il perfezionismo rende infelici
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Il perfezionismo: come essere perfettamente insoddisfatti

Ognuno di noi ha una bussola speciale fatta di talenti, intuizioni e fragilità che è in grado di farci imboccare la strada giusta e portarci a scelte e risultati pieni di soddisfazione.
Meglio di Google Maps!

Probabilmente, se stai leggendo questo articolo, starai pensando che la tua si è incappata o, peggio ancora, è proprio difettosa…

Fidati, non è così, è solo tenuta ferma da tre potenti blocchi o, se vogliamo rimanere nell’esempio della bussola, da tre grossi campi magnetici che ne disturbano il segnale:

  • il paragone
  • la fretta
  • il perfezionismo

Dei danni che fanno il paragonarsi agli altri e la fretta di vedere subito i risultati del proprio cambiamento ne parlo in altri tre articoli (il paragone ha bisogno del suo spazio e quindi gliene abbiano dato tanto…)
Qui vorrei soffermarmi con te su quello che è un grandissimo nemico dei tuoi risultati e della tua crescita personale: il perfezionismo.

L’insicurezza è la culla del perfezionismo

Il perfezionismo lo conosco bene perché ha giocato un forte ruolo anche nella mia vita, limitandomi tantissimo.
Sono stata una ragazzina molto insicura e insicurezza e perfezionismo sono ottimi amici, vanno in giro sempre a braccetto.

Per gestire la propria insicurezza in genere si tende a dare il meglio di sé, a fare tutto, appunto, alla perfezione.
Questo perché, sin dall’infanzia, ci è stato subito chiaro che se si prendevano buoni voti, il nostro comportamento era ineccepibile, eravamo responsabili, non disobbedivamo, non dicevamo bugie e men che meno parolacce (non sia mai!!!) andavamo bene, eravamo brave bambine e bravi bambini.
Orgoglio insomma dei nostri cari. E chi non vorrebbe essere l’orgoglio di mamma e papà!

Probabilmente un carattere, un’impronta un po’ insicura, ci porta già nei primi anni dell’infanzia a sposare l’equazione “se non faccio errori nessuno si arrabbia QUINDI tutti mi vorranno bene”.
E così la spada di Damocle del perfezionismo è già bella posizionata sulla nostra testa!

L’adolescenza magari ci avrà aiutato a rompere qualche schema ma a vent’anni, trenta o quaranta ci sarà ancora quella vocina che ci sussurra “devi fare le cose per bene, non devi deludere nessuno, tutti ti vorranno bene. E non avrai problemi”.
E così tutto passa sempre per il setaccio del perfezionismo, che è a maglie fini fini fini e lascia passare pochissime cose.
In altri termini, niente di noi passa mai il nostro terribile giudizio. Ci giudichiamo in modo spietato.

Il perfezionismo è un sistema che porta anche a buoni risultati a prima vista ma ha costi altissimi e alla lunga non tiene.
Si può arrivare, per esempio, ad avere un buon percorso di studi, o un buon lavoro, o una buona posizione o magari una bella casa, dipende da quali erano gli obiettivi, ma siamo sostanzialmente infelici.

La sensazione che ci avvolge è quella di non essere mai abbastanza, di sentire un grande vuoto, insoddisfatti, come se ci fossimo persi, come se non sapessimo più dove dirigerci.

Ti riconosci in questa descrizione?

La prigione del perfezionismo

Torniamo alla nostra bussola.
Se siamo sempre proiettati fuori, impegnati a esaudire perfettamente le aspettative degli altri facendole nostre, come riuscirà a funzionare la nostra bussola interiore?
Lei è dentro e noi siamo fuori.
Lei ha bisogno di mettersi in contatto con noi e noi siamo indaffarati a piacere agli altri, a rientrare in canoni esterni.

Non è rotta o malfunzionante, è abbandonata a se stessa povera bussola!

Purtroppo nessuno ti potrà mai dire che cosa tu vuoi fare, chi vuoi diventare, come vuoi essere. Solo tu puoi farlo. Più ti allontani da te, meno dedichi tempo a capire quali siano i tuoi veri desideri, se quello che stai inseguendo è un tuo sogno o quello di un altro, più ti rinchiudi in una gabbia con le tue stesse mani.

Ma c’è un’altra catena pesante con cui ti ferma il perfezionismo, ed è quella dell’immobilità.
L’immobilità ha due aspetti: uno è quello del non muoversi perché non ci si sente mai all’altezza; l’altro è quello del non muoversi perché chissà poi cosa pensano gli altri.

Ti dirò una cosa importante: non c’è una sola strada lavorativa giusta, ce ne sono almeno due o tre. Sì, hai letto bene, ci sono almeno due o tre strade che potresti imboccare e che ti renderebbero comunque felice. Non esiste una scelta definitiva che se non l’azzecchi… ahimè, tutto è perduto!
Il perfezionismo ti chiude in una gabbia immutabile, fatta di scelte che devono essere continuamente confermate e se non lo sono significa che sino ad oggi hai sbagliato tutto e sprecato tempo inutile.

