ansia da prestazione
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L’ansia da prestazione: quando il trampolino ci sembra troppo alto

Si avvicina una scadenza per noi importante e inizia l’agitazione, la tachicardia e i pensieri finiscono sempre e solo per focalizzarsi su quell’appuntamento che si profila all’orizzonte.
In altri termini, ci sale l’ansia.
Ma non è detto che sia un male…

Che cos’è l’ansia

L’ansia è uno stato di allerta, più o meno intenso, che si manifesta con sintomi fisici ed emotivi piuttosto vari ma in genere vi rientrano palpitazioni, riduzione della salivazione, tensione, sensi eccitati, attivati.

Come molte delle emozioni forti, capaci di “farsi sentire forte e chiaro” (per usare un eufemismo) anche l’ansia è una nostra antica compagna: serviva a mantenere in vita i nostri antenati quando percepivano un pericolo e quindi era il caso di decidere in pochi secondi se darsela a gambe levate o attaccare.

Non è una nostra nemica come non lo è nessuna delle nostre emozioni. In realtà il nostro cervello gioca sempre in squadra con noi, tifa per noi (salvo casi di patologie chiaramente psichiatriche!) pertanto ogni emozione che proviamo è lì per dirci qualcosa per il nostro bene, non per farci soccombere.

L’ansia quindi è fisiologica ed è utile ma quando diventa invadente limita la nostra serenità e ci impedisce di vivere bene le giornate e di far fruttare le nostre capacità e talenti. Ci blocca.
In questo caso occorre intervenire e capire cosa ci sia sotto.

I sintomi dell’ansia

Quando ci dobbiamo confrontare con un evento importante (una gara sportiva, un esame, un colloquio, una presentazione in pubblico, la realizzazione di un elaborato o di un oggetto…) sentiamo spesso i sintomi della scarica di adrenalina: 

  • la tachicardia 
  • il respiro più corto 
  • la salivazione che diminuisce 
  • tutti i sensi concentrati su quello che stiamo per compiere.

Questi segnali sono tipici di ciò che nel gergo dello sport coaching chiamiamo “attivazione” e sono sintomi buoni.
Lo sportivo infatti, poco prima della sua performance, si attiva.  È completamente focalizzato e concentrato sull’obiettivo da raggiungere, immerso in esso.

Lo siamo anche noi quando stiamo per affrontare qualcosa di importante e percepiamo gli stessi segnali, sintomi.
Servono a farci performare al meglio, a “isolarci”, a ignorare segnali, elementi che potrebbero distrarci e non farci stare sul pezzo.
Così come ai nostri antenati servivano per stare ben concentrati per… salvarsi la pelle.
Non bisogna preoccuparsi per questa agitazione sana: è funzionale, sa cosa deve fare. Va accolta e gli va detto “ok, fai pure, collaboriamo”.

Il tuo corpo non parla a vanvera.

Ascoltalo.

L’ansia da prestazione

Quando il pensiero non è più focalizzato ma è confuso e perde la bussola (oddio oddio devo farcela, sì dai ce la faccio… forse no… aiuto voglio scappare viaaaa!!!) non è più ansia fisiologica.
Non è più un’attivazione che ci aiuta a superare al meglio la performance ma ci manda in tilt.

Non ci sono energie, entriamo in loop, rallentiamo, ci confondiamo, ci blocchiamo.

Per esperienza so che la prima cosa da fare è guardare attorno a noi; magari prendere carta e penna e scrivere nero su bianco cosa stia accadendo:

  • Cosa stiamo facendo in quel momento?
  • Che pensieri ci hanno attraversato la testa?
  • Che sensazioni stiamo provando?
  • Cosa osserviamo interno a noi?

C’è un esame in vista, un colloquio, la presentazione di un nostro lavoro, un nuovo incontro?

Potrebbe essere questa la spiegazione. Come è facile intuire lei fa capolino quando si profila all’orizzonte una scadenza per noi importante. Non importa cosa sia, importa il valore che noi gli diamo. Più la riteniamo importante e più lei, l’ansia da prestazione, farà la sua entrata trionfale.

Ho sofferto per così tanti anni di ansia da prestazione che alla fine avevo imparato a riconoscerla da lontano e ad offrirle pure il caffè quando si presentava.

Spesso l’ansia da prestazione è legata al perfezionismo, a quel giudizio terribile e svalutante che diamo su noi stessi: non siamo all’altezza, non ci meritiamo che le cose vadano bene, sbaglieremo sicuramente e se anche non sbagliamo basta una minima sbavatura ed è tutto un fallimento.

E invece, tenetevi pronti, ve lo dico a chiare lettere: l’imperfezione non è un male, non determina né la fine del mondo né, tantomeno, la nostra.
Mentre l’ossessiva ricerca della perfezione, del top assoluto, determinerà con assoluta certezza la nostra infelicità. E questa sì in modo perfetto!

