realizzare ed esaudire i propri sogni

Realizzare i propri sogni: il cammino per esaudire un desiderio

Negli incontri online con le persone che si rivolgono a me per mettere ordine nella loro vita, per sbloccarsi e ritrovare nuove energie, prima o poi questo aspetto viene fuori: “ho sempre avuto un desiderio, un sogno nel cassetto ma…”. Talvolta ci si rivolge a me proprio perché questo sogno vuole prendere forma ma non si sa da che parte cominciare.Allora partiamo proprio da qui: quale sia il primo passo da fare sulla strada di mattoni gialli verso la realizzazione dei propri desideri (ah il Mago di Oz! Quante metafore contiene!). L’errore che impedisce di realizzare i tuoi sogni Per prima cosa chiariamo cosa NON sia un sogno.Non lo è ad esempio vincere il superenalotto. O vincere, più in generale, somme di denaro.Non perché i soldi ci facciano schifo, tutt’altro, ma perché il denaro è sempre e solo un mezzo e tenere fisso lo sguardo al conto corrente ci distrae da quello che sta veramente sotto. La domanda giusta da porsi è: quei soldi che desidero a cosa mi servono? Per realizzare cosa? Può capitare che la risposta non sia univoca, che con quel denaro in realtà si vorrebbero fare tante diverse cose.Scriviamole. E ora analizziamole.Hanno un tratto comune? E se non ce l’hanno, tra queste qual è la prima che realizzerei con la somma vinta?La risposta che mi darò identifica il mio vero sogno, la mia aspettativa di felicità. A volte pensiamo che la felicità sia tanto lontana, quando essa, invece, si nasconde nelle piccole cose. Realizzare i propri sogni: questione di scelte Dietro ad ogni sogno ci sono dei compromessi, scelte da fare e situazioni da accettare.La realizzazione o meno dei nostri sogni dipende non poco da questi compromessi e scelte.E non scomodiamo sempre l’amica autostima, causa di nostro ogni male!“Vorrei fare questo ma ho poca autostima e non credo abbastanza nelle mie capacità” etc etc… Al di là della bassa autostima e della fatica a credere in noi stessi, a volte la verità è che non abbiamo voglia di fare tutti i sacrifici e i passaggi necessari perché un desiderio divenga realtà.Perché quel sogno faccia parte della nostra vita.Insomma, detta brutta: non abbiamo intenzione di sbatterci così tanto. Non è per questo che saremo persone peggiori, assolutamente!Ma deve essere sempre chiaro che ogni sogno si realizza non per una immensa botta di… curiosa generosità da parte del destino, quanto piuttosto dall’aver lavorato sodo per far sì che si avverasse.Può essere che io finisca per trovarmi nel posto giusto al momento giusto ma poi tocca comunque sempre a me far fruttare le circostanze favorevoli. “Successo viene prima di sudore solo sul dizionario” Comprendi cosa vuoi davvero Un’altra valutazione importante è capire se quel sogno davvero ci appartiene o se abbiamo un’idea luminosa, tratta dal mondo delle favole, di quella professione, di quel progetto, di quell’ambizione e capire se in realtà non vogliamo qualcos’altro.Cercare di capire quel progetto lì che cos’è che vorrebbe farci realizzare veramente.Quando io dico per esempio “voglio aprire un Bed&Breakfast nella campagna” quel B&B che cosa porterebbe nella mia vita? Porterebbe natura? Persone e relazioni? Cura dell’altro? Bellezza?La domanda è quindi “Che cosa sto cercando veramente?” perché ogni sogno ha in sé qualcos’altro, una straordinarietà che desideriamo portare nella nostra vita per renderla speciale. Ed è solo quel “qualcos’altro” che ci darà la forza per rimboccarci le maniche e trovare quella costanza e impegno necessari per trasformare un sogno in un progetto di vita. Quando trovi il tuo progetto, quello vero, oltre le risposte patinate o di circostanza, lo senti. Senti il cuore battere, l’entusiasmo crescere, ti viene voglia di