivo, mentale o professionale

Ho un progetto ma non riesco a portarlo avanti, ho un hobby e una passione ma stanno lì chiusi in un cassetto, ho un lavoro da fare e non va avanti, sento che potrei fare di più ma non riesco, ho un lavoro che non mi piace ma non so come fare a cambiare… Queste parole le ho sentite ripetere tantissime volte, sono direi tra le motivazioni principali che spingono le persone a chiedere il mio aiuto: il bisogno di superare un blocco, di avviare un cambiamento. Per superare un blocco c’è una strategia davvero in controtendenza rispetto a quello che di solito si tende a fare ma che porta grandi risultati se la si applica bene: curiosi? Mi sento frustrato: non riesco a uscire da questa situazione! Quando ci troviamo bloccati in una situazione la prima cosa che facciamo è cercare una soluzione, una strategia, tentare un approccio differente.Che magari non risolve il problema e allora ne proviamo un’altra e un’altra e un’altra…E finiamo per sentirci frustrati, una sensazione davvero scomoda e dolorosa. La frustrazione è un dolore troppo a lungo provato, di quelli che ti fanno proprio dire: “Non ne posso più di stare così, sono stanca o stanco di vivere in questo modo, di avere la sensazione di non avere in mano la situazione”. Mi piacerebbe davvero poterti raccontare che quando si arriva ad essere frustrati, bloccati, non è colpa nostra, che sia stata un po’ sfiga o perché abbiamo Saturno contro ma in realtà quando ci troviamo in un blocco c’è sempre una parte di nostra responsabilità. Magari inconsapevole, non dico che ci siamo infilati di proposito in una posizione così difficile ma, purtroppo, come sempre, dobbiamo smettere di guardare fuori e rivolgere lo sguardo a noi. Perché tutti i problemi che noi viviamo hanno un’origine in comune:  noi.Non volevi sentirtelo dire, lo so.Ma prima di mollare tutto per lo sconforto (incluso questo articolo che stai leggendo!) voglio dirti una cosa importante: responsabilità significa anche potere su quelle situazioni che ora sembrano irrisolvibili! Suona meglio così?! Vuoi scoprire come funziona questo tipo di responsabilità? 🙂 Come superare un blocco: una questione di valore personale Partiamo da un esempio.Ho un capo o un collega aggressivo, che mi dice le cose sempre malamente, sia che io abbia torto sia che io abbia ragione.E io magari sono un soggetto che si impegna e “a modo”: faccio bene il mio lavoro e anche quando mi becco il cazziatone ingiusto comunque rispondo in modo gentile.  Ma i miei modi gentili ed educati non servono proprio a nulla con questa persona. Continua con il suo stile, a volte ho pure l’impressione che ci prenda gusto e questa dinamica si è oramai cronicizzata: aggredisce e io incasso. Se rispondessi a questo capo o collega in modo fermo ma non duro o collerico (mi raccomando non dite “Silvia Abrami mi ha suggerito di mandarla a… fare un giro, mettiamola così”), trattenendo le osservazioni che sono giuste ma mettessi le cose in chiaro per quelle che non hanno nulla a che fare con me e il mio lavoro, che cosa potrebbe accadere?Se affermassi insomma che certi atteggiamenti non li accetto che cosa mi potrebbe succedere? Non intendo urlare, né essere rancorosi ma spiegare: “Questa cosa hai ragione, l’ho fatta in modo sbagliato ma non c’è bisogno di dirlo così”. Prenderci la responsabilità della nostra vita ci rende liberi. Le persone ti trattano come gli permetti di trattarti. L’idea che se rispondo rischio il posto non corrisponde a realtà nella maggior parte dei casi. Anche in questo momento economico e sociale molto particolare: si tratta sempre di come noi permettiamo di essere trattati.Se temi il licenziamento e per questo ti lasci schiacciare dagli altri, se non per sbroccare quando sei davvero al limite, è più facile che questo licenziamento arrivi. O che il lavoro diventi una lenta e dolorosa tortura quotidiana. Se invece metti un limite chiaro, con calma, perché sai che questo è giusto, l’altra persona lo sente e si ferma. Eh sì, è proprio come sospetti: è una questione che ha molto a che fare con quanto tu ti rispetti. Se non te la senti di farti valere è perché non pensi di avere un valore. Questo è il problema e questa è la responsabilità e il potere di cui ti parlavo. Noi siamo artefici dei nostri blocchi, siano essi blocchi emotivi o blocchi mentali quando non vogliamo risolverli, quando accettiamo la situazione o cerchiamo di risolverli con tentativi che in realtà finiscono per cronicizzarli. Una strategia nuova: la lista di sabotaggio Che si tratti di un blocco psicologico in senso ampio o più specifico come un blocco nel lavoro o un blocco nello studio, c’è uno strumento che può fare davvero la differenza: la lista peggiorativa. Il progetto su cui lavoriamo non parte? La domanda giusta non è cosa posso fare per farlo partire ma è che cosa potrei fare per bloccarlo ancora di più.Avevi avvertito che si trattava di una strategia un po’… controtendenza?! Quello che ti suggerisco è di pensare: “Se io impazzissi e decidessi di rovinare la situazione, di mandare all’aria tutto, che cosa potrei fare nello specifico?” Cosa posso fare per bloccarmi di più? Per far fallire questo mio progetto? Scrivilo. Fai un elenco scritto di tentate soluzioni o di azioni, cose che potrebbero rispondere a questa domanda e lasciati andare alla creatività nelle idee. Mettere dentro anche cose che non solo non fai ma che non faresti davvero mai. Per esempio non farti pagare o farti pagare poco. Stare passivi nel tuo dolore.Non fare niente, non formarti. Non seguire le tue inclinazioni e vedere a cosa potrebbero portare. Fatta la lista guarda se dentro ci sono cose che stai già facendo.Se ci sono o ci assomigliano hai trovato delle pepite d’oro, perché hai sotto mani i tuoi piani di auto sabotaggio. Sembra paradossale ma la strategia sta proprio in questo: nel non cercare soluzioni megagalattiche, ma prendere in esame quelle che stai già mettendo in atto ma che sono disfunzionali. Se ad esempio sai che farsi pagare  è un punto a sfavore, di fallimento, e ti accorgi che effettivamente tu ti fai pagare poco… lavora su quello! Nell’esempio del capo aggressivo, se sai che dire sempre di sì è sbagliato (e lo DEVI aver inserito nella lista!!) la prima cosa su cui lavorerai è proprio questa e non cambiare o lasciare il lavoro. Questo esercizio lo faccio in consulenza molto spesso e ho visto risultati incredibili. Ma perché funzioni la lista di sabotaggio deve essere: il più ampia possibileonesta vera, realisticacompleta: non devi lasciare indietro nulla, tutto deve essere messo dentro. Tutto ciò che può sabotare, far fallire. Deve essere puntuale e precisa e questo esercizio, se ben fatto, porta risultati e sblocca molti risultati.Non è affatto banale la costruzione della lista, credimi: io li presso per ben benino i miei clienti su questo punto, altrimenti scrivono tre cose in croce, le più ovvie. Esplora parti di te in cui non hai mai vagato, come un Indiana Jones della tua mente e del tuo cuore.Lì troverai i tesori che cerchi da sempre. Blocchi e pregiudizi “Non so cosa fare della mia vita, non mi piace il lavoro ma non so che altro fare, cosa potrei fare di alternativo a quel lavoro”. Ho appena descritto una situazione di blocco che mi viene riportata di frequente dai miei clienti quando mi contattano e che porta con sé una grande frustrazione.Spesso scavando nella loro vita viene fuori che in realtà non è che non sappiano cosa altro fare o per cosa siano portati. Hanno sempre ispirazioni di vario genere, inclinazioni per determinati ambiti ma hanno dentro loro l’idea che quella cosa che vorrebbero fare non sia un vero lavoro. Che non è il caso di mollare tutto per farlo. Il lavoro è qualcosa di strutturato in un certo modo, che produce certi risultati in certi tempi e un hobby, una passione non è un lavoro. Questa è l’idea, la credenza che hanno in mente, che hanno maturato o gli hanno instillato.Quindi nel cercare il lavoro spesso tengono in mente certi crismi che questo deve avere e non prendono in considerazione tutta una serie di possibilità perché non entrano dentro a quegli schemi. Ed è davvero un peccato perché sono tutti blocchi mentali che ci poniamo da soli, macigni che ci carichiamo sulla schiena quando già la vita ci presenta belle salite ripide di suo! Scrivere liste di sabotaggio ci permetterà di capire cosa possiamo fare per far andare ancora peggio la situazione che stiamo vivendo e come potremmo far fallire il progetto di cambiare lavoro, tutti gli scenari possibili.Magari scopriamo che il lavoro attuale ha margini per inserirvi qualche passione. Oppure che può trasformarsi. Di sicuro nulla cambierà se staremo seduti con il nostro bravo macigno ben legato sulle spalle! Proviamoci: scrivere non ci costa poi così tanto… Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nella mia community Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
come sbloccarsi

