storie che ci sorreggono
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TROVARE LA NOSTRA FORZA: STORIE CHE CI SORREGGONO

Da bambina mi raccontavano le storie dei miei nonni, di trisavoli o di parenti a volte pure più “antichi”.
Piene di prove incredibili, difficoltà impensabili, superate con stratagemmi degni di un film.
Erano storie appassionanti, amavo sentirle raccontare e attraverso le parole riviverle con occhi sgranati di stupore.

Le storie ci piacciono, piacciono da sempre e l’umanità le racconta sin dal suo principio. Sono come una magia, ci affascinano, ci ispirano, ci danno forza. Alcune più di altre.
Perché i racconti hanno un potere immenso, soprattutto quelli dei tuoi avi; una forza che si intesse nel tuo stesso dna.
Costituiscono le nostre spalle, il motivo per cui, anche in periodi di difficoltà assoluta, possiamo farcela.

In questi tempi di lockdown, di limitazioni forti è bello riascoltarle, riprenderle, immergervisi dentro.
Abbiamo più tempo per farlo e può farci molto bene.

Storie che guariscono, storie che rafforzano

Ogni volta che qualcosa di esterno, che non dipende da noi, arriva a sconvolgere la nostra vita senza che noi possiamo far nulla per evitarlo, rendendola particolarmente difficile, l’impressione che abbiamo è quella di esser precipitati in un profondo buco nero fatto di incertezze.

Ci sembra di non poter andare avanti, di non farcela, eppure abbiamo in noi la forza di chi ci ha preceduto in questi passi.

Ti racconto io ora una storia, forse comune a tante altre, forse alla tua.
Siediti, prenditi un po’ di tempo per leggerla.

Mio padre è nato a Forlì, in Romagna, nel 1941. Era davvero piccino quando iniziarono a cadergli le bombe sulla testa, eppure è un ricordo che si è portato dietro, come quello degli infiniti traslochi.
Mi raccontava che poco più che ragazzino giocava con i residui bellici: raccoglieva bossoli e la polvere da sparo che trovava nei campi e con questi creava di tutto in cantina tra le urla e i patemi di mia nonna.
Povera nonna, dopo la guerra si è trovato un figlio che giocava con gli esplosivi in cantina… non ha avuto una vita facile. Anche se, a dirla tutta, era una donna di una forza inaudita: mio padre si ricorda ancora quanto lo inseguiva con la scopa in cortile!

Mia madre invece è nata in Calabria e nel 1959,  a un anno e mezzo, si prese la poliomielite, una malattia gravissima ai tempi. La salvarono per un pelo, ma l’unico posto in cui poteva esser curata davvero era l’ospedale di Genova e lì la portarono, ma lì anche la dovettero anche lasciare per 9 lunghissimi mesi.
Mia nonna – sua madre – era povera in canna con altri 4 figli a casa e 8 nel cuore (ebbe ben 13 gravidanze). Non sapeva come altro fare. Era l’unica in famiglia a poter lavorare. 

Così mia madre, a poco meno di due anni, rimase sola in un ospedale lontanissimo da casa sua, dove parlavano una lingua con un’inflessione mai sentita prima per quasi un anno.
E furono anche immigrati i miei nonni, dalla Calabria a Torino. In quei tempi così difficili e discriminatori si trasferirono in un luogo per loro veramente agli antipodi rispetto all’assolata Calabria, eppure mia nonna, analfabeta, riuscì a crescere quei 5 figli.
Erano tempi duri. Più difficili di questi che stiamo attraversando ora.

Siamo sulle spalle di giganti

Questo dovrebbe farci stare meglio? Sapere che c’è gente che ha subito più di noi dovrebbe farci forza?
Non esattamente. Non è questa la riflessione su cui vorrei portarti. Il mal comune mezzo gaudio non mi ha mai convinta molto…

Penso invece che se le persone di cui portiamo la storia dentro, di cui abbiamo una parte anche da un punto di vista biologico, ce l’hanno fatta possiamo trovare anche noi la forza per riuscire.
Perché siamo figli e figlie di una storia grande.

Come esseri umani abbiamo le risorse per superare le difficoltà perché questa capacità ci scorre nelle vene.
Nel nostro dna ci sono nonni che hanno visto la guerra e l’hanno superata, ci sono genitori che hanno vissuto immigrazioni e ce l’hanno fatta, ci sono altri bisnonni e avi che hanno vissuto altre cose, magari hanno fatto l’Unità d’Italia e chissà quante altre avventure.
Sono giganti che ci sorreggono.
Prova a pensare quante grandi storie ci sono nel tuo, nel nostro, dna.
E siamo fatti di quelle storie, impastati di quelle storie.
Nei miei percorsi di Coaching ho visto persone letteralmente rinascere guardando ai loro legami, prendendone l’energia. 

Noi abbiamo quelle risorse, non permettiamo a noi stessi o a eventi esterni come i titoloni dei giornali che oggi ci spaventano, di avvilirci, di affossarci.

Se guardo la mia storia, questo momento qui è meno difficile di quegli anni in cui a mio padre cadevano le bombe in testa o quando mia madre, piccina, rimaneva da sola per un lungo anno in un ospedale in cui non conosceva nessuno.

Chissà quante altre storie più difficili ci sono di persone che vanno avanti e non hanno niente in più rispetto a noi: le nostre stesse risorse.
Possiamo farcela.

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