svegliarti prima la mattina o fare tardi la sera. Anche per me è stato così. Son partita dalla formazione per arrivare a fare la coach. Quando ho iniziato a muovermi nel mondo della formazione amavo tantissimo la spinta emotiva che mi dava stare ai corsi.Quando stavo ai corsi come staff o studente, non quindi come docente, adoravo vedere come le persone cambiavano, adoravo come io riuscivo a sentirmi, quella fiducia che si sviluppava grazie ai concetti che il formatore di turno condivideva.Quelle sensazioni sono ciò che mi ha spinta di corso in corso, di formazione in formazione: trovare una pace interiore, sentirmi meno insicura, meno spaurita di fronte a questo mondo, piacermi di più, sentirmi più amata e stimata da me stessa. Stare in aula mi ha sempre fatta sentire così, dal primo giorno. Per ogni giorno di questi 19 anni. Accanto a questo amavo tantissimo la possibilità di aiutare gli altri, la spinta di aiuto che quell’ambiente mi permetteva. Sembrava che la mia strada fosse tracciata: il mondo della formazione faceva per me.Ma quando mi sono fermata a riflettere bene sul mio desiderio mi sono accorta che il mio sogno non era “voglio fare la formatrice davanti a mille persone o in giro per il mondo” ma era “voglio poter contribuire al benessere e alla felicità degli altri”. Quindi se voglio contribuire alla crescita degli altri ed essere felice io, il mio sogno si definisce diversamente: non sarà più voglio fare la formatrice ma voglio sentirmi utile e stare bene con me stessa.Questa consapevolezza mi permetterà di avere un orientamento quando dovrò scegliere che strade prendere a certi bivi della vita.Quando hai chiaro cosa c’è dietro a quel sogno cosa ti dà di importante quel sogno, puoi fare scelte sensate che ti avvicinino a quella direzione lì. Il primo passo per realizzarsi nella vita, passa sempre attraverso all’ascolto dellaparte più profonda di noi. Come raggiungere i propri obiettivi: passo dopo passo L’altra cosa importante e non banale è che i sogni sono fatti di tantissimi micro gradini. Tasselli. Ogni lavoro bellissimo, anche il B6B nella natura, è fatto di tantissimi microprogetti e ognuno di questi richiede impegno, lavoro, superare blocchi personali, difficoltà esterne.Tanta progettazione e lavoro su di sé.Se non si è disposti a fare questo, a costruire un gradino dietro l’altro è difficile che si arrivi in cima. Per questo è tanto importante scegliere il progetto che ci faccia battere il cuore: perché ogni singolo tassello ci farà stare bene, anche quando richiederà impegno o fatica. Ameremo il viaggio, non solo il finale. Guardiamo sempre alla vetta, al sogno e non vediamo i pezzettini che ci sono prima, senza i quali quella vetta non può esistere, non può concretizzarsi. Nel mio videocorso Impara a Sceglierti c’è una parte iniziale su cui si lavora proprio sull’obiettivo che si vuole realizzare e i problemi che lo ostacolano.È frequente che la risposta sia: “Non so esattamente cosa voglio realizzare o come perché il progetto che ho in mente è molto ambizioso e ci sono troppi passaggi”. In questi casi io suggerisco di spacchettare, spezzettare.Il primo passo è capire quali siano i vari pezzetti che compongono quel sogno e iniziare dal primo grande o piccolo passaggio necessario per avvicinarsi alla realizzazione del proprio desiderio. Dividilo in tanti piccoli pezzetti e inizia a lavorare su di loro. Individua quelli che sono già oggi alla tua portata.Perché quel pezzetto, quel tassellino sarà la base per quello successivo. E ti permetterà di scalare la vetta. Solo ragionando su piccoli pezzi si scalano le montagne più impervie e si raggiungono i sogni più ambiziosi! Annapurna. Nepal. 