come sbloccarsi
/ by Silvia Abrami

Sentirsi bloccati: quando lavoro e studio non vanno avanti

A volte capita di bloccarsi in un loop.
Un circolo fatto di insoddisfazione, tentativi vari di uscirne per poi dover ritrovarsi punto a capo, di nuovo… scomodi.Le cose non funzionano come dovrebbero, ci sentiamo confusi, come se ogni passo fatto sia sempre quello sbagliato, ogni decisione errata.

La sensazione non ti è nuova? Credimi, neanche a me e vorrei raccontarti come ho messo fuori i piedi da questo eterno ritorno (il mio professore di filosofia mi ucciderebbe per Nietzsche trattato così!!).

Sta tutto nell’avere uno sguardo sul passato – gratitudine – e uno sul futuro – distacco. Li vedremo assieme, poco più sotto.
È un tipo di sguardo che ho dovuto imparare io per prima per poter uscire dal mio corto circuito di lavori cambiati ogni tot di mesi e arrivare a quello che ancora oggi è la mia meravigliosa professione.

Ti sembrerà strano ma sentirsi bloccati nella vita è davvero un’opportunità.
Perché ti costringe a guardare sia alle tue spalle che in avanti. E sistemare quelle cose che avevi lasciato nascoste sotto al tappeto perché… “ci penso più avanti o non ci penso affatto”.
Bene, è giunto il momento di pensarci!

Mi sono bloccato: perché?

Quando siamo bambini molta della nostra energia è spesa a creare un buon rapporto con la nostra famiglia, di origine o quella che lo è diventata.
Vogliamo essere amati, visti, sentiti, riconosciuti, considerati. Abbiamo un estremo bisogno di appartenere a quel nucleo di persone che è la nostra famiglia e facciamo di tutto per esserne al centro.
Salvo fratture dolorose dettate dai più svariati motivi, finiamo per assorbirne valori, sistemi di giudizio, proprio in virtù di questa appartenenza. E questi ci influenzano nel bene e nel male (è un argomento davvero affascinante questo e ne ho parlato nell’articolo “Storie che ci sorreggono”).

Spoiler!

I bravi bambini sono quasi sempre degli adulti insoddisfatti.

Io sono figlia di due dipendenti per di più sindacalisti.
Il rispetto per i diritti altrui e l’avversione per le ingiustizie, la lealtà e la spinta ad aiutare il prossimo li ho mutuati da loro, dal mio sistema familiare.
Il sistema familiare cui appartengo mi ha quindi trasmesso valori importanti ma è anche stato alla base delle mie iniziali difficoltà. Perché?
Perché i miei genitori hanno lavorato come dipendenti e per i diritti dei lavoratori dipendenti. E sin dall’inizio io sono stata convinta che entrambi, sotto sotto, volevano io trovassi un lavoro da dipendente. Come loro.

Sono stata una gran brava bambina oltre che fedele al sistema familiare, quindi mentre studiavo all’università cercavo dei lavori tutti rigorosamente da dipendente.
Ho fatto la commessa, la tabaccaia, l’impiegata commerciale e quella in un’agenzia formativa, ho lavorato in una pasticceria…

sentirsi bloccati sul lavoro
Qui avevo 26 anni e lavoravo in pasticceria a 2000 mt mentre studiavo all’Università e continuavo a formarmi nel coaching. 😉

Ma la verità è che stavo malissimo, ero “scomoda”, non riuscivo a trovare il senso in quello che facevo e il lunedì era un’agonia.
Vivevo divisa senza accorgermene.
Da un lato mi specializzavo nel campo della formazione e del coaching, approfondivo e studiavo sempre di più quella che era davvero una passione per me e che palesemente spingeva verso una scelta di libera professione. Dall’altro perseguivo testarda la ricerca di un posto fisso. Almeno a tempo determinato!

I miei genitori in realtà mi hanno sempre detto “Fai quello che ti senti” ma dentro di me credevo che per farli felici dovevo seguire le loro orme.
Così capitava che per nove, dieci mesi riuscivo a “stare” dentro un lavoro ma poi lo cambiavo, ne trovavo un altro e anche lì resistevo nove o dieci mesi e puntualmente mi bloccavo e ripartiva la ricerca per un nuovo lavoro. E avanti così per anni mentre studiavo. Mi bloccavo ogni volta.