Sentirsi bloccati: quando lavoro e studio non vanno avanti

A volte capita di bloccarsi in un loop.Un circolo fatto di insoddisfazione, tentativi vari di uscirne per poi dover ritrovarsi punto a capo, di nuovo… scomodi.Le cose non funzionano come dovrebbero, ci sentiamo confusi, come se ogni passo fatto sia sempre quello sbagliato, ogni decisione errata. La sensazione non ti è nuova? Credimi, neanche a me e vorrei raccontarti come ho messo fuori i piedi da questo eterno ritorno (il mio professore di filosofia mi ucciderebbe per Nietzsche trattato così!!). Sta tutto nell’avere uno sguardo sul passato – gratitudine – e uno sul futuro – distacco -. Li vedremo assieme, poco più sotto.È un tipo di sguardo che ho dovuto imparare io per prima per poter uscire dal mio corto circuito di lavori cambiati ogni tot di mesi e arrivare a quello che ancora oggi è la mia meravigliosa professione. Ti sembrerà strano ma sentirsi bloccati nella vita è davvero un’opportunità.Perché ti costringe a guardare sia alle tue spalle che in avanti. E sistemare quelle cose che avevi lasciato nascoste sotto al tappeto perché… “ci penso più avanti o non ci penso affatto”.Bene, è giunto il momento di pensarci! Mi sono bloccato: perché? Quando siamo bambini molta della nostra energia è spesa a creare un buon rapporto con la nostra famiglia, di origine o quella che lo è diventata.Vogliamo essere amati, visti, sentiti, riconosciuti, considerati. Abbiamo un estremo bisogno di appartenere a quel nucleo di persone che è la nostra famiglia e facciamo di tutto per esserne al centro.Salvo fratture dolorose dettate dai più svariati motivi, finiamo per assorbirne valori, sistemi di giudizio, proprio in virtù di questa appartenenza. E questi ci influenzano nel bene e nel male (è un argomento davvero affascinante questo e ne ho parlato nell’articolo “Storie che ci sorreggono”). Spoiler! I bravi bambini sono quasi sempre degli adulti insoddisfatti. Io sono figlia di due dipendenti per di più sindacalisti.Il rispetto per i diritti altrui e l’avversione per le ingiustizie, la lealtà e la spinta ad aiutare il prossimo li ho mutuati da loro, dal mio sistema familiare.Il sistema familiare cui appartengo mi ha quindi trasmesso valori importanti ma è anche stato alla base delle mie iniziali difficoltà. Perché?Perché i miei genitori hanno lavorato come dipendenti e per i diritti dei lavoratori dipendenti. E sin dall’inizio io sono stata convinta che entrambi, sotto sotto, volevano io trovassi un lavoro da dipendente. Come loro. Sono stata una gran brava bambina oltre che fedele al sistema familiare, quindi mentre studiavo all’università cercavo dei lavori tutti rigorosamente da dipendente.Ho fatto la commessa, la tabaccaia, l’impiegata commerciale e quella in un’agenzia formativa, ho lavorato in una pasticceria… Qui avevo 26 anni e lavoravo in pasticceria a 2000 mt mentre studiavo all’Università e continuavo a formarmi nel coaching. 😉 Ma la verità è che stavo malissimo, ero “scomoda”, non riuscivo a trovare il senso in quello che facevo e il lunedì era un’agonia.Vivevo divisa senza accorgermene.Da un lato mi specializzavo nel campo della formazione e del coaching, approfondivo e studiavo sempre di più quella che era davvero una passione per me e che palesemente spingeva verso una scelta di libera professione. Dall’altro perseguivo testarda la ricerca di un posto fisso. Almeno a tempo determinato!I miei genitori in realtà mi hanno sempre detto “Fai quello che ti senti” ma dentro di me credevo che per farli felici dovevo seguire le loro orme.Così capitava che per nove, dieci mesi riuscivo a “stare” dentro un lavoro ma poi lo cambiavo, ne trovavo un altro e anche lì resistevo nove o dieci mesi e puntualmente mi bloccavo e ripartiva la ricerca per un nuovo lavoro. E avanti così per anni mentre studiavo. Mi bloccavo ogni volta. Quando cerchi la tua strada, la prima cosa che vuoi trovare, sei tu. Capire cosa significa per te “vivere la vita a modo mio” Giunta al termine degli studi non avevo più il paravento, la scusa, che qualsiasi lavoro potesse andare in fin dei conti bene perché avevo una meta importante da raggiungere, la laurea.Studiare lavorando aveva allungato un po’ i tempi della laurea ed era arrivato davvero il momento di decidere cosa fare. Il grande lavoro che avevo fatto su di me nel frattempo mi aveva portata a questa considerazione: “ci provo, provo la libera professione. Se non ce la faccio oramai so fare quasi di tutto (ho collezionato tanti di quei lavori!) che trovare un’occupazione non sarà un problema”. Son partita nel 2012 e… sono ancora qui!Ma all’inizio mi tornava sempre a mormorare nell’orecchio quella vocina che diceva “Trovati un part time che ti dia sicurezza poi nel tempo libero ti dedichi a coaching e formazione”.Quante volte è capitato anche a voi? Scommetto tante.Sistemati e poi trovi il tempo per fare…Prima pensa a trovare una stabilità economica poi…E invece intanto la vita scorre! Uno sguardo al passato: la gratitudine La prima cosa che ho dovuto fare è stata far pace con quell’idea di lavoro che i miei avevano o, meglio, che io ritenevo e ancora ogni tanto un po’ credo, che i miei avessero per me. Il grande passo è stato riconoscere il dono che mi avevano fatto, quello della vita, che non potrò mai restituire loro ed è giusto che sia così, è nell’ordine delle cose che non lo si possa restituire.Perché è un atto di puro amore, gratuito, che i genitori fanno. Ora che ho una figlia so che è così, lo capisco. Lei non mi deve restituire nulla perché solo con il suo essere già mi dà tantissimo. Quindi non li stavo deludendo davvero, perché la partita si giocava ad un livello molto più profondo. Diventare mamma ha cambiato e arricchito tantissimo il rapporto con i miei genitori. La gratitudine nei confronti dei genitori è un’emozione molto importante, perché la rabbia o il pensare che avrebbero dovuto fare cose diverse per noi, ci bloccano.Anche se sono stati genitori molto difficili per noi. Anche se hanno sbagliato un sacco di cose. Se tu sei incacchiato nero con i tuoi genitori stai bloccando una tua forte energia, anche psicologica, che può accogliere e raccogliere tantissime cose nella tua vita, come l’amore e il successo, perché dietro a te è come se ci fosse un muro. E non è un muro che sostiene ma che blocca un passaggio. Anche se il rapporto con loro si è rotto, anche se non sono più qui, fare pace dentro di noi con loro, accoglierli così come sono, è di importanza davvero vitale. Senza giudicarli perché noi non vorremmo che ci giudicassero (magari lo hanno fatto e abbiamo sentito quanto fastidio dia) ma imparare a fare un gesto di amore grande, di gratitudine e capire che non abbiamo diritto di giudicare due persone che ci hanno messo al mondo e con le risorse che avevano hanno fatto il meglio che potevano. E questa cosa per molti è difficilissima, e non si può fare a parole, ma richiede di lavorarci su, praticamente sempre. Per me è stato così: non è bastato pensarlo, ho dovuto lavorare sulle parti di me che si sentivano in colpa, sbagliate, arrabbiate, confuse, nel rapporto con loro. 3 generazioni di amore Gaia Luna, mia figlia, non può capire (e non potrà capire per lungo tempo) il motivo per cui io sia così poco incline al gioco dopo tre notti passate insonni perché lei non vuole dormire.E invece di giocare vorrei solo stendermi non appena cala il sole e cadere in un sonno profondo, anzi, in uno stato di incoscienza assoluta fino al giorno dopo!Non può e per lungo tempo non potrà capire che se faticavo a essere una mamma performante e giocosa non era per disinteresse o perché occupata in altro.Era perché mentre lei riusciva a recuperare in qualche modo, io lavoravo, cucinavo, facevo la spesa, pulivo… Sono un essere umano, ho i miei limiti. Per me ad esempio privarmi del riposo è deleterio. Così è stato per i nostri genitori, che non avevano neppure il conforto di poter aprire Facebook e guardare una diretta o un video sul tema o leggere un articolo, un blog come stai facendo tu. Gli strumenti erano molti, molti di meno. Gratitudine e assenza (o almeno limitazione al minimo che ci riesce) di giudizio verso chi ci ha preceduto sono due qualità, due atteggiamenti che dovremo, anzi, vorremo maturare per riuscire a uscire da certi blocchi, incarti della nostra vita. Uno sguardo al futuro: il giusto distacco L’altro pilastro è il distacco.Che non è freddezza o rinnego!È un girarmi verso il mio futuro e avere i miei genitori dietro di me, che mi sostengono e nutrono. Non davanti a me che mi bloccano e giudicano.Per questo è importante la gratitudine e il perdono! Cosa significa “distacco”? Significa smettere di fare le cose per loro e iniziare a farle per me.Perché l’unico modo che hai per realizzarti è ascoltarti e sapere che ci saranno cose che farai su cui loro non saranno d’accordo. O non lo sarebbero stati. Magari anche gli altri non saranno d’accordo. Ma se guardiamo avanti senza l’ancora della rabbia per ciò che non abbiamo ricevuto, per come lo abbiamo ricevuto o il peso di non voler deludere nessuno possiamo capire veramente dov’è la nostra strada. Il distacco è proprio quel guardare avanti e non indietro. In fondo all’anima, chi ci ama ci vuole liberi e felici. Anche se non lo ammetterà mai a parole. Se siamo confusi è perché ci sono tantissime cose che ci stiamo portando dietro, che ci legano al passato oppure a una nostra idea di come bisognerebbe essere. La strada per il successo Gratitudine e giusto distacco sono la strada per la serenità e il successo.Ci sono persone che raggiungono il successo anche senza ma, posso garantire, la raggiungono senza serenità, senza armonia e senza equilibrio. Una persona che fa quello per cui sente di essere nata (nel senso che sta mettendo a frutto tutto di sé, i suoi talenti e i suoi doni, in quello che fa, dove si trova) è un dono per tutta l’umanità! Ogni persona ha una chiamata, un impeto verso un’attività o, in termini più ampi, verso una missione tutta sua.Può essere un lavoro, un’associazione di volontariato, il creare una famiglia o un’opera… infinite cose ma una chiamata che è solo sua.Non rispondervi porta facilmente verso l’infelicità, per prima cosa, e una perdita enorme per tutti che ne avrebbe certamente tratto beneficio. Pensate a chi ha la vocazione a insegnare o fare l’ostetrica ma decide di impiegarsi in tutt’altro: che grande perdita! Provate a chiedere a tante madri diverse come hanno vissuto il parto: a seconda dell’ostetrica che avevano a fianco sarà stato positivo o un pessimo ricordo. E così è in ogni campo! Pensate a chi ha un bar: se vi accogliesse alla mattina mettendovi la tazzina con il caffè sotto gli occhi senza alcun garbo non vi darebbe la spinta giusta per iniziare la giornata!Io ho conosciuto una persona che davvero amava il suo lavoro da barista e si impegnava a far sì che la sosta da lui fosse un angolo di relax, piacevole. E si percepiva entrando, già dopo un passo. Non è mai troppo tardi per imboccare la propria via.Sei sempre in tempo a chiederti dove sta il tuo cuore, per cosa batte e capire qual è la tua strada.Anzi, lo devi proprio fare: è un dovere verso la tua felicità e quella di tutti coloro che avranno la fortuna di  incontrarti. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.

