Come scegliere una scuola di coaching

Come scegliere una scuola di coaching: i parametri che nessuno ti dice

Hai ormai chiaro che il coaching è la tua strada, oppure sei unə consulente che non vuole restare fuori dal mercato e vuole integrare il coaching nella propria professione?

Ti piacerebbe diventare Life Coach, ma non sai quale scuola scegliere?

Ti capisco: in Italia ce ne sono tantissime.

E te lo dice una che era una ragazzina quando ha cominciato, che di scuole ne ha frequentate almeno 3… e che alla fine ne ha pure creata una 6 anni fa!

Ma tranquillə, questo articolo non vuole essere una pubblicità alla mia scuola.

Voglio proprio accompagnarti nella scelta, darti dei parametri concreti con cui tu possa valutare tra le decine di proposte che puoi trovare online.

E non è detto che alla fine la mia opzione risulti la migliore per te.

Perché c’è una cosa che devi sapere: alcune scuole sono bravissime nel marketing.

Investono in consulenti, ads, strategie…

Ma essere bravi nel marketing non vuol dire essere bravi a formarti nel coaching.

Sono due cose molto, molto diverse.

Quindi facciamo così: ti lascio una vera e propria lista da spuntare mentre ti informi e ti interfacci con le varie scuole.

Così potrai scegliere con consapevolezza e senza farti attirare da paroloni e false promesse.

Iniziamo.


1. La certificazione: tutta la verità sulle associazioni

Tante scuole vengono scelte perché hanno una certificazione di qualche associazione di categoria: queste scuole puntano quasi tutto sul fatto che la certificazione sia essenziale per lavorare in Italia o all’estero.

Ecco, parti dal presupposto che è proprio una menzogna.

Nel senso di bugia vera e propria.

E ti spiego anche perchè: il coaching non è riconosciuto dallo Stato Italiano come una professione di cura, ma come una professione consulenziale. Non esiste un albo.

E, purtroppo, chiunque può dire di essere un coach senza aver frequentato alcuna scuola. È agghiacciante, ma è così.

Quando ho aperto partita iva nessuno mi ha chiesto il diploma delle scuole seguite e men che meno se fossi iscritta ad una associazione.

C’è un unico ambito in cui può esserti (forse) utile avere un’associazione alle spalle: se vuoi lavorare con alcune grosse aziende, come coach interno, la certificazione potrebbe servirti, in particolare ICF.

Ma davvero solo in quel caso.

Io partecipo a bandi regionali ed Europei con associazioni da molti anni, e neanche lì mi chiedono alcuna certificazione.

Io sono iscritta ad un’associazione, Asso.Co.Pro. e ho convenzionato anche la mia scuola Professione Coach, in modo che le mie allieve possano iscriversi diversamente all’associazione una volta diplomate.

Ma perchè l’ho fatto?

Perchè è importante fare rete, aderire ad un codice etico, restare aggiornatə sulle normative, aggiornarsi.

Asso.Co.Pro. mi piace perchè è un’associazione giovane, aperta, attenta e non costrittiva (come invece lo sono tristemente tutte le altre associazioni che ho conosciuto), e la consiglio alle mie allieve da quando esiste.

Ma non ti consiglierei mai di scegliere una scuola in base all’associazione a cui appartiene. Ho avuto decine di allieve che avevano scelto così la loro prima scuola di coaching e poi avevano avuto bisogno di continuare a formarsi perchè la preparazione ricevuta non era stata sufficiente.

Sai qual è la verità scomoda? Che le persone che si rivolgono a un coach non vanno a controllare se sei iscritta a un’associazione.

In Italia spesso non sanno neanche cosa siano. 😅

Ti scelgono per come ti presenti, comunichi. Per il tuo stile, i risultati che porti ai tuoi clienti, per la sensazione di sicurezza e fiducia in ciò che fai.

E per avere tutto questo una certificazione non basta.