Quando cerchi la tua strada, la prima cosa che vuoi trovare, sei tu.

Capire cosa significa per te “vivere la vita a modo mio”

Giunta al termine degli studi non avevo più il paravento, la scusa, che qualsiasi lavoro potesse andare in fin dei conti bene perché avevo una meta importante da raggiungere, la laurea.
Studiare lavorando aveva allungato un po’ i tempi della laurea ed era arrivato davvero il momento di decidere cosa fare.

Il grande lavoro che avevo fatto su di me nel frattempo mi aveva portata a questa considerazione: “ci provo, provo la libera professione. Se non ce la faccio oramai so fare quasi di tutto (ho collezionato tanti di quei lavori!) che trovare un’occupazione non sarà un problema”.

Son partita nel 2012 e… sono ancora qui!
Ma all’inizio mi tornava sempre a mormorare nell’orecchio quella vocina che diceva “Trovati un part time che ti dia sicurezza poi nel tempo libero ti dedichi a coaching e formazione”.
Quante volte è capitato anche a voi? Scommetto tante.
Sistemati e poi trovi il tempo per fare…
Prima pensa a trovare una stabilità economica poi…

E invece intanto la vita scorre!

Uno sguardo al passato: la gratitudine

La prima cosa che ho dovuto fare è stata far pace con quell’idea di lavoro che i miei avevano o, meglio, che io ritenevo e ancora ogni tanto un po’ credo, che i miei avessero per me.

Il grande passo è stato riconoscere il dono che mi avevano fatto, quello della vita, che non potrò mai restituire loro ed è giusto che sia così, è nell’ordine delle cose che non lo si possa restituire.
Perché è un atto di puro amore, gratuito, che i genitori fanno. Ora che ho una figlia so che è così, lo capisco. Lei non mi deve restituire nulla perché solo con il suo essere già mi dà tantissimo. Quindi non li stavo deludendo davvero, perché la partita si giocava ad un livello molto più profondo.

Come cambia il rapporto con i genitori quando diventi mamma
Diventare mamma ha cambiato e arricchito tantissimo il rapporto con i miei genitori.

La gratitudine nei confronti dei genitori è un’emozione molto importante, perché la rabbia o il pensare che avrebbero dovuto fare cose diverse per noi, ci bloccano.
Anche se sono stati genitori molto difficili per noi. Anche se hanno sbagliato un sacco di cose.

Se tu sei incacchiato nero con i tuoi genitori stai bloccando una tua forte energia, anche psicologica, che può accogliere e raccogliere tantissime cose nella tua vita, come l’amore e il successo, perché dietro a te è come se ci fosse un muro. E non è un muro che sostiene ma che blocca un passaggio.

Anche se il rapporto con loro si è rotto, anche se non sono più qui, fare pace dentro di noi con loro, accoglierli così come sono, è di importanza davvero vitale.

Senza giudicarli perché noi non vorremmo che ci giudicassero (magari lo hanno fatto e abbiamo sentito quanto fastidio dia) ma imparare a fare un gesto di amore grande, di gratitudine e capire che non abbiamo diritto di giudicare due persone che ci hanno messo al mondo e con le risorse che avevano hanno fatto il meglio che potevano.

E questa cosa per molti è difficilissima, e non si può fare a parole, ma richiede di lavorarci su, praticamente sempre. Per me è stato così: non è bastato pensarlo, ho dovuto lavorare sulle parti di me che si sentivano in colpa, sbagliate, arrabbiate, confuse, nel rapporto con loro.

