costruire l'autostima
/ by Silvia Abrami

La costruzione dell’autostima: i due passi della crescita

Quando chiedo: “Che cos’ è per te l’autostima? Che caratteristiche ha?” nove volte su dieci ricevo risposte che la rendono… impossibile da raggiungere.
Sono definizioni, false convinzioni dalle gravi conseguenze perché ci portano all’immobilità.

Se l’obiettivo è ritenuto superiore alle nostre forze, se pensiamo che in noi non ci siano né armi né capacità per raggiungerlo, chi ce lo fa fare di sprecare energie?
Ricordiamoci sempre che il nostro cervello ragiona con il calcolo di efficienza ed efficacia, volto alla sopravvivenza. Se l’impegno richiesto non garantisce il risultato, se non vi è neppure il barlume… lui lascia giustamente stare!

Nelle prossime righe sfaterò molti miti riguardo all’autostima e te la farò conoscere in un modo nuovo, per nulla scontato… una visione che ero costruito in 18 anni di lavoro su di me e con le persone che seguo nei percorsi: te la senti di scoprirla insieme?! 😉

L’autostima è un cammino non una dote

Se pensi anche tu di essere senza speranze ti invito di cuore a leggere l’articolo Autostima: le convinzioni errate e i segnali di cambiamento.
Scoprirai due cose: 

  • l’autostima non coincide con il giudizio che si ha di sé e neppure con le cose che sappiamo fare
  • chi ha bassa autostima ha talenti e risorse. Sempre.

La stima di sé si costruisce. Non appare o scompare per magia, non è un oggetto che si ha oppure no. Un trofeo.
Si tratta di un cammino. Spesso in salita, come tutte le cose belle del resto.

Quali sono gli elementi fondamentali di questo cammino? I super poteri dietro una vera autostima?
Sono la flessibilità e la fragilità.
Sono convinta che il segreto della vera forza di una persona stia soprattutto in questi due elementi, flessibilità e fragilità.

Nulla che ci richiami superpoteri inarrivabili insomma. Ce la possiamo fare!

Mettiti comodo. Ora inizia il bello.

Autostima e flessibilità

Se io sono forte e mi voglio bene mi dò la possibilità di cambiare idea.
Mi dò la possibilità di pensare che il punto di vista degli altri possa essere sensato e rispettarlo pur senza condividerlo.

Non solo. Posso ricevere una critica senza crollare in mille pezzi, senza prenderla sul personale, e senza mettermi sempre in discussione da capo a piedi. Perché riconosco che attorno a me ci sono altre persone con visioni differenti dalla mia.
Questo è un pensiero che personalmente mi solleva tantissimo: se le persone sono diverse e hanno quindi pensieri, modi di ragionare diversi, cade subito il macigno del senso di colpa (sono io che non vado bene, non capisco, sono sbagliata…).

Flessibilità è crescita, è capacità di imparare, di apprendere, di migliorarsi, è possibilità di scoperta.

Se io penso che le uniche idee giuste siano le mie non uscirò mai dal mio micro cosmo. Non incontrerò mai nulla di nuovo.
Come cresce il bambino? Stando sempre con i suoi 4 giocattoli in culla?
No. Esplorando, guardandosi attorno, osservando per poi sperimentare.

Se sto solo con le mie idee, in perfetta e granitica convinzione, sembrerò (apparentemente) una persona sicura ma in realtà si tratterà di rigidità, ben lontana dal concetto di autostima.
E le cose rigide, come sappiamo, prima o poi si spezzano sotto pressioni forti.
Mentre le flessibili possono piegarsi sotto carichi pesanti, forti raffiche di vento, ma poi tornano in piedi, come fa il legno di bambù, che sembra fragile e invece è difficilissimo da spezzare. Proprio perché sa piegarsi.


Flessibilità è anche darsi la possibilità di sbagliare. Posso sbagliare e restare una persona in gamba, buona e brava (e anche qui profondo sospiro di sollievo!). 

Ma potrei anche non sbagliare mai. Ci sono persone che ci danno questa sensazione vero?
In realtà le persone di successo hanno provato tanti fallimenti e da ogni fallimento, anche doloroso, hanno tratto istruzioni per imboccare la successiva strada da percorrere. Questo lo sappiamo bene eppure tendiamo a dimenticarcelo. Siamo campionesse e campioni mondiali in auto sabotaggio!

Se nella vita vuoi avere successo e sentirti sicuro, impara a sbagliare.

Sbaglia alla grande.

E dopo averlo fatto una volta,

sbaglia ancora meglio

(Silvia Abrami)

Vivere senza scossoni, senza errori non credo sia davvero possibile.
Vorrei farti riflettere su chi ti sembra viva tranquillo e beato senza compiere grandi errori e dare troppo nell’occhio.
Pensaci bene… sicuramente ti verrà in mente una persona che conosci con queste caratteristiche.

Ora ti lancio una sfida: da dove nasce quel non commettere mai errori?

È assai probabile che, guardandoci di fino, il non errare sia frutto del non azzardare mai nulla, non fare mai nulla di nuovo. Niente passi fuori dal cammino conosciuto.