2011. Alimenta e fai crescere il tuo sogno Altro aspetto importante è inserire un po’ di quel sogno nelle tue giornate.Iniziare ad “assaggiarlo”. Se nell’esempio del B&B alla base del sogno c’è un profondo desiderio di contatto con la natura, in attesa di realizzare o trovare la struttura dove darai vita alla tua attività di accoglienza, inizia già ora a inserire nella tua routine spazi, momenti di contatto con la natura. Pochi momenti, ritagli, se attualmente non riesci a concederti di più. Perché magari le condizioni cambiano nel tempo così come cambi tu e rischi di andare incontro a momenti di profondo stallo o di avvilimento.Ma se avrai coltivato quel sogno, lo avrai nutrito con tante piccole azioni, sarai pronto a modificare il tuo piano per inseguirlo o aggiornarlo.Lo farai perché coltivare i nostri sogni ci rende già felici, ci fa pregustare la soddisfazione di quello che arriverà.E non nutrire MAI pensieri come tanto oramai è tardi, ormai non è più possibile, ormai ho una certa età, ormai ho famiglia… Cancella la parola ormai dal tuo vocabolario. Perché quando smettiamo di poter realizzare dei progetti un po’ smettiamo di vivere e un po’ moriamo dentro, non troviamo più il perché valga la pena alzarci la mattina.E non è questo che mi auguro per te! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo “Il coraggio di essere te” se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
liberarsi dai blocchi emotivi e dal mi sento bloccato

Come superare un blocco emotivo, mentale o professionale

Ho un progetto ma non riesco a portarlo avanti, ho un hobby e una passione ma stanno lì chiusi in un cassetto, ho un lavoro da fare e non va avanti, sento che potrei fare di più ma non riesco, ho un lavoro che non mi piace ma non so come fare a cambiare… Queste parole le ho sentite ripetere tantissime volte, sono direi tra le motivazioni principali che spingono le persone a chiedere il mio aiuto: il bisogno di superare un blocco, di avviare un cambiamento. Per superare un blocco c’è una strategia davvero in controtendenza rispetto a quello che di solito si tende a fare ma che porta grandi risultati se la si applica bene: curiosi? Mi sento frustrato: non riesco a uscire da questa situazione! Quando ci troviamo bloccati in una situazione la prima cosa che facciamo è cercare una soluzione, una strategia, tentare un approccio differente.Che magari non risolve il problema e allora ne proviamo un’altra e un’altra e un’altra…E finiamo per sentirci frustrati, una sensazione davvero scomoda e dolorosa. La frustrazione è un dolore troppo a lungo provato, di quelli che ti fanno proprio dire: “Non ne posso più di stare così, sono stanca o stanco di vivere in questo modo, di avere la sensazione di non avere in mano la situazione”. Mi piacerebbe davvero poterti raccontare che quando si arriva ad essere frustrati, bloccati, non è colpa nostra, che sia stata un po’ sfiga o perché abbiamo Saturno contro ma in realtà quando ci troviamo in un blocco c’è sempre una parte di nostra responsabilità. Magari inconsapevole, non dico che ci siamo infilati di proposito in una posizione così difficile ma, purtroppo, come sempre, dobbiamo smettere di guardare fuori e rivolgere lo sguardo a noi. Perché tutti i problemi che noi viviamo hanno un’origine in comune:  noi.Non volevi sentirtelo dire, lo so.Ma prima di mollare tutto per lo sconforto (incluso questo articolo che stai leggendo!) voglio dirti una cosa importante: responsabilità significa anche potere su quelle situazioni che ora sembrano irrisolvibili! Suona meglio così?! Vuoi scoprire come funziona questo tipo di responsabilità? 🙂 Come superare un blocco: una questione di valore personale Partiamo da un esempio.Ho un capo o un collega aggressivo, che mi dice le cose sempre malamente, sia che io abbia torto sia che io abbia ragione.E io magari sono un soggetto che si impegna e “a modo”: faccio bene il mio lavoro e anche quando mi becco il cazziatone ingiusto comunque rispondo in modo gentile.  