Autostima: le convinzioni errate e i segnali di cambiamento

Autostima. Se immaginiamo Google come un bibliotecario, possiamo pensare al libro Autostima come tra i più richiesti in assoluto, che lo costringa a fare avanti e indietro dagli scaffali al banco di consegna libri infinite volte al giorno per le richieste che riceve.Di sicuro è una parola che noi ripetiamo spesso. Che cerchiamo, ci auspichiamo, ne invochiamo la crescita o ne malediciamo l’assenza.Ma che cos’è in concreto? Definizione di autostima L’autostima è la stima, l’accettazione benevola che ho di me, proprio per come io sono, non legata a specifiche competenze o capacità ma indipendentemente dalle cose che faccio e dai risultati che raggiungo. Non coincide con un determinato modo di fare ed essere.Non coincide neppure con la tanto invocata sicurezza di sé.E tanto meno coincide con un giudizio su di sé e sulle proprie competenze.A proposito: attenzione a usare questa parola, giudizio! Il termine giudizio ci richiama sempre, in modo consapevole o meno, un voto. I tanti anni trascorsi sui banchi di scuola gli hanno dato un sapore di valutazione: bene, non bene.Facciamoci un favore: evitiamola. La definizione che ho dato adesso forse ti sembrerà un po’ confusa ma niente panico: la svelerò un passo alla volta e la capirai talmente bene che ne vedrai un suo riflesso (piccolo o grande che sia) in te. Autoefficacia e autostima Vediamo ora la carta d’identità dell’autostima, cerchiamo insieme i suoi aspetti particolari così da scorgerne i suoi semi in noi o almeno capire come piantarli per farla crescere. Dopo oltre diciotto anni di esplorazione della crescita personale e almeno una dozzina di anni di lavoro a tempo pieno nel settore del coaching posso dire con assoluta certezza che: una persona non passa dal non avere autostima all’averneuna persona senza autostima non è priva di talenti o capacità Partiamo dal primo punto. L’autostima non è un oggetto che si ha o non si ha ma è un processo di costruzione, di consapevolezza di sé.Stimare se stessi è una consapevolezza, una posizione, che può aumentare nel corso della nostra vita e certamente non è una cosa di cui siamo totalmente privi, a meno di patologie o gravi e seri traumi.  Una persona con una vita normale, nulla di eccezionalmente disastroso o fantastico, ha sicuramente degli ambiti della vita in cui si sente bene; realtà, azioni, ambienti dove si muove con maggior tranquillità e sicurezza. In altri termini, sa che in quelle situazioni è autoefficace (detto terra terra: se la cava).L’autoefficacia è il pensiero di sapere fare alcune determinate cose; è la stima che ho di me rispetto a quello che so fare, siano esse molte o pochissime. Fosse anche solo saper rifare bene e velocemente i letti alla mattina. C’è differenza con l’autostima. E grazie a questa differenza iniziamo a vedere i primi contorni per definire meglio l’autostima: non ha a che fare con competenze o azioni in cui riesco, perché qui saremmo nel campo dell’autoefficacia.Ha a che fare con la stima di me per come io sono nel mio complesso, indipendentemente dalle cose che faccio, dalle mie competenze, dai risultati che ottengo. Ripeti con me: indipendentemente dalle cose che faccio, dai risultati che ottengo e da quello he pensano gli altri. Convinzioni errate sull’autostima C’è un’idea fuorviante di ciò che caratterizza una persona con una buona autostima.Questa di sicuro non ha mai: pauramomenti di debolezza o di confusionefragilità ma è una persona che: sa sempre cosa vuole e le giuste risposteha le idee sempre molto chiareè centrata, piena di energia, volitivasa dove andare e perché Pensaci bene, abbiamo appena descritto Wonder Woman o Superman.Anzi, neppure loro, perché in realtà di dubbi gliene nascevano almeno un paio in ogni puntata. L’autostima non è l’invincibilità, la scelta ponderata e perfetta, la resistenza stoica ad oltranza, la certezza granitica. Anzi è proprio vero il contrario: le persone con una sana autostima hanno dubbi, paure, momenti di confusione e di insicurezza. Semplicemente accettano che tutto questo faccia parte di loro e non ne fanno una tragedia: hanno una fiducia di fondo, sanno che, prima o poi, ne verranno fuori. Le distorsioni cognitive: capacità che ci sono ma non le vediamo Passiamo ora al secondo punto, davvero molto importante e su cui spesso si cade in errore: il fatto di avere poca autostima non coincide con il non essere in gamba, con il non avere risorse.Non è affatto un’equazione perfetta. In realtà semplicemente non le vediamo, le oscuriamo, abbiamo messo il filtro “no” sulle nostre capacità, sui nostri pregi, sulle nostre competenze. Quindi non saltano mai agli occhi e non ci convincono. Hai presente i filtri di excel? O di un sito di ricerca on line.Se non metti la spunta su un’ipotetica voce “risorse, capacità, bravura, competenze” excel o il motore di ricerca non mostrerà quella voce lì.Quindi cosa rimane, cosa finirà per mostrarti? Le voci che hanno a che fare con le sfighe, il nulla, ciò che non ti riesce.Cioè tutto il resto che non è “risorse, capacità, bravura”.Pura logica. Magari i risultati che sarebbero saltati fuori con il flag su “risorse, capacità, bravura, competenze” sarebbero stati 1001 e quelli che risultano da incapacità solo 10 quindi, irrisori. Ma hai selezionato la seconda e vedendo solo quei 10… pensi sia il tutto. Che esistano solo quelli. È un modo un po’ cieco di guardare le cose non credi?È come fare il bilancio delle tue finanze senza metterci dentro le entrate: sono solo tutte uscite, perdite. Aiuto siamo in bancarotta! Se non guardi il quadro generale, le mosse che fai sembreranno sempre quelle sbagliate. I segnali dell’autostima Quando una persona inizia ad aumentare l’autostima inizia ad avere coraggio e pian piano a notare le proprie risorse.Qui inizia il vero cambiamento epocale. Sentire di avere delle risorse, riuscire a osservare i propri successi e la propria forza negli insuccessi; la capacità di rialzarsi e magari cambiare strada, prendere quella giusta o comunque tentare un’altra via, testimonia una presa di conoscenza del proprio valore.Testimonia che la scalata dell’autostima si è avviata. Le paure ci sono (non averne mai è da incoscienti), rimangono ma contemporaneamente si ha fiducia di poterle affrontare.Nei miei percorsi di coaching, individuali o di gruppo, uno dei primi segnali che noto di autostima in salita è proprio l’affiorare del coraggio e della fiducia.  Ecco un esempio davvero classico in cui mi imbatto spesso nelle persone che lavorano sull’autostima: non gli piace il lavoro che fanno ma non inviano cv, non cercano alternative, sono bloccate da mille paure. Paura di non essere accettate, rifiutate, che il nuovo lavoro sia peggio del precedente, troppo lontano, troppo vicino, troppo o troppo poco.I no in particolare sono scogli enormi, il solo ipotizzarli come risposta fa sì che l’azione di cambiamento, di ricerca del lavoro neanche si avvii. Il primo segnale che vedo di cambiamento, nell’esempio sopra riportato, è l’invio di un cv, la risposta a un annuncio. Una piccola azione. Una presa di coraggio insomma. Una persona che si rafforza avrà sempre più coraggio ad affrontare un no, a sbagliare, a prendere porte in faccia. Ci rimarrà male? Ma certo che sì! Io davanti a ogni ostacolo e crollo che ho incrociato non ho fatto i salti di gioia né ho mantenuto sempre un atteggiamento serafico e compassato!Anche io, come tanti, ho pianto talvolta (non hai idea di quante lacrime i miei occhi siano in grado di produrre!), magari mi sono anche concessa pure giorni di sconforto.Ma il risultato di un cammino come quello che ti ho appena descritto, in cui ci si rafforza pian piano è che dai momenti di stallo saprai uscirne fuori. Li incontrerai ma non rimarrai lì dentro.Dentro di te saprai che potrai venirne fuori, che troverai un modo, una qualche via per rimetterti in moto.E che non crollerà alcun muro sulla tua testa. Se l’autostima è un tema che ti interessa e vuoi sapere quali sono secondo me i due passi, i due tratti che ci si deve concedere per andare alla sua conquista ti invito a dedicare altri cinque minuti alla lettura di un articolo: come si costruisce l’autostima. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
costruire l'autostima