Il rapporto con la famiglia cambia quando diventi mamma
3 generazioni di amore

Gaia Luna, mia figlia, non può capire (e non potrà capire per lungo tempo) il motivo per cui io sia così poco incline al gioco dopo tre notti passate insonni perché lei non vuole dormire.
E invece di giocare vorrei solo stendermi non appena cala il sole e cadere in un sonno profondo, anzi, in uno stato di incoscienza assoluta fino al giorno dopo!
Non può e per lungo tempo non potrà capire che se faticavo a essere una mamma performante e giocosa non era per disinteresse o perché occupata in altro.
Era perché mentre lei riusciva a recuperare in qualche modo, io lavoravo, cucinavo, facevo la spesa, pulivo… Sono un essere umano, ho i miei limiti. Per me ad esempio privarmi del riposo è deleterio.

Così è stato per i nostri genitori, che non avevano neppure il conforto di poter aprire Facebook e guardare una diretta o un video sul tema o leggere un articolo, un blog come stai facendo tu. Gli strumenti erano molti, molti di meno.

Gratitudine e assenza (o almeno limitazione al minimo che ci riesce) di giudizio verso chi ci ha preceduto sono due qualità, due atteggiamenti che dovremo, anzi, vorremo maturare per riuscire a uscire da certi blocchi, incarti della nostra vita.

Uno sguardo al futuro: il giusto distacco

L’altro pilastro è il distacco.
Che non è freddezza o rinnego!
È un girarmi verso il mio futuro e avere i miei genitori dietro di me, che mi sostengono e nutrono. Non davanti a me che mi bloccano e giudicano.
Per questo è importante la gratitudine e il perdono!

Cosa significa “distacco”? Significa smettere di fare le cose per loro e iniziare a farle per me.
Perché l’unico modo che hai per realizzarti è ascoltarti e sapere che ci saranno cose che farai su cui loro non saranno d’accordo. O non lo sarebbero stati.

Magari anche gli altri non saranno d’accordo. Ma se guardiamo avanti senza l’ancora della rabbia per ciò che non abbiamo ricevuto, per come lo abbiamo ricevuto o il peso di non voler deludere nessuno possiamo capire veramente dov’è la nostra strada. Il distacco è proprio quel guardare avanti e non indietro.

uscire dai propri blocchi e trovare il proprio equilibrio
In fondo all’anima, chi ci ama ci vuole liberi e felici. Anche se non lo ammetterà mai a parole.

Se siamo confusi è perché ci sono tantissime cose che ci stiamo portando dietro, che ci legano al passato oppure a una nostra idea di come bisognerebbe essere.

La strada per il successo

Gratitudine e giusto distacco sono la strada per la serenità e il successo.
Ci sono persone che raggiungono il successo anche senza ma, posso garantire, la raggiungono senza serenità, senza armonia e senza equilibrio.

Una persona che fa quello per cui sente di essere nata (nel senso che sta mettendo a frutto tutto di sé, i suoi talenti e i suoi doni, in quello che fa, dove si trova) è un dono per tutta l’umanità!

Ogni persona ha una chiamata, un impeto verso un’attività o, in termini più ampi, verso una missione tutta sua.
Può essere un lavoro, un’associazione di volontariato, il creare una famiglia o un’opera… infinite cose ma una chiamata che è solo sua.
Non rispondervi porta facilmente verso l’infelicità, per prima cosa, e una perdita enorme per tutti che ne avrebbe certamente tratto beneficio.

Pensate a chi ha la vocazione a insegnare o fare l’ostetrica ma decide di impiegarsi in tutt’altro: che grande perdita! Provate a chiedere a tante madri diverse come hanno vissuto il parto: a seconda dell’ostetrica che avevano a fianco sarà stato positivo o un pessimo ricordo.

E così è in ogni campo! Pensate a chi ha un bar: se vi accogliesse alla mattina mettendovi la tazzina con il caffè sotto gli occhi senza alcun garbo non vi darebbe la spinta giusta per iniziare la giornata!
Io ho conosciuto una persona che davvero amava il suo lavoro da barista e si impegnava a far sì che la sosta da lui fosse un angolo di relax, piacevole. E si percepiva entrando, già dopo un passo.

Non è mai troppo tardi per imboccare la propria via.
Sei sempre in tempo a chiederti dove sta il tuo cuore, per cosa batte e capire qual è la tua strada.
Anzi, lo devi proprio fare: è un dovere verso la tua felicità e quella di tutti coloro che avranno la fortuna di  incontrarti.


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