Ma i miei modi gentili ed educati non servono proprio a nulla con questa persona. Continua con il suo stile, a volte ho pure l’impressione che ci prenda gusto e questa dinamica si è oramai cronicizzata: aggredisce e io incasso. Se rispondessi a questo capo o collega in modo fermo ma non duro o collerico (mi raccomando non dite “Silvia Abrami mi ha suggerito di mandarla a… fare un giro, mettiamola così”), trattenendo le osservazioni che sono giuste ma mettessi le cose in chiaro per quelle che non hanno nulla a che fare con me e il mio lavoro, che cosa potrebbe accadere?Se affermassi insomma che certi atteggiamenti non li accetto che cosa mi potrebbe succedere? Non intendo urlare, né essere rancorosi ma spiegare: “Questa cosa hai ragione, l’ho fatta in modo sbagliato ma non c’è bisogno di dirlo così”. Prenderci la responsabilità della nostra vita ci rende liberi. Le persone ti trattano come gli permetti di trattarti. L’idea che se rispondo rischio il posto non corrisponde a realtà nella maggior parte dei casi. Anche in questo momento economico e sociale molto particolare: si tratta sempre di come noi permettiamo di essere trattati.Se temi il licenziamento e per questo ti lasci schiacciare dagli altri, se non per sbroccare quando sei davvero al limite, è più facile che questo licenziamento arrivi. O che il lavoro diventi una lenta e dolorosa tortura quotidiana. Se invece metti un limite chiaro, con calma, perché sai che questo è giusto, l’altra persona lo sente e si ferma. Eh sì, è proprio come sospetti: è una questione che ha molto a che fare con quanto tu ti rispetti. Se non te la senti di farti valere è perché non pensi di avere un valore. Questo è il problema e questa è la responsabilità e il potere di cui ti parlavo. Noi siamo artefici dei nostri blocchi, siano essi blocchi emotivi o blocchi mentali quando non vogliamo risolverli, quando accettiamo la situazione o cerchiamo di risolverli con tentativi che in realtà finiscono per cronicizzarli. Una strategia nuova: la lista di sabotaggio Che si tratti di un blocco psicologico in senso ampio o più specifico come un blocco nel lavoro o un blocco nello studio, c’è uno strumento che può fare davvero la differenza: la lista peggiorativa. Il progetto su cui lavoriamo non parte? La domanda giusta non è cosa posso fare per farlo partire ma è che cosa potrei fare per bloccarlo ancora di più.Avevi avvertito che si trattava di una strategia un po’… controtendenza?! Quello che ti suggerisco è di pensare: “Se io impazzissi e decidessi di rovinare la situazione, di mandare all’aria tutto, che cosa potrei fare nello specifico?” Cosa posso fare per bloccarmi di più? Per far fallire questo mio progetto? Scrivilo. Fai un elenco scritto di tentate soluzioni o di azioni, cose che potrebbero rispondere a questa domanda e lasciati andare alla creatività nelle idee. Mettere dentro anche cose che non solo non fai ma che non faresti davvero mai. Per esempio non farti pagare o farti pagare poco. Stare passivi nel tuo dolore.Non fare niente, non formarti. Non seguire le tue inclinazioni e vedere a cosa potrebbero portare. Fatta la lista guarda se dentro ci sono cose che stai già facendo.Se ci sono o ci assomigliano hai trovato delle pepite d’oro, perché hai sotto mani i tuoi piani di auto sabotaggio. Sembra paradossale ma la strategia sta proprio in questo: nel non cercare soluzioni megagalattiche, ma prendere in esame quelle che stai già mettendo in atto ma che sono disfunzionali. Se ad esempio sai che farsi pagare  è un punto a sfavore, di fallimento, e ti accorgi che effettivamente tu ti fai pagare poco… lavora su quello! Nell’esempio del capo aggressivo, se sai che dire sempre