La costruzione dell’autostima: i due passi della crescita

Quando chiedo: “Che cos’ è per te l’autostima? Che caratteristiche ha?” nove volte su dieci ricevo risposte che la rendono… impossibile da raggiungere.Sono definizioni, false convinzioni dalle gravi conseguenze perché ci portano all’immobilità. Se l’obiettivo è ritenuto superiore alle nostre forze, se pensiamo che in noi non ci siano né armi né capacità per raggiungerlo, chi ce lo fa fare di sprecare energie?Ricordiamoci sempre che il nostro cervello ragiona con il calcolo di efficienza ed efficacia, volto alla sopravvivenza. Se l’impegno richiesto non garantisce il risultato, se non vi è neppure il barlume… lui lascia giustamente stare! Nelle prossime righe sfaterò molti miti riguardo all’autostima e te la farò conoscere in un modo nuovo, per nulla scontato… una visione che ero costruito in 18 anni di lavoro su di me e con le persone che seguo nei percorsi: te la senti di scoprirla insieme?! 😉 L’autostima è un cammino non una dote Se pensi anche tu di essere senza speranze ti invito di cuore a leggere l’articolo Autostima: le convinzioni errate e i segnali di cambiamento.Scoprirai due cose:  l’autostima non coincide con il giudizio che si ha di sé e neppure con le cose che sappiamo farechi ha bassa autostima ha talenti e risorse. Sempre. La stima di sé si costruisce. Non appare o scompare per magia, non è un oggetto che si ha oppure no. Un trofeo.Si tratta di un cammino. Spesso in salita, come tutte le cose belle del resto. Quali sono gli elementi fondamentali di questo cammino? I super poteri dietro una vera autostima?Sono la flessibilità e la fragilità.Sono convinta che il segreto della vera forza di una persona stia soprattutto in questi due elementi, flessibilità e fragilità. Nulla che ci richiami superpoteri inarrivabili insomma. Ce la possiamo fare! Mettiti comodo. Ora inizia il bello. Autostima e flessibilità Se io sono forte e mi voglio bene mi dò la possibilità di cambiare idea. Mi dò la possibilità di pensare che il punto di vista degli altri possa essere sensato e rispettarlo pur senza condividerlo. Non solo. Posso ricevere una critica senza crollare in mille pezzi, senza prenderla sul personale, e senza mettermi sempre in discussione da capo a piedi. Perché riconosco che attorno a me ci sono altre persone con visioni differenti dalla mia.Questo è un pensiero che personalmente mi solleva tantissimo: se le persone sono diverse e hanno quindi pensieri, modi di ragionare diversi, cade subito il macigno del senso di colpa (sono io che non vado bene, non capisco, sono sbagliata…). Flessibilità è crescita, è capacità di imparare, di apprendere, di migliorarsi, è possibilità di scoperta. Se io penso che le uniche idee giuste siano le mie non uscirò mai dal mio micro cosmo. Non incontrerò mai nulla di nuovo.Come cresce il bambino? Stando sempre con i suoi 4 giocattoli in culla?No. Esplorando, guardandosi attorno, osservando per poi sperimentare. Se sto solo con le mie idee, in perfetta e granitica convinzione, sembrerò (apparentemente) una persona sicura ma in realtà si tratterà di rigidità, ben lontana dal concetto di autostima.E le cose rigide, come sappiamo, prima o poi si spezzano sotto pressioni forti.Mentre le flessibili possono piegarsi sotto carichi pesanti, forti raffiche di vento, ma poi tornano in piedi, come fa il legno di bambù, che sembra fragile e invece è difficilissimo da spezzare. Proprio perché sa piegarsi. Flessibilità è anche darsi la possibilità di sbagliare. Posso sbagliare e restare una persona in gamba, buona e brava (e anche qui profondo sospiro di sollievo!).  Ma potrei anche non sbagliare mai. Ci sono persone che ci danno questa sensazione vero?In realtà le persone di successo hanno provato tanti fallimenti e da ogni fallimento, anche doloroso, hanno tratto istruzioni per imboccare la successiva strada da percorrere. Questo lo sappiamo bene eppure tendiamo a dimenticarcelo. Siamo campionesse e campioni mondiali in auto sabotaggio! Se nella vita vuoi avere successo e sentirti sicuro, impara a sbagliare. Sbaglia alla grande.E dopo averlo fatto una volta, sbaglia ancora meglio(Silvia Abrami) Vivere senza scossoni, senza errori non credo sia davvero possibile.Vorrei farti riflettere su chi ti sembra viva tranquillo e beato senza compiere grandi errori e dare troppo nell’occhio.Pensaci bene… sicuramente ti verrà in mente una persona che conosci con queste caratteristiche. Ora ti lancio una sfida: da dove nasce quel non commettere mai errori? È assai probabile che, guardandoci di fino, il non errare sia frutto del non azzardare mai nulla, non fare mai nulla di nuovo. Niente passi fuori dal cammino conosciuto. Continuare a camminare su una strada che magari non ci piace ma dove nessuno ci critica (e non rischiamo niente) sembra rassicurante.In realtà stiamo correndo un rischio enorme, quello di buttare via la nostra vita. Se c’è una cosa che questi ultimi tempi di Covid ci ha insegnato è proprio che le cose possono cambiare da un momento all’altro, stravolgersi e i punti di riferimento, la quotidianità tanto rasserenante e conosciuta, non esserci più. Autostima e fragilità La fragilità è l’altro ingrediente dell’autostima e sembra davvero un controsenso! Una persona sicura di sé sa stare con le proprie ferite, con il suo dolore, con le sue mancanze.Non fa confusione per non sentirle, non si distrae per non vederle. Non le nasconde, non le ignora.Ci sta dentro, si permette di ascoltarle.Non pretende che gli altri capiscano il suo malessere o i suoi punti fragili perché, in caso contrario, significa che non le vogliono bene o non sono attenti alla sua persona. Se ne prende cura per prima e se c’è bisogno cerca chi può aiutarla in questo, chi ha strumenti e competenze per farlo. O chiede anche solo una spalla su cui piangere, ma la chiede, non la pretende. Prendersi cura esattamente di cosa?Delle parti deboli, di quei “bambini feriti” che vivono dentro la nostra anima.Sono ricordi, emozioni, sentimenti che da piccoli forse non sono stati abbastanza visti, considerati e sono rimasti lì, piccini. Non sono cresciuti e chiedono. Soffrono.Ricordiamoci sempre che quello che per un adulto può sembrare lieve, magari anche insignificante, per un bimbo può essere una tragedia. Essere vissuto e sentito con dolore.Se non ricuciti, gli strappi e i dolori di quell’epoca lontana ci rimangono dentro e gridano, piangono. Prendersi cura da adulti di quelle ferite, delle nostre parti fragili è un grande segno di maturità e autostima, perché quando sai di avere delle debolezze, le accogli e le affronti… è lì che sei forte. Quando sei stanco e ti fermi per riposare, senza tirare fino a morire è lì che sei saggio e dai prova di forza e autostima. Fermarsi. Rallentare. AbbracciarSI. AmarSI. L’autostima non è un cammino solitario Nei miei gruppi di lavoro, che sono piccoli, 4 o 5 persone al massimo, noto che i partecipanti finiscono per stimarsi moltissimo tra di loro. È interessante per me vedere ogni volta la stessa dinamica: come le persone siano disposte a vedere in modo chiaro e preciso i passi in avanti fatti dagli altri, a confermarglieli e sottolinearglieli ma come non riescano a vedere altrettanto di se stesse. Non vedono le proprie risorse e i passi compiuti. Per questo credo che i legami sani, i gruppi di lavoro siano davvero potenti.Aprono molte porte interiori perché svelano il nostro meccanismo di cecità attraverso la cecità che l’altro ha di sé e che noi osserviamo.Noi vediamo chiaramente tutto dei suoi passi, mentre lui non vede quasi nulla di sé. E questa strana meccanica la sperimentiamo nel gruppo, la vediamo accadere proprio sotto i nostri occhi.Il gruppo funge da supporto e motivazione, è uno degli strumenti di cambiamento. Gli altri quali sono? Nei miei percorsi sono le azioni.Non possiamo fermarci solo a riflessioni e analisi (che sono importantissime!), occorrono passi concreti (anche piccolissimi!) e devono divenire quotidiani. E strumenti da tirare fuori al momento del bisogno, per diventare autonomi. Si lavora anche su come alleggerirsi da zaini inutili, creare un centro di equilibrio interiore (senza il ping pong di ma-se-forse che non ti fa muovere).  Poi si lavora sulla fiducia non solo in noi stessi ma anche su ciò che c’è attorno a noi.Controllare tutto non è possibile. Fare scelte super ponderate è una palude in cui spesso ci infiliamo e che ha come risultato l’immobilità: nella ricerca della scelta migliore e perfetta finiamo che non scegliamo nulla o quasi.Il perfezionismo, di cui ho parlato in uno specifico articolo e in video sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach è un flagello per noi! Se non ti senti pronto a un percorso ma vuoi comunque iniziare un passo, ti invito a entrare nel gruppo gratuito di Facebook Scegliti e Realizzati: troverai molte altre persone, proveniente dalle più disparate esperienze, che si raccontano, propongono, chiedono e scherzano sulle loro paure, sul loro percorso, sui loro cambiamenti. Ogni settimana io propongo sfide, meditazioni, temi particolari, guidati da me.Ognuno è libero di aderirvi o meno, di partecipare, commentare oppure no. Senza alcun problema o legame.È un luogo di rispetto reciproco, per questo chiedo di rispondere a poche brevi domande prima di acconsentirne l’accesso.Si cresce solo dove ci si sente accolti e non giudicati a priori! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.

