il cambiamento è un percorso
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Il cambiamento: un percorso da fare senza fretta

Il cambiamento, che nasca dall’esigenza di uscire da una situazione dolorosa o dal voler dare una svolta alla propria vita, ha bisogno di mettere radici ben salde per non essere travolto subito o seccarsi dopo poco tempo.
Questo però non ci deve scoraggiare perché ogni giorno che passa mentre puntiamo al nostro obiettivo, ci regala qualcosa di nuovo, qualche bocciolo inaspettato.

Dopo aver affrontato il perfezionismo e l’insoddisfazione che genera il continuo paragonarsi agli altri è il turno del cambiamento e dell’impazienza con cui lo affrontiamo, l’ultimo grande ostacolo che ci allontana da un percorso di piena realizzazione e crescita personale.

L’impazienza: un male occidentale

L’impazienza è un male dell’occidente. Noi che con Amazon Prime siamo abituati a ricevere l’oggetto acquistato in poche ore, qualche giorno al massimo, dopo il click, nell’attesa proprio non sappiamo starci.

Tutto è veloce, anzi, velocissimo. Se tutto è così accelerato perché il mio dolore, il mio disagio dovrebbe andare a passo di lumaca? Non sia mai! E si cercano scorciatoie o palliativi.
Ma così facendo non solo ci si stacca dal nostro centro interiore ma ci si avvia pure verso grandi delusioni.

Chi ha a che fare con la natura, con cui noi abbiamo davvero perso il contatto, sa che i tempi vanno rispettati e che la pazienza va allenata.
Il contadino pianta il seme, lo copre, lo innaffia e attende. Non lo guarda tutti i giorni dicendogli “Wei piantina, quand’è che vieni su?” (con accento milanese possibilmente)
No. Aspetta il suo tempo, quello del seme.

Abbiamo inventato le serre per velocizzare ma più di tanto sul pedale dell’acceleratore non possiamo spingere, se vogliamo che quei frutti, quegli ortaggi abbiano sapore.
Così è per la nostra crescita personale.

L'impazienza è un male occidentale
La bellezza e la pace della Natura risiedono nella sua lentezza

Come cambiare un’abitudine: il mito dei 21 giorni

Stai male per una situazione creatasi che ti affligge o ti trovi in una condizione di stallo. Senti che vuoi uscirne, hai bisogno che qualcosa cambi. Subito!
Quel “subito!” è la rovina di tanti percorsi.

Si dice che per instaurare una nuova abitudine si impieghino 21 giorni.
Questo numero così preciso nasce dal fatto che il nostro cervello ha bisogno di 21 giorni per creare un nuovo percorso neuronale di sinapsi (per “tracciare una nuova strada”).
Ma questo non fa sì che la nuova abitudine sia stabile e definitiva.
La stabilità sia raggiunge infatti con 120 giorni ossia 4 mesi di costanza.
Perché quel nuovo percorso neuronale da sentiero diventi una strada consolidata e preferenziale ci vuole quindi un bel po’ di più che 21 giorni.

Quello che avviene, quasi sempre, nei cammini di crescita personale, è un momento di sblocco anche dopo poche settimane e io l’ho osservato di frequente nei miei percorsi. Coincide effettivamente con la terza settimana ma per stabilizzare il risultato occorrono in genere almeno altri 3 mesi.

Non c’è una strada diversa: il cambiamento ha i suoi tempi e se si mette fretta si perde quanto acquisito con tanta gioia, soddisfazione ma pure fatica!

Ci impegniamo sempre tantissimo all’inizio, perché vogliamo che le cose migliorino, vogliamo uscire dallo stallo in cui siamo finiti e vogliamo accada in fretta ma poi non stabilizziamo quanto appreso, quanto abbiamo modificato.
E, come nel cambio di regimi alimentari, si ha l’effetto yo-yo: prima stai bene poi stai di nuovo male.

quanto tempo ci vuole per cambiare un'abitudine?
Una buona notizia: per stabilizzare il cambiamento non è necessario meditare per 4 mesi tutto il giorno

Come cambiare una situazione: i giusti passi

Stiamo male e cerchiamo soluzioni. Ma quali?
L’atteggiamento più frequente è quello di provare la prima soluzione che ci capita a tiro, pur di toglierci dalla situazione scomoda.
Ecco, questo, in realtà, è il miglior modo per ritrovarci, di lì a poco, di nuovo in difficoltà. Magari pure peggiori.

Huston: abbiamo un problema

L’errore in cui si incorre è quello di fuggire la condizione di dolore senza troppe domande.
Per esempio: non stiamo bene nel luogo di lavoro, quindi ci licenziamo e ne cerchiamo un altro. 

La cosa migliore da fare invece è lavorare su se stessi affinché, mentre si aspetta una buona occasione, noi possiamo stare meglio dove già siamo.
Alzarsi ogni mattina e sentirsi male perché si deve varcare la soglia del proprio posto di lavoro non è esattamente un bel vivere…

Se ci pensiamo, i motivi per cui stiamo male possono essere davvero tantissimi:

  • Non ci piace quell’attività
  • Non ci piace quel capo ufficio
  • Non ci piacciono i colleghi
  • Non ci piace il luogo fisico in cui lavoriamo
  • Non ci sentiamo abbastanza competenti
  • Ci fanno mobbing

e via discorrendo.

Se ci si ferma al “non sto bene al lavoro quindi ne devo trovare un altro” si rischia di passare da uno all’altro e talvolta dalla padella alla brace.