di sì è sbagliato (e lo DEVI aver inserito nella lista!!) la prima cosa su cui lavorerai è proprio questa e non cambiare o lasciare il lavoro. Questo esercizio lo faccio in consulenza molto spesso e ho visto risultati incredibili. Ma perché funzioni la lista di sabotaggio deve essere: il più ampia possibileonesta vera, realisticacompleta: non devi lasciare indietro nulla, tutto deve essere messo dentro. Tutto ciò che può sabotare, far fallire. Deve essere puntuale e precisa e questo esercizio, se ben fatto, porta risultati e sblocca molti risultati.Non è affatto banale la costruzione della lista, credimi: io li presso per ben benino i miei clienti su questo punto, altrimenti scrivono tre cose in croce, le più ovvie. Esplora parti di te in cui non hai mai vagato, come un Indiana Jones della tua mente e del tuo cuore.Lì troverai i tesori che cerchi da sempre. Blocchi e pregiudizi “Non so cosa fare della mia vita, non mi piace il lavoro ma non so che altro fare, cosa potrei fare di alternativo a quel lavoro”. Ho appena descritto una situazione di blocco che mi viene riportata di frequente dai miei clienti quando mi contattano e che porta con sé una grande frustrazione.Spesso scavando nella loro vita viene fuori che in realtà non è che non sappiano cosa altro fare o per cosa siano portati. Hanno sempre ispirazioni di vario genere, inclinazioni per determinati ambiti ma hanno dentro loro l’idea che quella cosa che vorrebbero fare non sia un vero lavoro. Che non è il caso di mollare tutto per farlo. Il lavoro è qualcosa di strutturato in un certo modo, che produce certi risultati in certi tempi e un hobby, una passione non è un lavoro. Questa è l’idea, la credenza che hanno in mente, che hanno maturato o gli hanno instillato.Quindi nel cercare il lavoro spesso tengono in mente certi crismi che questo deve avere e non prendono in considerazione tutta una serie di possibilità perché non entrano dentro a quegli schemi. Ed è davvero un peccato perché sono tutti blocchi mentali che ci poniamo da soli, macigni che ci carichiamo sulla schiena quando già la vita ci presenta belle salite ripide di suo! Scrivere liste di sabotaggio ci permetterà di capire cosa possiamo fare per far andare ancora peggio la situazione che stiamo vivendo e come potremmo far fallire il progetto di cambiare lavoro, tutti gli scenari possibili.Magari scopriamo che il lavoro attuale ha margini per inserirvi qualche passione. Oppure che può trasformarsi. Di sicuro nulla cambierà se staremo seduti con il nostro bravo macigno ben legato sulle spalle! Proviamoci: scrivere non ci costa poi così tanto… Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nella mia community Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
come sbloccarsi

Sentirsi bloccati: quando lavoro e studio non vanno avanti

A volte capita di bloccarsi in un loop.Un circolo fatto di insoddisfazione, tentativi vari di uscirne per poi dover ritrovarsi punto a capo, di nuovo… scomodi.Le cose non funzionano come dovrebbero, ci sentiamo confusi, come se ogni passo fatto sia sempre quello sbagliato, ogni decisione errata. La sensazione non ti è nuova? Credimi, neanche a me e vorrei raccontarti come ho messo fuori i piedi da questo eterno ritorno (il mio professore di filosofia mi ucciderebbe per Nietzsche trattato così!!). Sta tutto nell’avere uno sguardo sul passato – gratitudine – e uno sul futuro – distacco -. Li vedremo assieme, poco più sotto.