Essere mamme: una storia d’amore imperfetto

Questo è un articolo con il cuore in mano e la sorellanza come guida. Il mio è un blog che parla di crescita personale, perché il mio lavoro è di aiutare le persone a sentirsi sicure e realizzate, ma questo articolo parla di me. Parlo ogni giorno con tante donne che sono anche mamme e ci assomigliamo tutte in una cosa: amiamo i nostri figli come nulla al mondo e contemporaneamente ci sentiamo schiacciate dalla loro presenza nella nostra vita. Ecco, l’ho scritto. Incredibile vero?! Sono cose che non si pensano, figurati pubblicarle su un sito dove potrebbe leggerle chiunque, magari anche mia figlia un giorno. Sai i sensi di colpa???? Oggi ho deciso che dei sensi di colpa me ne frego, perché quello che voglio dire vale di più, almeno per me. Perché un’altra cosa che la maggior parte delle mamme con cui parlo hanno in comune e che non si concedono di lamentarsi della propria condizione di madri quasi mai. Magari si lamentano se vanno male a scuola, si mostrano preoccupate, ma non ci permettiamo di dire ad alta voce quanto sia difficile essere una madre. Essere mamma è difficile Lo abbiamo scelto (quasi sempre, quasi tutte), ed è l’amore più grande della nostra vita: quindi, esattamente, di cosa dovremmo lamentarci? Con tutte le donne che non possono avere figli poi! Altri sensi di colpa… così, giusto per farvelo notare. La vita di una mamma è tutta un tentativo di schivare sensi di colpa, giudizi, cercare di godersi il momento (perché crescono alla velocità della luce), cercare di ritrovarsi e ricostruirsi una propria identità, e di essere anche un buon esempio, che mi sembra il minimo. È difficile. Maledettamente difficile. Faticoso. E spesso doloroso. Ad esempio mia figlia è la bambina più bella che io abbia mai visto. E non sto esagerando, è più bella di quelle dei film. E poi mi fa ridere, è intelligente, dolce, simpatica, curiosa. È stupenda ed è molto meglio di quanto io l’abbia mai immaginata. Mi innamoro di lei ogni giorno di più. Eppure sapete cosa penso la notte quando mi chiama e mi sveglia per la sesta volta in 3 ore (da 2 anni e mezzo!)??!! Penso “Non è giusto! Non me lo merito! Voglio dormire!” Non penso “Poverina, avrà avuto un incubo!” No, penso a me, al sonno che ho e a quanto non ho voglia di andare a consolarla. È così, perché negarlo o nasconderlo? Perché non dire pubblicamente che questo è un amore imperfetto? Ci sono siti, libri, profili su Facebook o Instagram, Canali YouTube, professioniste esperte che vi dicono quanto potete nuocere al vostro bambino se alzate la voce, se lo fate sentire in colpa, se non lo allattate, se non lo fate dormire con voi, se lo rimproverate, se non lo accogliete. Ci dicono che dobbiamo accogliere, ma mettere confini perché altrimenti cresceranno confusi. Che dobbiamo ascoltare ma anche educare. E per quanto io legga di qua e di là, pochi si occupano di come sta la persona che deve fare tutto questo. Pochi dicono quanto davvero sia difficile trovare il giusto equilibrio (cioè lo scrivono, perché sarebbe maleducato non farlo, ma è chiaramente un contorno). A differenza di un tempo oggi i figli sono molto al centro delle scelte dei genitori, la loro educazione è molto seguita. E questo è certamente un bene. Da mamma però ho la percezione che a volte si esageri. Che i genitori, come persone, vengano un po’ dimenticati, lasciati da soli a sbrigarsela con le proprie emozioni. Tante volte ho letto post su Facebook di specialiste dell’educazione che sono riuscite a far sentire sbagliata me. E vi assicuro che non è facile perché di strada ne ho fatta tanta e mi voglio davvero molto bene. (Così tanto che in questo articolo sto dando spazio alle fragilità, con il cuore leggero). Ecco, questo mi ha fatto pensare che c’è qualcosa che non va in tutto questo. Voglio che esista un luogo, seppur virtuale, in cui poter dire che siamo stanche, affaticate, confuse e dubbiose. Voglio essere libera di essere imperfetta, e che questa sia la prova che non potrei amare mia figlia più di così. Perché l’amore di un genitore è unico al mondo non quando è perfetto, esattamente il contrario. Noi stiamo lì, a tenere mani, abbracciare corpicini morbidi e profumati, a trattenere parole crudeli, anche se non ne possiamo più. Anche se alle 7 suonerà la sveglia, è stata una settimana difficile e domani dovremo comunque lavorare, accudire, cucinare. Noi stiamo lì, a mettercela tutta, perché sappiamo che i nostri figli se lo meritano e se lo meriteranno sempre quello sforzo. Perché sono perfetti e hanno diritto di chiamarci nel cuore della notte, che crescere è difficile almeno quanto educare. L’amore puro è tutto in quel diritto che possiamo riconoscerci reciprocamente: il diritto di avere paura del buio e quello di non avere voglia di consolare. E amarsi lo stesso. Incontrarsi lo stesso. Abbracciarsi lo stesso. L’amore di un genitore vive di “lo stesso”. Ricordiamocelo un po’ di più. Quando incontri un genitore per strada, guardalo negli occhi: stiamo tutti dalla stessa parte e un sorriso di comprensione a volte è tutto quello di cui abbiamo bisogno. Queste foto sono l’esempio di tutto quello che vi ho scritto: notte quasi insonne, un grande caldo, io un gran mal di testa, Gaia Luna una gran voglia di stare insieme. Ha creato un momento di gioia pura. Un grande momento “lo stesso” che porterò sempre nel cuore. Il dubbio di non essere abbastanza, l’ansia di non farcela, la catena che ci lega al dover essere secondo certi parametri (dettati da chi poi???) ci prende e ci lega tutte, chi prima chi dopo. Se anche tu ogni tanto vivi queste emozioni sappi che è naturale: la gravidanza e la maternità NON SONO quello che ci mostrano nella pubblicità (non venderebbero neanche 1 pannolino se ci mostrassero nella reale, quotidiana routine!). E non sei sola. Di tutte queste emozioni, stati d’animo parlo nel mio blog e ne parlo proprio perché le ho attraversate.Cerca lì dentro se c’è qualcosa che risuona, che senti fa per te e se hai domande… scrivi nei commenti: io rispondo. Sempre!
2
come gestire le crisi d'ansia