Dobbiamo trovare il vero problema alla base del malessere. Questo ci farà trovare la soluzione giusta.
Magari sarà cercare un altro lavoro e cercarlo con tot caratteristiche. Magari sarà solo cambiare qualcosa in quello in cui si è già.
Ma senza un accurato lavoro su di sé, sui propri bisogni, su ciò che davvero ci crea problemi, non lo sapremo mai.

Se il problema è il capo ufficio, ad esempio, prima lavoro su di me per rafforzarmi e saperlo fronteggiare senza doverlo subire ogni volta come mi fosse passato sopra un tir.
Poi magari cerco anche un altro lavoro o chiedo uno spostamento ma sono già capace di affrontare una situazione di stress simile qualora mi capitasse.
Perché non sappiamo mai cosa ci riservi il nuovo: se le relazioni conflittuali sono il nostro Tallone di Achille, il vero problema, è su quelle che dobbiamo lavorare. 

È come quando si è single o si esce da una relazione e invece che aspettare con calma che arrivi la persona giusta ci si impegna subito in una storia, la prima che arriva. Dopo un paio di anni le cose non vanno bene e ci si chiede “cavolo ma perché mi capitano solo persone così? Perché arrivano tutti (o tutte) a me?
Perché hai avuto fretta, non hai guardato cosa volevi veramente, non hai speso il tempo necessario per rafforzarti e capire in quale direzione e verso chi volevi andare.

I legami forti richiedono cura, tempo e consapevolezza
Il vero amore richiede tempo e consapevolezza

Elaborare strategie per sostenere il cambiamento

Una volta identificato con chiarezza qual è l’origine del problema, cos’è che ci dà veramente insoddisfazione e ci fa stare male, è ora di trovare la strategia per accompagnare il cambiamento.

Tra i miei percorsi di Coaching ve n’è stato uno con un ragazzo che lavorava e studiava all’università con l’obiettivo di diventare assistente sociale. Si era bloccato sullo studio.
Procedendo nel percorso quello che è emerso è che lui non voleva laurearsi in quel campo (il problema). Il non voler deludere gli affetti più cari, i valori familiari molto forti di un certo tipo, una famiglia un po’ old style, gli avevano impedito di vedere chiaramente cosa volesse fare e di accettarlo pienamente (contesto che rafforzava il problema). E quello che voleva fare, è emerso, era il consulente d’immagine.

Quindi il lavoro ora si orientava in modo diverso: a sostenere un corso di formazione professionale, non uno universitario. La strategia era cercare un buon corso, che potesse essere seguito senza doversi trasferire, quindi in parte on line, con un tetto di costo massimo, sempre però conciliabile con il lavoro (perché era ciò che consentiva lo studio).

Nel momento in cui ha fatto chiarezza su cosa volesse fare, il come ne è seguito (dove studiare, dove formarsi, etc etc…). Ha iniziato a muoversi in maniera consapevole e ora sta concludendo il suo percorso pur continuando a studiare.

Le strategie, le strade giuste si vedono con chiarezza dopo che si è individuato cosa si vuole veramente, qual è il nocciolo della questione.

Strategie per sostenere il cambiamento

Per cambiare occorre fermarsi

Fermarsi quando non si sta bene è difficilissimo ma è nello stare che troviamo le risposte.
Perché il dolore non è una cosa inutile.
Quando soffri non riesci troppo a distrarti, senti molto forti le tue emozioni e di cosa hai realmente bisogno.
Capisci cosa è importante, cosa non lo è, cosa ti manca veramente, cosa ti dà veramente fastidio…
È il dolore che ti aiuta a crescere. Da quella via ci tocca passare.
Stare spesso è veramente l’unica cosa da fare.
Lavorandoci ovviamente, non stando lì impantanati e basta!

Ovviamente non sto parlando di violenze fisiche o psicologiche: in questi casi non si deve stare neppure un secondo di più ma cercare aiuto. Qui siamo fuori da un cammino di cambiamento, qui siamo in una situazione di grave violenza.

Ad esempio Angelina, un’altra mia allieva, dopo una separazione molto dolorosa si è completamente ricostruita, proprio passando attraverso la sofferenza e restando in contatto con se stessa: ce lo racconta qui.

Il cambiamento avviene anche attraverso la tempesta
Non tutte le piogge vengono per nuocere. Ricordi di un viaggio in Nepal che mi ha cambiato la vita.

Il mio consiglio è sempre quello di fermarsi e ascoltare quello che non va, dove sta il vero problema. E non farlo da soli ma lavorando con qualcuno.
Poi cercare le giuste strategie.

Nei miei percorsi io non aggiungo mai niente: tolgo.
Perché quando si tolgono i blocchi, la confusione che ci distrae, che non ci fa vedere dove sta il nocciolo della questione, le cose fluiscono e le persone tirano fuori tutte le loro risorse, vedono le opportunità dove prima vedevano solo ostacoli. E fioriscono.

Se il tema del blocco, dell’uscire da situazioni di malessere ti interessa particolarmente, scrivimi nei commenti o iscriviti alla newsletter qui sotto: sono pronta a risponderti!
Su Facebook, se preferisci, è attivo il gruppo (gratuito) “Scegliti e realizzati: il coraggio di essere te.”
Dentro ci confrontiamo su questi temi, e puoi trovare testimonianze bellissime di come le persone effettivamente trovino anche da sole la loro strategia una volta individuato l’obiettivo e la fonte del problema. Ci sono proposte di strumenti, sfide, meditazioni e live nuove ogni settimana.

Se invece ami i percorsi un po’ più metodici, nella home page del sito, troverai alcuni corsi e percorsi specifici.

Infine, se ami il silenzio e il relax, sul mio canale youtube Silvia Abrami – Coach, aperto, puoi trovare diverse meditazioni per allentare le tensioni e trovare equilibrio.

Ti aspetto!

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