È un tipo di sguardo che ho dovuto imparare io per prima per poter uscire dal mio corto circuito di lavori cambiati ogni tot di mesi e arrivare a quello che ancora oggi è la mia meravigliosa professione. Ti sembrerà strano ma sentirsi bloccati nella vita è davvero un’opportunità.Perché ti costringe a guardare sia alle tue spalle che in avanti. E sistemare quelle cose che avevi lasciato nascoste sotto al tappeto perché… “ci penso più avanti o non ci penso affatto”.Bene, è giunto il momento di pensarci! Mi sono bloccato: perché? Quando siamo bambini molta della nostra energia è spesa a creare un buon rapporto con la nostra famiglia, di origine o quella che lo è diventata.Vogliamo essere amati, visti, sentiti, riconosciuti, considerati. Abbiamo un estremo bisogno di appartenere a quel nucleo di persone che è la nostra famiglia e facciamo di tutto per esserne al centro.Salvo fratture dolorose dettate dai più svariati motivi, finiamo per assorbirne valori, sistemi di giudizio, proprio in virtù di questa appartenenza. E questi ci influenzano nel bene e nel male (è un argomento davvero affascinante questo e ne ho parlato nell’articolo “Storie che ci sorreggono”). Spoiler! I bravi bambini sono quasi sempre degli adulti insoddisfatti. Io sono figlia di due dipendenti per di più sindacalisti.Il rispetto per i diritti altrui e l’avversione per le ingiustizie, la lealtà e la spinta ad aiutare il prossimo li ho mutuati da loro, dal mio sistema familiare.Il sistema familiare cui appartengo mi ha quindi trasmesso valori importanti ma è anche stato alla base delle mie iniziali difficoltà. Perché?Perché i miei genitori hanno lavorato come dipendenti e per i diritti dei lavoratori dipendenti. E sin dall’inizio io sono stata convinta che entrambi, sotto sotto, volevano io trovassi un lavoro da dipendente. Come loro. Sono stata una gran brava bambina oltre che fedele al sistema familiare, quindi mentre studiavo all’università cercavo dei lavori tutti rigorosamente da dipendente.Ho fatto la commessa, la tabaccaia, l’impiegata commerciale e quella in un’agenzia formativa, ho lavorato in una pasticceria… Qui avevo 26 anni e lavoravo in pasticceria a 2000 mt mentre studiavo all’Università e continuavo a formarmi nel coaching. 😉 Ma la verità è che stavo malissimo, ero “scomoda”, non riuscivo a trovare il senso in quello che facevo e il lunedì era un’agonia.Vivevo divisa senza accorgermene.Da un lato mi specializzavo nel campo della formazione e del coaching, approfondivo e studiavo sempre di più quella che era davvero una passione per me e che palesemente spingeva verso una scelta di libera professione. Dall’altro perseguivo testarda la ricerca di un posto fisso. Almeno a tempo determinato!I miei genitori in realtà mi hanno sempre detto “Fai quello che ti senti” ma dentro di me credevo che per farli felici dovevo seguire le loro orme.Così capitava che per nove, dieci mesi riuscivo a “stare” dentro un lavoro ma poi lo cambiavo, ne trovavo un altro e anche lì resistevo nove o dieci mesi e puntualmente mi bloccavo e ripartiva la ricerca per un nuovo lavoro. E avanti così per anni mentre studiavo. Mi bloccavo ogni volta. Quando cerchi la tua strada, la prima cosa che vuoi trovare, sei tu. Capire cosa significa per te “vivere la vita a modo mio” Giunta al termine degli studi non avevo più il paravento, la scusa, che qualsiasi lavoro potesse andare in fin dei conti bene perché avevo una meta importante da raggiungere, la laurea.Studiare lavorando aveva allungato un po’ i tempi della laurea ed era arrivato davvero il momento di decidere cosa fare. Il grande lavoro che avevo fatto su di me nel frattempo mi aveva portata a questa considerazione: “ci provo, provo la libera professione. Se non ce la faccio oramai so fare quasi di tutto (ho collezionato tanti di quei lavori!) che trovare un’occupazione non sarà un problema”. Son partita nel 2012 e… sono ancora qui!Ma all’inizio mi tornava sempre a mormorare nell’orecchio quella vocina che diceva “Trovati un part time che ti dia sicurezza poi nel tempo libero ti dedichi a coaching e formazione”.Quante volte è capitato anche a voi? Scommetto