Aiuto mi sale l’ansia! Pronto intervento pratico per le crisi

Quando si ha a che fare con le emozioni “scomode” il primo istinto è la fuga.E se corrono decisamente più veloci di noi, o tengono bene il nostro passo, l’altra ipotesi è quella di sopirle in qualche modo. Ma loro sono furbe e ci conoscono da quando siamo nati: non si fanno fregare più di tanto. L’ansia la conosco bene perché è stata mia coinquilina conflittuale per lungo tempo. E devo dire che è una centometrista non da poco: quando vuole raggiungerti… corre veloce.Ma ho imparato che, come per tutte le conoscenze di lunga data, prendendoci il giusto tempo per osservarle e capirle meglio, queste finiscono poi per diventare amicizie. E talvolta pure forti alleate. Cos’è l’ansia L’ansia è una risposta fisiologica, del nostro cervello, a qualcosa che percepiamo come pericolo in senso ampio. Può essere una sfida, un evento importante, qualsiasi cosa che ha per noi un certo rilievo.Finché resta sotto una certa soglia è utile, perché permette quella concentrazione, quell’attenzione focalizzata che ci fa dedicare senza distrazioni al nostro obiettivo: tutto il resto sparisce (come abbiamo visto nell’articolo sull’ansia da prestazione). Crisi d’ansia: cosa puoi fare Che cosa sia, i suoi sintomi e come prevenirla ne ho parlato in due articoli, l’ansia da prestazione e ansia: strategie per prevenirla e farsela amica.Qui vorrei parlarti di cosa puoi fare quando la senti arrivare. no, non sono unicorni. La respirazione diaframmatica Tra gli strumenti e rimedi per l’ansia a me cari, che sempre propongo perché ne vedo i risultati pratici, vi è il Respiro. Questa tecnica la uso io per prima e ne studio gli effetti oramai da molti molti anni. Il Respiro, la cosa in realtà più semplice e a portata di mano che abbiamo, può davvero fronteggiare il momento di crisi d’ansia, ma anche prevenirlo.Non si tratta di una respirazione rallentata o distesa ma una vera e propria tecnica. Se sei in ansia e respiri come puoi o come ti viene, può essere che invece di abbassare i giri ti ritrovi con più stress e agitazione di prima! La respirazione diaframmatica è una tecnica che coinvolge sia la parte alta che bassa dei polmoni, spinge necessariamente a utilizzare il diaframma, spesso contratto nel nostro tentativo di tenere tutto sotto controllo. Respiro incluso. Ti sembra un controsenso? Sai che la respirazione è naturale e involontaria.Ed è vero ma prova a farci caso: quante volte, in caso di tensione o stress lo trattieni? Se non hai mai approcciato questa particolare tecnica ti posso guidare passo a passo attraverso questo video sulla respirazione diaframmatica che troverai sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach. Quando l’ansia sale ma non è davvero il momento che ci faccia visita (secondo i nostri parametri, ovvio, lei ha i suoi!) bastano dai 3 ai 10 semplici respiri di sollievo, a bocca aperta, dove lasci andare tutto, per rilassarti.Il Respiro ci può aiutare anche a prevenire gli attacchi d’ansia.Una buona abitudine per prepararsi ad esempio a un evento particolarmente stressante o il cui solo pensiero ci stressa, è dedicare ogni giorno qualche minuto alla respirazione nei giorni che lo precedono. Piccole pause di pochi minuti in cui respirare lentamente, profondamente, facendo scendere il respiro sin nella pancia.Respira e chiediti quali pesi non stai lasciando andare, quali compiti non tuoi stai assumendo, cosa stai assorbendo che non è tuo, quali desideri profondi non stai ascoltando. Il Respiro è potente perché è un metodo semplice e sempre disponibile per attivare quella parte del tuo Sistema Nervoso che ti fa rilassare.Non lo dico io, è scienza. Ed è gratis. Crisi d’ansia: culliamoci Come superare le crisi d’ansia quando ne abbiamo ignorato i campanelli d’allarme e oramai ne sentiamo l’ingombrante presenza?Quando il loop dei pensieri è molto forte o il cuore e la respirazione proprio non ci danno tregua, una delle cose che possiamo fare è richiamare quel dondolio primordiale, nella pancia della mamma, che ci calmava immediatamente.Noi non lo ricordiamo a livello conscio ma il nostro cervello non dimentica nulla. Quindi sfruttiamolo! Se disponiamo di uno spazio esterno (un giardino, un terrazzo o un balcone): Dirigiamoci molto, molto lentamente fuori guardando a cosa c’è attorno a noi, fuori, in quel balcone, la vista che abbiamo. Stacchiamo, spostiamo per un secondo l’attenzione su altro insommaRientriamo sempre con lentezzaIniziamo a oscillarci un po’, come un pendolo, stando fermi con i piedi a terra, lentamente. Volendo anche tenendoci stretti in un “auto-abbraccio” Questo cullarci ci coccola, ci fa entrare un po’ in trance.Abbassa subito i battiti del cuore e poi potremo anche dedicarci a qualche minuto di respirazione diaframmatica per allentare del tutto la tensione. Se non disponiamo di alcuno spazio esterno possiamo lentamente camminare verso una zona della casa che ci dia una sensazione di protezione ma non di chiusura.Se siamo fuori casa possiamo uscire dalla stanza o allontanarci da dove ci troviamo e cercare un luogo in cui concentrarci su questo dondolio senza timore di essere visti.Non c’è nulla di male nel cullarsi un po’ ma avere gli occhi puntati addosso nel farlo forse non ci aiuterà molto a rilassarci! La meditazione: abbassare l’ansia Come soluzione “pronto intervento ansia”, puoi provare questa specifica visualizzazione guidata per lasciare andare tensioni, blocchi e stress. La meditazione o le tecniche di visualizzazione servono a uscire da situazioni di loop o blocco e abbassare velocemente “i giri”. Le prime volte probabilmente sentirai una certa resistenza a seguire la mia voce o, se stai tentando in via autonoma, a concentrarti.Tutto cospirerà nel farti tornare sul punto ansiogeno: rumori, altri pensieri, luci…All’inizio è normale sentire un ping pong di pensieri anche molto confusi!Non è altro che la difficoltà ad allentare, la paura di perdere il controllo che, invece, rimane sempre in mano nostra.Nel gruppo Facebook Scegliti e Realizzati, gratuito, dove propongo mensilmente delle meditazioni guidate, spesso le osservazioni di chi prova per la prima volta sono proprio inerenti la difficoltà a rimanere concentrato sul momento. Ma si superano con un po’ di pratica. Ansia e mindset: i pensieri contano! Lo sappiamo benissimo: immaginarsi un risultato negativo porta a sconfitta certa. Però ci capita spesso di auto-sabotarci e lo facciamo anche con precisione scientifica!Nelle preparazioni atletiche non a caso si lavora molto sulla preparazione mentale, in modo da arrivare alla competizione centrati, sicuri e focalizzati sull’obiettivo. In altri termini con un mindset vincente. Se la nostra ansia si attiva all’avvicinarsi di una particolare scadenza, di certi incontri importanti, è fondamentale anche per noi lavorare sul nostro mindset, proprio come fanno gli atleti.Premesso che il coaching sportivo non si risolve in questi punti chiave che adesso vedremo ma che implica una preparazione e un cammino specifico; noi possiamo però prendere in prestito qualche strategia che ci torni utile per le nostre personali sfide ansiogene. Dobbiamo imparare a spostare l’attenzione della nostra mente sui nostri punti di forza, averli belli chiari e definiti. E punti di forza ne abbiamo tutti, nessuno ne è privo quindi neppure tu.Lo posso garantire con certezza e a occhi chiusi.Ma tieni sempre a mente che punti di forza non significa: saper andare sulla luna, parlare serenamente 10 lingue, dormire 4 ore ed essere efficienti…Sto parlando di cose che ci riescono bene o ci piacciono, anche minime.fatta questa premessa, concentriamoci e iniziamo a pensare: A cosa siamo in grado di fareA quali sono le nostre qualità, punti di forza, che possiamo portare in campo in quella specifica performance che dobbiamo affrontare (simpatia, competenza, disinvoltura, preparazione, precisione, creatività, adattamento…)All’evento\performance in questione come qualcosa che ci è necessario, che abbiamo voluto o ci è stato dato per fare un passo per noi importante Se ora ti trovi a vivere questo obiettivo, sfida, incontro è perché questo momento lo hai voluto o comunque le circostanze si sono date appuntamento affinché tu potessi passarci attraverso.Non è contro di te ma è importante per il tuo percorso e quindi sarai in grado di affrontarlo.  Affrontarlo non significa uscirne fuori conquistando la medaglia d’oro!Significa andarvi incontro certi di poter: Sopravvivere Portarsi a casa comunque qualcosa Se anche andasse malissimo non solo non morirai ma potrai anche decidere se ripeterlo o prendere un’altra strada. In altre parole avrai l’occasione di capire se fa per te quella scelta, quella circostanza, quel lavoro, quello studio.È un’occasione! Siamo noi a scegliere e tifare per una delle due squadre: il gioco è in mano nostra! A ogni evento, appuntamento importante, dentro di noi lottano due realtà, due squadre: quella spaventata dalla performance e quella agguerrita che non vede l’ora di mettersi alla prova.Quella che prenderà il sopravvento determinerà molto l’esito positivo o meno! Ma non è un tiro di dadi, non è un sorteggio: dipende da noi, a quale delle due daremo ascolto.La scelta è in mano nostra. Per questo è importante lavorare sul mindset e scegliere di far predominare quello giusto per noi. Nei giorni prima ci vogliamo agitare? Va benissimo! Concediti qualche minuto di “sano” sbrocco in libertà.Ma quando starai per scendere in campo ricordati di quella parte di te che ti ha portato fin qui, che ti ha fatto scegliere quell’esame, decidere quel palco, chiedere quell’incontro, cercare quell’opportunità.  E dalle credito. L’ultima cosa che voglio dirti è la più importante: con l’ansia non si scherza. Ho scritto questo articolo perché molto spesso non si sa da che parte girarsi quando si sta male, e voglio che tu sappia che puoi iniziare in modo pratico e semplice a prenderti cura di te. Ma se provi ansia da molto tempo o molto spesso, allora è giunto il momento di rivolgersi ad un professionista che ti possa aiutare a superarla e lasciarla andare. Se hai bisogno di un confronto su questo, o di un suggerimento sulla figura migliore a cui rivolgerti, scrivimi, ne parleremo insieme. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
strategie per l'ansia