Ultima cosa da ricordare su questo tema: puoi frequentare una scuola non certificata e fare domanda ad una associazione dopo. Nessuna associazione ha interesse a tenerti fuori — sono fatte di coach come te, che vogliono creare rete e crescere insieme.


2. La durata: diffida di chi ti promette tutto in 5 giorni (o in meno di 6 mesi)

Qui vado dritta al punto: ti sconsiglio vivamente qualsiasi scuola che rilasci certificati solo online.

Un video corso e via, diploma in mano.

O che duri meno di 6 mesi.

Tu davvero metteresti la tua trasformazione nelle mani di qualcuno che ha studiato soltanto online, che non ha avuto voglia di investire del tempo in un’aula per formarsi?

A me verrebbero i brividi.

E lo stesso vale per le scuole intensive: una scuola che ti chiude in un’aula per una settimana e poi ti dà il certificato non è una scuola seria.

Il coaching è un lavoro che si fa con le persone.

E per impararlo serve tempopratica e lavoro su se stessə (tanto).

Dopo vent’anni che faccio questo lavoro, ho capito una cosa: il coaching è un lavoro artigianale.

Immagina di dover imparare a fare la liutaia — quella che crea violini e chitarre a mano.

Credi che ci metta 5 giorni?

Deve insegnare alle sue mani a muoversi in un certo modo, a riconoscere come il legno cambia quando la lavorazione è giusta, a sentire le vernici.

Ecco: immaginati come una liutaia di emozioni, di menti, di anime. ❤️

Devi imparare con la pratica a centrarti, a sentire le persone, a sintonizzarti, ad ascoltarle.

E attenzione, il punto non è quante nozioni ti possono passare in poco tempo — quelle le trovi anche in un libro.

Il punto è che in meno di sei mesi non hai il tempo tuo: il tempo di farti venire dei dubbi, avere momenti di difficoltà, parlarne con i docenti, superarli. Scoprire le tue rigidità, le tue insicurezze, lavorarci per non proiettarle in futuro sui clienti.

Perché quando la scuola finisce, tu sei da solə col tuo cliente.

E i clienti sono persone vere, con le proprie difficoltà e i suoi sogni, che ha delle aspettative e ti paga per questo.

Per me una scuola che dura meno di sei mesi non è seria. Punto.

(Professione Coach, la scuola che ho fondato, dura 10 mesi circa, ad esempio)


3. Gli strumenti: il coaching non si fa solo con le domande

Scegli una scuola che abbia un approccio che ti piace.

Come fai a saperlo? Relazionati con la scuola: osserva come si fa portatrice di cambiamento, quali sono i suoi valori, quali strumenti utilizza ed insegna.

Perché il coaching è una professione pratica: non si fonda solo sul dialogo, ma sul dare strumenti ai clienti, accompagnandoli in cambiamenti concreti.

Non possiamo fare coaching soltanto con le domande.

Questo è il mio punto di vista, eh — ci sono coach che la pensano diversamente. Ma ti condivido quello che ho imparato in vent’anni e centinaia di persone accompagnate.

Quando una persona è bloccata davvero, non l’aiuti a sbloccarsi solo con dei ragionamenti efficaci. Perchè i blocchi più forti non sono razionali, sono emotivi.

E per lavorare sulle emozioni, servono strumenti che lavorino ad un livello diverso dalla razionalità.

Una scuola che non ti passa strumenti rischia di lasciarti, alla fine, un po’ poverə.

Potresti trovarti davanti al tuo primo cliente bloccato e pensare: “Ok, ma adesso in pratica cosa faccio? Cosa dico? Come lo aiuto a sbloccarsi?”

Ecco, sincerati che la scuola che scegli ti prepari a quel momento.

in Professione Coach insegno il mio esatto metodo: pratico, concreto, che raccoglie 4-5 approcci diversi. Respiro, problem solving strategico, meditazioni, visualizzazioni, intelligenza emotiva, lavoro sulle parti di Sè (Voice Dialogue).

