/ by Silvia Abrami

Essere mamme: una storia d’amore imperfetto

Questo è un articolo con il cuore in mano e la sorellanza come guida.

Il mio è un blog che parla di crescita personale, perché il mio lavoro è di aiutare le persone a sentirsi sicure e realizzate, ma questo articolo parla di me.

Parlo ogni giorno con tante donne che sono anche mamme e ci assomigliamo tutte in una cosa: amiamo i nostri figli come nulla al mondo e contemporaneamente ci sentiamo schiacciate dalla loro presenza nella nostra vita.

Ecco, l’ho scritto. Incredibile vero?! Sono cose che non si pensano, figurati pubblicarle su un sito dove potrebbe leggerle chiunque, magari anche mia figlia un giorno.

Sai i sensi di colpa????

Oggi ho deciso che dei sensi di colpa me ne frego, perché quello che voglio dire vale di più, almeno per me.

Perché un’altra cosa che la maggior parte delle mamme con cui parlo hanno in comune e che non si concedono di lamentarsi della propria condizione di madri quasi mai.

Magari si lamentano se vanno male a scuola, si mostrano preoccupate, ma non ci permettiamo di dire ad alta voce quanto sia difficile essere una madre.

Essere mamma è difficile

Lo abbiamo scelto (quasi sempre, quasi tutte), ed è l’amore più grande della nostra vita: quindi, esattamente, di cosa dovremmo lamentarci? Con tutte le donne che non possono avere figli poi!

Altri sensi di colpa… così, giusto per farvelo notare.

La vita di una mamma è tutta un tentativo di schivare sensi di colpa, giudizi, cercare di godersi il momento (perché crescono alla velocità della luce), cercare di ritrovarsi e ricostruirsi una propria identità, e di essere anche un buon esempio, che mi sembra il minimo.

È difficile. Maledettamente difficile.

Faticoso. E spesso doloroso.

Ad esempio mia figlia è la bambina più bella che io abbia mai visto. E non sto esagerando, è più bella di quelle dei film.

E poi mi fa ridere, è intelligente, dolce, simpatica, curiosa. È stupenda ed è molto meglio di quanto io l’abbia mai immaginata. Mi innamoro di lei ogni giorno di più.

Eppure sapete cosa penso la notte quando mi chiama e mi sveglia per la sesta volta in 3 ore (da 2 anni e mezzo!)??!! Penso “Non è giusto! Non me lo merito! Voglio dormire!

Non penso “Poverina, avrà avuto un incubo!” No, penso a me, al sonno che ho e a quanto non ho voglia di andare a consolarla.

È così, perché negarlo o nasconderlo?

Perché non dire pubblicamente che questo è un amore imperfetto?

Ci sono siti, libri, profili su Facebook o Instagram, Canali YouTube, professioniste esperte che vi dicono quanto potete nuocere al vostro bambino se alzate la voce, se lo fate sentire in colpa, se non lo allattate, se non lo fate dormire con voi, se lo rimproverate, se non lo accogliete.

Ci dicono che dobbiamo accogliere, ma mettere confini perché altrimenti cresceranno confusi.

Che dobbiamo ascoltare ma anche educare.

E per quanto io legga di qua e di là, pochi si occupano di come sta la persona che deve fare tutto questo. Pochi dicono quanto davvero sia difficile trovare il giusto equilibrio (cioè lo scrivono, perché sarebbe maleducato non farlo, ma è chiaramente un contorno).

A differenza di un tempo oggi i figli sono molto al centro delle scelte dei genitori, la loro educazione è molto seguita. E questo è certamente un bene.

Da mamma però ho la percezione che a volte si esageri. Che i genitori, come persone, vengano un po’ dimenticati, lasciati da soli a sbrigarsela con le proprie emozioni. Tante volte ho letto post su Facebook di specialiste dell’educazione che sono riuscite a far sentire sbagliata me. E vi assicuro che non è facile perché di strada ne ho fatta tanta e mi voglio davvero molto bene.

(Così tanto che in questo articolo sto dando spazio alle fragilità, con il cuore leggero).

Ecco, questo mi ha fatto pensare che c’è qualcosa che non va in tutto questo.

Voglio che esista un luogo, seppur virtuale, in cui poter dire che siamo stanche, affaticate, confuse e dubbiose. Voglio essere libera di essere imperfetta, e che questa sia la prova che non potrei amare mia figlia più di così.

Perché l’amore di un genitore è unico al mondo non quando è perfetto, esattamente il contrario.

Noi stiamo lì, a tenere mani, abbracciare corpicini morbidi e profumati, a trattenere parole crudeli, anche se non ne possiamo più.

Anche se alle 7 suonerà la sveglia, è stata una settimana difficile e domani dovremo comunque lavorare, accudire, cucinare.

Noi stiamo lì, a mettercela tutta, perché sappiamo che i nostri figli se lo meritano e se lo meriteranno sempre quello sforzo. Perché sono perfetti e hanno diritto di chiamarci nel cuore della notte, che crescere è difficile almeno quanto educare.

L’amore puro è tutto in quel diritto che possiamo riconoscerci reciprocamente: il diritto di avere paura del buio e quello di non avere voglia di consolare. E amarsi lo stesso. Incontrarsi lo stesso. Abbracciarsi lo stesso.

L’amore di un genitore vive di “lo stesso”. Ricordiamocelo un po’ di più.

Quando incontri un genitore per strada, guardalo negli occhi: stiamo tutti dalla stessa parte e un sorriso di comprensione a volte è tutto quello di cui abbiamo bisogno.

Il dubbio di non essere abbastanza, l’ansia di non farcela, la catena che ci lega al dover essere secondo certi parametri (dettati da chi poi???) ci prende e ci lega tutte, chi prima chi dopo.

Se anche tu ogni tanto vivi queste emozioni sappi che è naturale: la gravidanza e la maternità NON SONO quello che ci mostrano nella pubblicità (non venderebbero neanche 1 pannolino se ci mostrassero nella reale, quotidiana routine!).


E non sei sola. Di tutte queste emozioni, stati d’animo parlo nel mio blog e ne parlo proprio perché le ho attraversate.
Cerca lì dentro se c’è qualcosa che risuona, che senti fa per te e se hai domande… scrivi nei commenti: io rispondo. Sempre!

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