L’ansia: strategie per prevenirla e farsela amica

Quante volte abbiamo esclamato “Mi sale l’ansia al solo pensarlo!” per esprimere il rifiuto verso una situazione? Ansia e stress sono due parole che ci tengono spesso compagnia e, ingiustamente, godono di una pessima fama. Confesso che io per prima le ho combattute a lungo.Eppure, quando non legata a situazioni patologiche che richiedono un intervento specialistico (i sintomi di frequenza e intensità davvero non devono essere sottovalutati o ignorati), l’ansia è un tentativo di aiuto, un input che il nostro cervello ci manda quando noi inconsapevolmente, a volte pure con una certa testardaggine, stiamo mirando contro un muro.E lui ci urla: “Fermati!! O almeno sterza!”. Ansia da perfezionismo e ansia da sovraccarico Perfezionismo estremo e ritmo di vita o mentale eccessivamente serrati sono terreno fertile per l’ansia. Il perfezionismo è una schiavitù in cui cadiamo quando pretendiamo da noi performance insostenibili se non proprio del tutto assurde.È una catena che lega all’infelicità che conosco molto bene.Per tanto tempo ho vissuto cercando di raggiungere tutti i traguardi e soddisfare tutte le attese. Ma quanto mi sforzassi, per quanto mi impegnassi non riuscivo mai a godere dei frutti delle mie azioni o dei miei successi. L’unico risultato erano insoddisfazione e stress a palate.È un atteggiamento più diffuso di quanto si pensi, Se ti va di approfondire ne parlo nella trappola del perfezionismo e la sua infelicità. la felicità ha il cappello storto, è struccata e vive attraverso foto prese alla sfuggita 🙂 Anche chi ha ritmi di vita insostenibili è spesso preda dell’ansia, magari senza accorgersene ( e… sì, anche qui posso mettere la crocetta sul “ce l’ho\l’ho fatto”).Essere dinamici e attivi è una buona cosa ma se per fermarci ci devono abbattere e mirando pure bene, l’ansia è già lì che bussa alla nostra porta. Non staccare mai dai propri obiettivi, neppure quando si è con la famiglia o con gli amici, essere sempre concentrati sul prossimo passo da fare per riuscire ad arrivare lì, per concludere quel progetto, per fare quella cosa… non è un modo sano di affrontare la vita. Per prima cosa non è una scelta strategica: se l’agenda è talmente piena da non lasciare spazio all’imprevisto, di sicuro non raggiungeremo i nostri obiettivi.Perché l’imprevisto ovviamente accade ed è subito tragedia: non sono capace, non porto a termine i miei programmi etc etc… Inoltre a vivere senza staccare mai, con il contatore sempre a mille, si rischiano errori più frequenti e nel tempo le performance sono sempre meno brillanti. E non c’è neppure bisogno di scomodare l’ansia per trovarne le cause: semplicemente si esauriscono le energie necessarie.Non siamo a ricarica automatica e infinita! Infine, la scienza della performance ha dimostrato da tempo esattamente il contrario: se vuoi avere alte performance lavorative, sportive o di studio, devi fare delle pause per dare il tempo al tuo cervello di ricaricarsi. Le migliori idee o soluzioni hai problemi, vengono quasi sempre mentre ti stai rilassando o stai lasciando la tua mente libera per un po’, mai successo? Prevenire l’ansia: ascoltare, togliere, rallentare L’ansia dunque non è il nemico ma l’alleato.Averla non è un male (sottolineo sempre: entro certi limiti), non ascoltarla invece è una pessima scelta. Se non ascoltiamo i segnali e abbiamo portato la nostra vita a una pressione ingestibile, il nostro corpo non troverà altri modi per comunicare con noi, per darci uno scossone o fermarci, se non facendoci stare da cani. Come? Con l’ansia. In caso di picchi di ansia improvvisi vi sono rimedi e strategie non farmacologici per allentarla e uscire dal loop (come dico sempre, tutto questo vale se l’ansia è sana e resta sotto una certa soglia, altrimenti serve rivolgersi ad uno psicoterapeuta per lavorarci su!). Ne parlo in dettaglio in questo articolo: Aiuto mi sale l’ansia! Pronto intervento pratico. Ricorrere però solo a soluzioni urgenti per allentarla (qualunque essi siano) è come stendere un tappeto sulle briciole per non vederle: finisci per ritrovarti anche le formiche!  Quindi quando l’ansia bussa alla nostra porta e inizia a fare il suo lavoro c’è un perché.Per non farle fare anche straordinari di cui non sentiamo assolutamente l’esigenza, ci sono tre azioni che possiamo mettere in campo: ascoltare, togliere e rallentare.Vediamole da vicino. Hai mai letto la storia della lepre e della tartaruga? Quella storia ci insegna che “chi va piano, va sano e va lontano” diceva mia nonna.E io aggiungo “e vince la gara!” Ascoltare Ascoltare l’ansia significa prestare attenzione a quando si affaccia o, come diciamo più spesso, “sale”.All’avvicinarsi di scadenze che ci coinvolgono? In particolari momenti della giornata? Quando dobbiamo vedere alcune persone o fare determinate cose? Non diamo subito la risposta più scontata: ascoltiamoci, osserviamoci.Se coincide con determinate momenti della giornata può indicare un carico eccessivo, la tensione di dover ancora macinare molte ore prima di poterci riposare o, peggio ancora, molti giorni prima di fermarci stremati nel weekend. L’ansia ci segnala sempre quando stiamo prendendo dei carichi troppo pesanti o assolutamente inutili o ancora quando stiamo alzando troppo l’asticella della nostra performance. Quante persone stai aiutando in più rispetto alle energie che hai da dare? Quante cose vorresti fare e non fai per far posto ad altri o a cose che non ti piacciono né ti servono? Da quanto non dormi come si deve? La tua agenda settimanale prevede momenti di nulla assoluto? L’ascolto però deve essere attivo. Non ci porterà alcun beneficio se ascoltiamo, capiamo e non interveniamo. Non occorre stravolgere la propria routine o vita. Si tratta solo di togliere qualcosa. Togliere Togliere… cosa?Impegni, pensieri, chiudere finestre prima di aprirne altre, arrendersi al fatto che tra un appuntamento e l’altro sono necessari 15 minuti di ossigeno per il cervello, che servono ore libere di nulla nella propria vita e che lo spazio vuoto è essenziale per recuperare energia. Servono momenti di vuoto. Perché i nostri ritmi frenetici ci obbligano a non sentirlo (ci spaventa!) e l’ansia invece ci spinge proprio verso questo vuoto, che in realtà è pieno di sensazioni da ascoltare e che noi, invece, cerchiamo di ignorare facendo molta confusione, muovendoci tanto, distraendoci.  L’assenza di cose da fare o pensare finalizzate al raggiungimento di determinati obiettivi, permette al nostro cervello di ossigenarsi e riorganizzare tutte le informazioni che ogni giorno acquisisce. Diamoglielo questo tempo! Non solo. Nello spazio vuoto elaboriamo nuovi pensieri e soluzioni, facciamo scoccare la scintilla della creatività e dell’intuizione.Nessuna buona idea nasce dentro una ruota di criceto che gira impazzita! “Quando hai paura delle streghe, avvicinati sempre di più e “puff” le vedrai sparire. Le streghe hanno paura delle bimbe coraggiose.”(spiegazione su come superare la paura a Gaia Luna, 2 anni e mezzo. Lei l’ha ripetuto tutto il giorno e la sera non aveva più paura) Rallentare E infine rallentare.Prendersi momenti in cui camminare lenti, dove fare cose con calma (non lavoro!) come ad esempio una passeggiata, un’attività manuale che ci rilassa e piace, le famose quattro chiacchiere con un amico o un’amica. Senza incastrarle a forza tra un appuntamento e l’altro, bevendo il caffè di corsa e non godendosi quindi nulla!La pause, se concepite in questo modo, cioè infilate nei buchi dell’agenda, non solo non servono a farci rilassare ma ci lasciano pure uno sgradevole senso di frustrazione. All’inizio bastano anche soli 5 minuti, in cui ci muoviamo lenti, piano, tranquilli e preferibilmente in mezzo alla natura (un parco, un giardino…). Su Facebook ho creato il gruppo Scegliti e Realizzati dove, accanto a sfide, webinar, spunti di riflessione e molto altro, propongo sempre nuove meditazioni guidate volte a rilassare, focalizzare, riequilibrare. Se l’orario in cui mi collego per le live per te non è perfetto, la sera, prima di addormentarti, puoi riascoltarle con un paio di auricolari e dedicarti qualche minuto di rilassamento.L’accesso al gruppo è assolutamente gratuito ma ti chiedo, per favore, di rispondere alle domande di ingresso che servono per la privacy e per evitare che si intrufolino persone per nulla interessate se non a far polemica. Mi è capitato spesso! Se ami le agende straripanti di impegni e per te stare su un divano due minuti senza fare assolutamente nulla è impensabile, farai molta fatica all’inizio a rallentare!Tutte le scuse saranno buone: non ho tempo di uscire, non c’è il parco vicino, piove… Ti vengo in aiuto. Sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach ho caricato diverse meditazioni, brevi, da ascoltare per imparare ad allentare le tensioni. Anche quando fuori piove o non trovi le sneakers per fare due passi! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
ansia da prestazione