tante.Sistemati e poi trovi il tempo per fare…Prima pensa a trovare una stabilità economica poi…E invece intanto la vita scorre! Uno sguardo al passato: la gratitudine La prima cosa che ho dovuto fare è stata far pace con quell’idea di lavoro che i miei avevano o, meglio, che io ritenevo e ancora ogni tanto un po’ credo, che i miei avessero per me. Il grande passo è stato riconoscere il dono che mi avevano fatto, quello della vita, che non potrò mai restituire loro ed è giusto che sia così, è nell’ordine delle cose che non lo si possa restituire.Perché è un atto di puro amore, gratuito, che i genitori fanno. Ora che ho una figlia so che è così, lo capisco. Lei non mi deve restituire nulla perché solo con il suo essere già mi dà tantissimo. Quindi non li stavo deludendo davvero, perché la partita si giocava ad un livello molto più profondo. Diventare mamma ha cambiato e arricchito tantissimo il rapporto con i miei genitori. La gratitudine nei confronti dei genitori è un’emozione molto importante, perché la rabbia o il pensare che avrebbero dovuto fare cose diverse per noi, ci bloccano.Anche se sono stati genitori molto difficili per noi. Anche se hanno sbagliato un sacco di cose. Se tu sei incacchiato nero con i tuoi genitori stai bloccando una tua forte energia, anche psicologica, che può accogliere e raccogliere tantissime cose nella tua vita, come l’amore e il successo, perché dietro a te è come se ci fosse un muro. E non è un muro che sostiene ma che blocca un passaggio. Anche se il rapporto con loro si è rotto, anche se non sono più qui, fare pace dentro di noi con loro, accoglierli così come sono, è di importanza davvero vitale. Senza giudicarli perché noi non vorremmo che ci giudicassero (magari lo hanno fatto e abbiamo sentito quanto fastidio dia) ma imparare a fare un gesto di amore grande, di gratitudine e capire che non abbiamo diritto di giudicare due persone che ci hanno messo al mondo e con le risorse che avevano hanno fatto il meglio che potevano. E questa cosa per molti è difficilissima, e non si può fare a parole, ma richiede di lavorarci su, praticamente sempre. Per me è stato così: non è bastato pensarlo, ho dovuto lavorare sulle parti di me che si sentivano in colpa, sbagliate, arrabbiate, confuse, nel rapporto con loro. 3 generazioni di amore Gaia Luna, mia figlia, non può capire (e non potrà capire per lungo tempo) il motivo per cui io sia così poco incline al gioco dopo tre notti passate insonni perché lei non vuole dormire.E invece di giocare vorrei solo stendermi non appena cala il sole e cadere in un sonno profondo, anzi, in uno stato di incoscienza assoluta fino al giorno dopo!Non può e per lungo tempo non potrà capire che se faticavo a essere una mamma performante e giocosa non era per disinteresse o perché occupata in altro.Era perché mentre lei riusciva a recuperare in qualche modo, io lavoravo, cucinavo, facevo la spesa, pulivo… Sono un essere umano, ho i miei limiti. Per me ad esempio privarmi del riposo è deleterio. Così è stato per i nostri genitori, che non avevano neppure il conforto di poter aprire Facebook e guardare una diretta o un video sul tema o leggere un articolo, un blog come stai facendo tu. Gli strumenti erano molti, molti di meno. Gratitudine e assenza (o almeno limitazione al minimo che ci riesce) di giudizio verso chi ci ha preceduto sono due qualità, due atteggiamenti che dovremo, anzi, vorremo maturare per riuscire a uscire da certi blocchi, incarti della nostra vita. Uno sguardo al futuro: il giusto distacco L’altro pilastro è il distacco.Che non è freddezza o rinnego!