Quando ero ragazzina passavo le estati in un paesino in montagna che si chiama Pragelato: mio padre era un grande amante della montagna, avevamo un piccolo monolocale vista bosco in cui ho vissuto momenti indelebili.
Oltre all’aria buona e al verde tutt’intorno a me, ciò che apprezzavo davvero (da brava adolescente) era la totale libertà che acquisivo per tutta la permanenza lì: giornate intere sulla bicicletta, nei prati, nei boschi con gli amici, senza grandi restrizioni di orari, tornavo a casa giusto per mangiare e poi di nuovo fuori, anche di sera.
Questo accadeva perché a Pragelato i miei genitori mi pensavano al sicuro e mi lasciavano uno spazio di movimento che a Torino potevo solo sognare.
Ogni volta che agosto finiva e dovevamo tornare a casa, ero sempre triste e salutavo gli amici come se stessi partendo per un altro continente. La cosa incredibile è che anche loro abitavano a Torino: sarebbe stato sufficiente una telefonata per incontrarci anche lì. Invece in tanti anni non è quasi mai successo: era come se tutti noi avessimo una doppia vita, in città non c’era spazio per gli “amici della montagna” anche se per due o tre mesi avevamo trascorso insieme quasi 15 ore al giorno.
Ed è proprio così che funziona: quando siamo in vacanza concediamo spazio e vita a delle parti di noi che nella nostra vita quotidiana sono “rinchiuse in cantina”. Sono parti più spensierate, leggere, allegre, conviviali, passionali: come i miei genitori, ci sentiamo al sicuro nel lasciarle libere perché in vacanza non possono fare danni, non può capitarci nulla di male se non puntiamo la sveglia una mattina.
Al ritorno a casa però tornano dritte al loro posto per evitare che la nostra vita venga travolta dalla nostra voglia di giocare e di non avere pensieri. E lì restano fino al prossimo viaggio, fino al prossimo “mangio il dolce, tanto sono in vacanza..”, “mi metto quel vestito, tanto sono in vacanza..”, “… tanto sono in vacanza”.
Così tornare a casa diventa un momento un po’ triste: la nostra spensieratezza non ne vuole sapere di tornare in cantina!
L’errore quindi non è tornare a casa, la soluzione non è vivere in vacanza.
Perché il rientro a casa non sia un trauma, hai bisogno di rendere più colorata e leggera la tua vita di tutti i giorni: hai bisogno di trasformarla in un luogo in cui ti piaccia vivere.
Ecco alcune domande che possono aiutarti a fare i primi passi:
– Quali sono le cose che in vacanza ti concedi e a casa sono proibite?
– Se dovessi descrivere te stesso in vacanza con tre parole, quali useresti?
– Fai una lista di tutte le attività che ami fare in vacanza, di tutti i tuoi “tanto sono in vacanza”
– Scegli una voce della lista: quella più semplice da realizzare anche a casa e trova un modo per darle uno spazio nella vita di tutti i giorni.
Ad esempio, se nella tua lista hai scritto “fare colazione con calma al bar”, organizzati in modo da riuscire a farlo anche in un giorno lavorativo.
Oppure se hai scritto “passare molto tempo con gli amici”, chiamali e stabilite un appuntamento fisso, come un rituale, per vedervi anche una volta tornati a casa.
Quando sei in vacanza i problemi ti scivolano via e riesci a non pensarci? Chiediti come fai… perché se lo sai fare in vacanza, ti assicuro che hai le risorse per farlo anche a casa.
Insomma, trova dei modi semplici e piccoli per dare spazio ai tuoi “Sè da vacanza”, non chiuderli in cantina!
Prendila morbida!