Perché non siamo tutti uguali — e magari un modo di lavorare è nelle tue corde, un altro no.


4. Una buona scuola ti aiuta a esprimere te stessə (non a diventare un clone)

Questo è il parametro a cui quasi nessuno pensa. E invece è fondamentale per lavorare davvero come coach dopo aver ottenuto il diploma.

Una buona scuola deve aiutarti a trovare il tuo modo di essere coach.

Magari sei bravissima nel dialogo, nell’entrare in sintonia.

Magari hai un modo meraviglioso di accompagnare le persone con la voce.

Magari hai una capacità immaginativa e creativa che è tutta tua.

Oppure hai già avuto delle esperienze, o hai già una professione consulenziale (naturopata, osteopata, pedagogista, esperta di marketing o di business, psicologa, nutrizionista…)

In Professione Coach partiamo da ciò che già sei, e da lì scegliamo insieme gli strumenti più adeguati a te. Quelli che ti fanno sentire espressə, che ti fanno stare bene nel tuo lavoro.

Non voglio che diventi un clone di Silvia Abrami.

Grazie a Dio ne abbiamo già una. ed è più abbastanza. 😂

Se una scuola non prevede una parte di percorso dedicata esclusivamente alla personalizzazione del metodo, ti sta togliendo qualcosa di importante.

Come fare a saperlo? Chiedi in modo diretto quanto tempo viene dedicato ad accompagnare gli allievi nella costruzione del proprio metodo di coaching.

Purtroppo ti accorgerai che la maggior parte delle scuole non saprà cosa risponderti.


5. Tu sei al centro della formazione e non viceversa

Come si fa a capire se una scuola ha davvero spazio per te?

Beh, intanto guarda quanti siete in classe: in 25 è impossibile che lavorino specificamente su di te. Anche in 15 si fa fatica.

Certo è più funzionale economicamente e a livello logistico, ma questo è un problema della scuola che frequenti, non tuo.

Io ho scelto che le classi in Professione Coach sono di massimo 6/7 persone proprio per questo. Perchè tante volte se non capivo a fondo qualcosa non c’era il tempo per approfondire la mia specifica difficoltà.

Se avevo un blocco dovevo risolvermelo da sola, a nessuno interessava come stessi in quel momento veramente.

Tu preferiresti farti seguire da un professionista che ha osservato per imparare o che è stato attentamente osservato, accompagnato, ascoltato, che ha ricevuto feed back ed è stato aiutato a superare i propri blocchi?


6. Il lavoro personale su di te fa parte della formazione

Questo punto e il prossimo per me sono i due più importanti.

Le relazioni umane fanno emergere in noi insicurezze, rigidità, schemi.

Proiettiamo sugli altri le nostre paure, i nostri giudizi, la nostra storia familiare. E con i clienti questo capita in modo particolare, non a caso.

La Vita è generosa, e porta sul nostro cammino persone che possano insegnarci qualcosa, che ci permettano di evolvere. I clienti non fanno eccezione.

Inoltre quando impariamo un nuovo mestiere vengono fuori tante insicurezze, tante fragilità. E se nessuno ti aiuta a prendertene cura, rischi di trovarti col diploma in mano, gli strumenti in mano… e tante paure che ti bloccano prima ancora di iniziare.

Sapevi che la sindrome dell’impostore è tra le prime cause di non guadagno di chi è coach o consulente?

Davvero credi che dipenda solo da un problema di competenze ed esperienza?

L’80% della sindrome dell’impostore dipende da come stai con te stessə.

Io negli anni ho dovuto investire almeno il doppio di quanto avessi investito nella formazione per lavorare su me stessa. Quando ho creato la mia scuola, per me è stato impensabile lasciare allo stesso destino chi ha fiducia in me e diventa nostro allievə.

Non esiste.

Non formiamo calzolai con le scarpe rotte: tu sarai sempre al centro della nostra attenzione, a 360 gradi, e sarai praticamente obbligatə a lavorare su di te, insieme a noi durante tutta la tua formazione. ❤️


7. La pratica con clienti reali (il parametro più importante di tutti)

L’ho lasciato per ultimo perché voglio dargli lo spazio che merita.