Continuare a camminare su una strada che magari non ci piace ma dove nessuno ci critica (e non rischiamo niente) sembra rassicurante.
In realtà stiamo correndo un rischio enorme, quello di buttare via la nostra vita.

Se c’è una cosa che questi ultimi tempi di Covid ci ha insegnato è proprio che le cose possono cambiare da un momento all’altro, stravolgersi e i punti di riferimento, la quotidianità tanto rasserenante e conosciuta, non esserci più.

Autostima e fragilità

La fragilità è l’altro ingrediente dell’autostima e sembra davvero un controsenso!

Una persona sicura di sé sa stare con le proprie ferite, con il suo dolore, con le sue mancanze.
Non fa confusione per non sentirle, non si distrae per non vederle. Non le nasconde, non le ignora.
Ci sta dentro, si permette di ascoltarle.
Non pretende che gli altri capiscano il suo malessere o i suoi punti fragili perché, in caso contrario, significa che non le vogliono bene o non sono attenti alla sua persona.

Se ne prende cura per prima e se c’è bisogno cerca chi può aiutarla in questo, chi ha strumenti e competenze per farlo. O chiede anche solo una spalla su cui piangere, ma la chiede, non la pretende.

Prendersi cura esattamente di cosa?
Delle parti deboli, di quei “bambini feriti” che vivono dentro la nostra anima.
Sono ricordi, emozioni, sentimenti che da piccoli forse non sono stati abbastanza visti, considerati e sono rimasti lì, piccini. Non sono cresciuti e chiedono. Soffrono.
Ricordiamoci sempre che quello che per un adulto può sembrare lieve, magari anche insignificante, per un bimbo può essere una tragedia. Essere vissuto e sentito con dolore.
Se non ricuciti, gli strappi e i dolori di quell’epoca lontana ci rimangono dentro e gridano, piangono.

Prendersi cura da adulti di quelle ferite, delle nostre parti fragili è un grande segno di maturità e autostima, perché quando sai di avere delle debolezze, le accogli e le affronti… è lì che sei forte.

Quando sei stanco e ti fermi per riposare, senza tirare fino a morire è lì che sei saggio e dai prova di forza e autostima.

Fermarsi. Rallentare. AbbracciarSI. AmarSI.

L’autostima non è un cammino solitario

Nei miei gruppi di lavoro, che sono piccoli, 4 o 5 persone al massimo, noto che i partecipanti finiscono per stimarsi moltissimo tra di loro.

È interessante per me vedere ogni volta la stessa dinamica: come le persone siano disposte a vedere in modo chiaro e preciso i passi in avanti fatti dagli altri, a confermarglieli e sottolinearglieli ma come non riescano a vedere altrettanto di se stesse. Non vedono le proprie risorse e i passi compiuti.

Per questo credo che i legami sani, i gruppi di lavoro siano davvero potenti.
Aprono molte porte interiori perché svelano il nostro meccanismo di cecità attraverso la cecità che l’altro ha di sé e che noi osserviamo.
Noi vediamo chiaramente tutto dei suoi passi, mentre lui non vede quasi nulla di sé. E questa strana meccanica la sperimentiamo nel gruppo, la vediamo accadere proprio sotto i nostri occhi.
Il gruppo funge da supporto e motivazione, è uno degli strumenti di cambiamento.

Gli altri quali sono? Nei miei percorsi sono le azioni.
Non possiamo fermarci solo a riflessioni e analisi (che sono importantissime!), occorrono passi concreti (anche piccolissimi!) e devono divenire quotidiani. E strumenti da tirare fuori al momento del bisogno, per diventare autonomi.

Si lavora anche su come alleggerirsi da zaini inutili, creare un centro di equilibrio interiore (senza il ping pong di ma-se-forse che non ti fa muovere). 

Poi si lavora sulla fiducia non solo in noi stessi ma anche su ciò che c’è attorno a noi.
Controllare tutto non è possibile. Fare scelte super ponderate è una palude in cui spesso ci infiliamo e che ha come risultato l’immobilità: nella ricerca della scelta migliore e perfetta finiamo che non scegliamo nulla o quasi.
Il perfezionismo, di cui ho parlato in uno specifico articolo e in video sul mio canale YouTube Silvia Abrami – Coach è un flagello per noi!

Se non ti senti pronto a un percorso ma vuoi comunque iniziare un passo, ti invito a entrare nel gruppo gratuito di Facebook Scegliti e Realizzati: troverai molte altre persone, proveniente dalle più disparate esperienze, che si raccontano, propongono, chiedono e scherzano sulle loro paure, sul loro percorso, sui loro cambiamenti.

Ogni settimana io propongo sfide, meditazioni, temi particolari, guidati da me.
Ognuno è libero di aderirvi o meno, di partecipare, commentare oppure no. Senza alcun problema o legame.
È un luogo di rispetto reciproco, per questo chiedo di rispondere a poche brevi domande prima di acconsentirne l’accesso.
Si cresce solo dove ci si sente accolti e non giudicati a priori!


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