Ho sofferto di ansia da prestazione (l’ho già detto vero?) e so quanto possa rendere amara la vita. Ho sprecato tantissimo tempo a mantenere standard impossibili o troppo faticosi che non portavano mai ad alcuna soddisfazione. Solo stanchezza e amarezza.

Se queste emozioni ti suonano familiari, ti invito a leggere un articolo che parla proprio di questo, del perfezionismo e di come ci condanni all’infelicità.

La perfezione porta inesorabilmente all’ansia.
La senti, l’ansia, salire sottile già solo al pronunciare la parola
p e r f e z i o n e?
Non siamo perfetti, non possiamo esserlo e, grandissima notizia, va bene così!

ansia da prestazione

Le cause dell’ansia da prestazione sono un tesoro prezioso

Gli aspetti che ci rendono interessanti non sono i nostri risultati stratosferici, le nostre vittorie.

Le persone che più ci amano, gli amici da una vita o più affezionati, sono quelli che ci hanno visti nelle peggiori situazioni, quelli con cui abbiamo condiviso fragilità, imperfezioni, stupidità e pensieri non ripetibili.
Che ci hanno visto come in nessun feed di social ci faremmo vedere mai!
Ma ci amano per questo e nonostante questo.

Lo stesso deve essere per noi stessi. Più io accolgo e guardo alle mie imperfezioni con tenerezza e meno spazio ci sarà per l’ansia.
Perché in realtà lei è lì a ricordarci che stiamo creando uno scollamento doloroso, un buco, un vuoto dentro di noi.
Creato da cosa?
Dalla distanza che c’è tra l’immagine cui aspiriamo, patinata e perfetta di chi riesce sempre bene e sempre al primo colpo, e le nostre vulnerabilità, che sono umane e necessarie.

Da una parte quindi la perfezione impossibile e disumana e dall’altra noi, meravigliosamente umani e imperfetti

Nel mezzo un vuoto doloroso.
L’ansia sta lì a misurare quel vuoto, a dirci quanto è grande.

Ascoltare questa ansia è importantissimo per il nostro benessere e per superarla. Ci racconta molto, ci fa scoprire cose che sfuggono al nostro occhio razionale e impegnato a dare sempre il meglio.
Ci permette di smascherare intenzioni e verità.  

Quante cose facciamo senza troppa gioia e convinzione? Non dovute né utili, solo perché “vanno fatte”?
Le facciamo ma poi ci sale l’ansia, ci viene l’influenza, la febbre, malanni vari…
È sempre lei, sotto varie forme, che ci lancia l’allarme: stai scegliendo cose che non vuoi e che non ti sono utili.

Quanti giudizi non obiettivi diamo al nostro operato? Quali traguardi assurdi ci stiamo ponendo? Quali sono traguardi nostri e quali invece aspettative di altri?
Essere esattamente come gli altri si aspettano che noi dobbiamo essere è un lavoro faticoso, mal retribuito e, ahimè, inutile. 

Queste riflessioni vanno sempre tenute a mente: ascoltarsi e ascoltarla (l’ansia).

L’ansia da prestazione: soluzioni pratiche

Oltre alla consapevolezza, fondamentale, che l’ansia ci parla e ci comunica qualcosa, ci sono alcuni strumenti e soluzioni da tenere a portata di mano.

Prepararsi.
Nello specifico, quando si avvicina la scadenza, l’appuntamento che ci genera ansia, la via più semplice per far sì che non si arrivi come fossimo un fascio di nervi è quella di prepararsi per tempo.
Arrivare poco pronti fa aumentare esponenzialmente l’ansia.

Prepararsi per l’esame studiando.
Prepararsi a parlare o esporre in pubblico provando e riprovando il discorso a casa, rendendolo “familiare” a noi stessi.
Prepararsi per l’appuntamento con un cliente raccogliendo informazioni su di lui (o sulla sua attività), definendo l’obiettivo dell’incontro, che cosa vogliamo portare a casa, da cosa valuteremo se l’incontro è andato bene e quali cose possiamo chiedere al cliente perché le cose vadano al meglio.

Lasciare dunque meno spazio possibile all’improvvisazione e all’imprevisto (ma considerare che ci saranno).

Respirare e meditare.
Occorre trovare un modo per stemperare la tensione, per abbassare i giri e, nella mia lunga esperienza, nulla funziona bene come la respirazione diaframmatica e la meditazione.
Proprio per questo motivo dedico molto tempo a produrre materiale, video, live assolutamente gratuiti sia sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach che nel gruppo Facebook che ho creato Scegliti e Realizzati.

Sono tre quindi le armi:

  • consapevolezza sul ruolo dell’ansia come “metro” di misura interno
  • preparazione per ridurre al minimo possibile gli imprevisti
  • respiro e meditazione per gestire gli episodi fisici ed emotivi

E, quarto, maggior affetto, tenerezza, verso i nostri limiti: sono ciò che ci rendono unici e necessari.


Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Scegliti e Realizzati se vorrai.

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