La maggior parte delle scuole in Italia ti fa fare pratica in classe, tra compagni di corso.

Ma non ti segue nella pratica con i clienti reali.

E questo, per me, è un gap enorme.

Perché quando hai il tuo bel certificato in mano, poi è con le persone vere che lavori, lo abbiamo già detto. Persone che non sanno che esercizi farete, che non sono lì per sostenerti. Persone normalissime, con le loro paure, i loro dubbi, le loro fragilità.

E che ti danno del denaro (te lo ripeto, perchè parlare di soldi in Italia è sempre faticoso, ma una professione si distingue da un hobby perchè prevede uno scambio di denaro🙈).

Come riconoscere una pratica ben supervisionata?

  • metti in pratica da subito, passo dopo passo, non alla fine
  • lavori con persone vere, che sanno di essere tester di un percorso formativo, e sanno che il percorso sarà supervisionato. Loro vengono seguite gratuitamente e in cambio tu puoi sperimentare insieme a loro
  • ogni singola sessione di un percorso viene supervisionata (almeno 8-10 sessioni per percorso)
  • vengono supervisionati almeno 2 casi, meglio 3
  • come tu ti senti durante le sessioni che conduci fa parte della supervisione, perchè influisce sulla relazione che crei con i clienti: quindi ti viene anche indicato su cosa potresti lavorare anche a livello personale per migliorare

Nella scuola Professione Coach seguiamo tre casi reali insieme, per almeno 8 sessioni ciascuno, con una supervisione sessione per sessione. Ogni singola sessione, dall’inizio alla fine. E con 4 supervisor diverse, in modo daa non avere sempre lo stesso tipo di feed back.

Il punto che devi avere chiaro

Tu non vuoi investire tra i 4000 e i 10.000€ in una scuola che ti dia un pezzo di carta.

Tu vuoi imparare una professione che ti cambi la vita, o che faccia evolvere in modo più che determinante la tua professione.

Questi parametri ti aiutano a trovare un percorso formativo che ti porti a questo obiettivo, che, dal mio punto di vista, è l’unico che conta.

Il resto è marketing.

La promessa di una scuola dovrebbe essere davvero semplice: faremo tutto ciò che serve perchè tu ti senta in grado di lavorare come coach alla fine della scuola.

(Che non significa sostituirsi a te, mi sembra ovvio. Il tuo impegno deve essere più che massimo, ma a parità di impegno da parte tua, questi parametri fanno una enorme differenza.)


Da dove iniziare

Spero tanto che questo articolo ti sia utile, lo devo alla Silvia vent’enne che queste cose non le sapeva e ha fatto tanti errori per potertele scrivere con così tanta chiarezza.

Ti ho raccontato anche di Professione Coach nell’articolo, non solo perchè è la mia scuola, ma perchè la amo profondamente, e adoro lavorare con le allievə che ci scelgono perchè sentono di aver trovato finalmente casa.

Le iscrizioni alla mia scuola non sono sempre aperte, ma se ciò che ti ho raccontato ti risuona, puoi intanto andare sulla pagina della scuola, e candidarti per la Chiamata di Svolta Gratuita con me.

Ci tengo a conoscere personalmente ogni potenziale allievə della Scuola, parlare insieme per capire se il coaching può fare davvero al caso tuo, e spiegarti a voce come la scuola funziona.

Per me è importante conoscerci prima. Capire se possiamo funzionare bene insieme.

Anche perché vi seguo così tanto passo passo che ogni coach che esce dalla scuola resta in contatto con noi, per sempre (se vuole eh!! 😂). ❤️

Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi, se hai trovato utilità in questa guida, se hai altri dubbi che posso aiutarti a sciogliere rispetto ad altre caratteristiche delle scuole di coaching.

Ti aspetto nei commenti.

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