Invece si può cambiare idea, lavoro, percorso. Si può fare perché la realtà non è immutabile. Noi non siamo immutabili: ieri eravamo diversi da oggi e domani saremo ancora diversi. Il cambiamento infatti è l’unica vera costante della nostra vita, che ci piaccia o no. E questo fatto può anche giocare a nostro vantaggio!

Se fino ad ora hai fatto l’avvocato ma ti accorgi che non sei felice, che non è più una scelta che ti porta soddisfazione, significa che hai buttato via tempo e sbagliato percorso di studio e lavorativo? No.
Significa solo che hai fatto delle scelte che oggi, con la persona che sei adesso, non sono più aderenti.
E un po’ come dire che se la prima persona con cui esci non diventa il padre o la madre dei tuoi figli allora hai sbagliato qualcosa. Sarebbe assurdo vero?

Non sto dicendo che al minimo segnale di disinteresse verso la propria attività (o altri ambiti) si getta via tutto e si rivoluziona il mondo. Le scelte vanno sempre ponderate!
Ma non bisogna neppure fossilizzarsi nel “è giusto così, è un buon lavoro, è una buona situazione, lo pensano anche i miei, Tizio, Caio e Sempronio. Se cambio tutto poi chissà le conseguenze, cosa ne pensano, come mi giudicano quindi…”.

Puoi cambiare. Non solo: puoi sbagliare.

La felicità è imperfetta

Anche io ho dovuto imparare ad essere perfettamente imperfetta.
Mi sono concessa di fare degli errori.

Abbassare, mitigare il perfezionismo è un’apertura alla felicità e alla realizzazione. Perché tutto quello che ti serve è già lì ma la tua voglia di fare tutto perfetto ti tiene lontano da te, dalla tua vera natura, dal tuo io profondo. Facendoti credere che è inadatto.
E invece, credimi, è bellissimo.

E quando smetti di boicottarti con il perfezionismo ecco che arrivano le proposte, le occasioni, le strade giuste (come ci racconta Francesca, una mia allieva, in questa testimonianza).
Non è magia. Semplicemente tu hai le antenne ben sintonizzate su di te e su quello che fa per te invece che essere occupate a mantenere in piedi aspettative e posizioni che non sono più tue e forse non lo sono mai state.

Le persone felici e realizzate sono quelle che hanno ceduto le armi all’imperfezione. Hanno smesso di combatterla, l’hanno accolta.
Mentre, ti svelerò un segreto, quelle che appaiono sempre perfette spessissimo sono affaticate, stressate, per nulla felici e con un conto altissimo in fatto di salute fisica.

La felicità sta anche nei conflitti vissuti fino in fondo, attraversati e oltrepassati.
Andando oltre.
Perché se è dannoso negarli dietro un eterno sorriso lo è altrettanto rimanere lì a rimuginarci su in eterno.

Uscire dal perfezionismo

Quindi rilassati, abbracciati e fai pace con le tue fragilità.
È difficile, lo so ma proprio loro, le tue fragilità sono la tua risorsa. E tu sei l’alleato più forte su cui puoi contare.
Per questo è importante entrare in contatto con se stessi, accogliersi, accettarsi. Non significa che tutto vada bene, che non si possa lavorare e limare aspetti del carattere che ci remano contro (i cosiddetti difetti ma non amo chiamarli così).
Intendo dire che non dobbiamo guardarci con aria sempre critica o peggio con disprezzo.

Combattere il perfezionismo non è semplice perché scardinare il perfetto controllo che impone genera sicuramente ansia.
Eppure, come abbiamo appena visto, sono più i pro che guadagnerai che non i contro.

  • Accettare di perdere il controllo è uno dei primi passi.
    Non possiamo controllare tutto. La realtà è grande, complessa e noi… siamo semplici, con due mani, due gambe, due occhi: non possiamo arrivare ovunque! È davvero irrealistico pensare di poter gestire ogni aspetto della vita; significa condannarsi a un fallimento già annunciato e quindi infilarsi in un tunnel di avvilimenti senza fine.
    Evitiamoci autogol così clamorosi e, di tanto in tanto, molliamo un po’ le redini.
  • Accettiamo la nostra imperfezione perché è bella. Ripetiamocelo: è bella. È ciò che ci rende irripetibili e inconfondibili. Che noi la perfezione assoluta, fatta con lo stampino! La meravigliosa perla, con i suoi riflessi cangianti e preziosi è uno scarto dell’ostrica, un’imperfezione. E se è naturale non è perfettamente tonda…
  • Scegli un punto di partenza e… parti. La perfezione spesso immobilizza. Finché non si è preparatissimi non si sostiene quell’esame. Finché non si è formati, pronti, capaci non ci si propone per quel lavoro etc etc…
    E così si perdono solo occasioni non solo di successo e di lavoro ma soprattutto di felicità.

La rivoluzione inizia sempre da noi, da dentro.
Smetti di boicottarti, di farti guerra, fai un passo diverso dal solito e vedrai che quella bussola ti porterà verso destinazioni che neppure osavi immaginare…

Se senti che vorresti farti accompagnare in questo percorso, nel mio percorso “12 Settimane per Realizzarti” ti aiuto a superare questi blocchi una volta per tutte, a far crescere la tua autostima per trovare la tua strada e costruire una vita piena e davvero soddisfacente.

Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo “Il coraggio di essere te” se vorrai.

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