L’ansia da prestazione: quando il trampolino ci sembra troppo alto

Si avvicina una scadenza per noi importante e inizia l’agitazione, la tachicardia e i pensieri finiscono sempre e solo per focalizzarsi su quell’appuntamento che si profila all’orizzonte.In altri termini, ci sale l’ansia.Ma non è detto che sia un male… Che cos’è l’ansia L’ansia è uno stato di allerta, più o meno intenso, che si manifesta con sintomi fisici ed emotivi piuttosto vari ma in genere vi rientrano palpitazioni, riduzione della salivazione, tensione, sensi eccitati, attivati. Come molte delle emozioni forti, capaci di “farsi sentire forte e chiaro” (per usare un eufemismo) anche l’ansia è una nostra antica compagna: serviva a mantenere in vita i nostri antenati quando percepivano un pericolo e quindi era il caso di decidere in pochi secondi se darsela a gambe levate o attaccare. Non è una nostra nemica come non lo è nessuna delle nostre emozioni. In realtà il nostro cervello gioca sempre in squadra con noi, tifa per noi (salvo casi di patologie chiaramente psichiatriche!) pertanto ogni emozione che proviamo è lì per dirci qualcosa per il nostro bene, non per farci soccombere. L’ansia quindi è fisiologica ed è utile ma quando diventa invadente limita la nostra serenità e ci impedisce di vivere bene le giornate e di far fruttare le nostre capacità e talenti. Ci blocca.In questo caso occorre intervenire e capire cosa ci sia sotto. I sintomi dell’ansia Quando ci dobbiamo confrontare con un evento importante (una gara sportiva, un esame, un colloquio, una presentazione in pubblico, la realizzazione di un elaborato o di un oggetto…) sentiamo spesso i sintomi della scarica di adrenalina:  la tachicardia il respiro più corto la salivazione che diminuisce tutti i sensi concentrati su quello che stiamo per compiere. Questi segnali sono tipici di ciò che nel gergo dello sport coaching chiamiamo “attivazione” e sono sintomi buoni.Lo sportivo infatti, poco prima della sua performance, si attiva.  È completamente focalizzato e concentrato sull’obiettivo da raggiungere, immerso in esso. Lo siamo anche noi quando stiamo per affrontare qualcosa di importante e percepiamo gli stessi segnali, sintomi.Servono a farci performare al meglio, a “isolarci”, a ignorare segnali, elementi che potrebbero distrarci e non farci stare sul pezzo.Così come ai nostri antenati servivano per stare ben concentrati per… salvarsi la pelle.Non bisogna preoccuparsi per questa agitazione sana: è funzionale, sa cosa deve fare. Va accolta e gli va detto “ok, fai pure, collaboriamo”. Il tuo corpo non parla a vanvera.Ascoltalo. L’ansia da prestazione Quando il pensiero non è più focalizzato ma è confuso e perde la bussola (oddio oddio devo farcela, sì dai ce la faccio… forse no… aiuto voglio scappare viaaaa!!!) non è più ansia fisiologica.Non è più un’attivazione che ci aiuta a superare al meglio la performance ma ci manda in tilt. Non ci sono energie, entriamo in loop, rallentiamo, ci confondiamo, ci blocchiamo. Per esperienza so che la prima cosa da fare è guardare attorno a noi; magari prendere carta e penna e scrivere nero su bianco cosa stia accadendo: Cosa stiamo facendo in quel momento? Che pensieri ci hanno attraversato la testa?Che sensazioni stiamo provando?Cosa osserviamo interno a noi? C’è un esame in vista, un colloquio, la presentazione di un nostro lavoro, un nuovo incontro? Potrebbe essere questa la spiegazione. Come è facile intuire lei fa capolino quando si profila all’orizzonte una scadenza per noi importante. Non importa cosa sia, importa il valore che noi gli diamo. Più la riteniamo importante e più lei, l’ansia da prestazione, farà la sua entrata trionfale. Ho sofferto per così tanti anni di ansia da prestazione che alla fine avevo imparato a riconoscerla da lontano e ad offrirle pure il caffè quando si presentava. Spesso l’ansia da prestazione è legata al perfezionismo, a quel giudizio terribile e svalutante che diamo su noi stessi: non siamo all’altezza, non ci meritiamo che le cose vadano bene, sbaglieremo sicuramente e se anche non sbagliamo basta una minima sbavatura ed è tutto un fallimento. E invece, tenetevi pronti, ve lo dico a chiare lettere: l’imperfezione non è un male, non determina né la fine del mondo né, tantomeno, la nostra.Mentre l’ossessiva ricerca della perfezione, del top assoluto, determinerà con assoluta certezza la nostra infelicità. E questa sì in modo perfetto! Ho sofferto di ansia da prestazione (l’ho già detto vero?) e so quanto possa rendere amara la vita. Ho sprecato tantissimo tempo a mantenere standard impossibili o troppo faticosi che non portavano mai ad alcuna soddisfazione. Solo stanchezza e amarezza. Se queste emozioni ti suonano familiari, ti invito a leggere un articolo che parla proprio di questo, del perfezionismo e di come ci condanni all’infelicità. La perfezione porta inesorabilmente all’ansia.La senti, l’ansia, salire sottile già solo al pronunciare la parola p e r f e z i o n e?Non siamo perfetti, non possiamo esserlo e, grandissima notizia, va bene così! Le cause dell’ansia da prestazione sono un tesoro prezioso Gli aspetti che ci rendono interessanti non sono i nostri risultati stratosferici, le nostre vittorie. Le persone che più ci amano, gli amici da una vita o più affezionati, sono quelli che ci hanno visti nelle peggiori situazioni, quelli con cui abbiamo condiviso fragilità, imperfezioni, stupidità e pensieri non ripetibili.Che ci hanno visto come in nessun feed di social ci faremmo vedere mai!Ma ci amano per questo e nonostante questo. Lo stesso deve essere per noi stessi. Più io accolgo e guardo alle mie imperfezioni con tenerezza e meno spazio ci sarà per l’ansia.Perché in realtà lei è lì a ricordarci che stiamo creando uno scollamento doloroso, un buco, un vuoto dentro di noi.Creato da cosa?Dalla distanza che c’è tra l’immagine cui aspiriamo, patinata e perfetta di chi riesce sempre bene e sempre al primo colpo, e le nostre vulnerabilità, che sono umane e necessarie. Da una parte quindi la perfezione impossibile e disumana e dall’altra noi, meravigliosamente umani e imperfetti.  Nel mezzo un vuoto doloroso.L’ansia sta lì a misurare quel vuoto, a dirci quanto è grande. Ascoltare questa ansia è importantissimo per il nostro benessere e per superarla. Ci racconta molto, ci fa scoprire cose che sfuggono al nostro occhio razionale e impegnato a dare sempre il meglio.Ci permette di smascherare intenzioni e verità.   Quante cose facciamo senza troppa gioia e convinzione? Non dovute né utili, solo perché “vanno fatte”?Le facciamo ma poi ci sale l’ansia, ci viene l’influenza, la febbre, malanni vari…È sempre lei, sotto varie forme, che ci lancia l’allarme: stai scegliendo cose che non vuoi e che non ti sono utili. Quanti giudizi non obiettivi diamo al nostro operato? Quali traguardi assurdi ci stiamo ponendo? Quali sono traguardi nostri e quali invece aspettative di altri?Essere esattamente come gli altri si aspettano che noi dobbiamo essere è un lavoro faticoso, mal retribuito e, ahimè, inutile.  Queste riflessioni vanno sempre tenute a mente: ascoltarsi e ascoltarla (l’ansia). L’ansia da prestazione: soluzioni pratiche Oltre alla consapevolezza, fondamentale, che l’ansia ci parla e ci comunica qualcosa, ci sono alcuni strumenti e soluzioni da tenere a portata di mano. Prepararsi.Nello specifico, quando si avvicina la scadenza, l’appuntamento che ci genera ansia, la via più semplice per far sì che non si arrivi come fossimo un fascio di nervi è quella di prepararsi per tempo. Arrivare poco pronti fa aumentare esponenzialmente l’ansia. Prepararsi per l’esame studiando.Prepararsi a parlare o esporre in pubblico provando e riprovando il discorso a casa, rendendolo “familiare” a noi stessi.Prepararsi per l’appuntamento con un cliente raccogliendo informazioni su di lui (o sulla sua attività), definendo l’obiettivo dell’incontro, che cosa vogliamo portare a casa, da cosa valuteremo se l’incontro è andato bene e quali cose possiamo chiedere al cliente perché le cose vadano al meglio. Lasciare dunque meno spazio possibile all’improvvisazione e all’imprevisto (ma considerare che ci saranno). Respirare e meditare.Occorre trovare un modo per stemperare la tensione, per abbassare i giri e, nella mia lunga esperienza, nulla funziona bene come la respirazione diaframmatica e la meditazione.Proprio per questo motivo dedico molto tempo a produrre materiale, video, live assolutamente gratuiti sia sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach che nel gruppo Facebook che ho creato Scegliti e Realizzati. Sono tre quindi le armi: consapevolezza sul ruolo dell’ansia come “metro” di misura internopreparazione per ridurre al minimo possibile gli imprevistirespiro e meditazione per gestire gli episodi fisici ed emotivi E, quarto, maggior affetto, tenerezza, verso i nostri limiti: sono ciò che ci rendono unici e necessari. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.