È un girarmi verso il mio futuro e avere i miei genitori dietro di me, che mi sostengono e nutrono. Non davanti a me che mi bloccano e giudicano.Per questo è importante la gratitudine e il perdono! Cosa significa “distacco”? Significa smettere di fare le cose per loro e iniziare a farle per me.Perché l’unico modo che hai per realizzarti è ascoltarti e sapere che ci saranno cose che farai su cui loro non saranno d’accordo. O non lo sarebbero stati. Magari anche gli altri non saranno d’accordo. Ma se guardiamo avanti senza l’ancora della rabbia per ciò che non abbiamo ricevuto, per come lo abbiamo ricevuto o il peso di non voler deludere nessuno possiamo capire veramente dov’è la nostra strada. Il distacco è proprio quel guardare avanti e non indietro. In fondo all’anima, chi ci ama ci vuole liberi e felici. Anche se non lo ammetterà mai a parole. Se siamo confusi è perché ci sono tantissime cose che ci stiamo portando dietro, che ci legano al passato oppure a una nostra idea di come bisognerebbe essere. La strada per il successo Gratitudine e giusto distacco sono la strada per la serenità e il successo.Ci sono persone che raggiungono il successo anche senza ma, posso garantire, la raggiungono senza serenità, senza armonia e senza equilibrio. Una persona che fa quello per cui sente di essere nata (nel senso che sta mettendo a frutto tutto di sé, i suoi talenti e i suoi doni, in quello che fa, dove si trova) è un dono per tutta l’umanità! Ogni persona ha una chiamata, un impeto verso un’attività o, in termini più ampi, verso una missione tutta sua.Può essere un lavoro, un’associazione di volontariato, il creare una famiglia o un’opera… infinite cose ma una chiamata che è solo sua.Non rispondervi porta facilmente verso l’infelicità, per prima cosa, e una perdita enorme per tutti che ne avrebbe certamente tratto beneficio. Pensate a chi ha la vocazione a insegnare o fare l’ostetrica ma decide di impiegarsi in tutt’altro: che grande perdita! Provate a chiedere a tante madri diverse come hanno vissuto il parto: a seconda dell’ostetrica che avevano a fianco sarà stato positivo o un pessimo ricordo. E così è in ogni campo! Pensate a chi ha un bar: se vi accogliesse alla mattina mettendovi la tazzina con il caffè sotto gli occhi senza alcun garbo non vi darebbe la spinta giusta per iniziare la giornata!Io ho conosciuto una persona che davvero amava il suo lavoro da barista e si impegnava a far sì che la sosta da lui fosse un angolo di relax, piacevole. E si percepiva entrando, già dopo un passo. Non è mai troppo tardi per imboccare la propria via.Sei sempre in tempo a chiederti dove sta il tuo cuore, per cosa batte e capire qual è la tua strada.Anzi, lo devi proprio fare: è un dovere verso la tua felicità e quella di tutti coloro che avranno la fortuna di  incontrarti. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
sogni e insoddisfazione

La tua più grande alleata è nello specchio

Lorenza è una professionista competente e coraggiosa.

Forse chi la incontra non lo direbbe e certamente lei non si vede così, ma il coraggio è una delle sue caratteristiche più evidenti.

Ha scelto di lavorare nel sociale, che nel 2019 è una specie di scommessa perché i progetti possono essere milioni ma il budget sembra non esserci mai. Ha scelto di lasciare un lavoro sicuro e rodato perché le stava stretto e non le permetteva di realizzare la sua vocazione completamente. Ha seguito molti percorsi di sviluppo personale per acquisire strumenti sempre nuovi e più efficaci per migliorare se stessa e aiutare al meglio gli altri. Ha costruito una famiglia con due figli, a cui si dedica il più possibile mentre seguire tanti progetti contemporaneamente (come la maggior parte dei professionisti che lavora nel suo campo).

È la classica persona che vorrebbe sdoppiarsi e avere giornate di 48 ore per poter concretizzare tutto ciò che ha in mente, ne sa a pacchi, ha tantissime idee di sviluppo grandiose, ma sente di non essere mai abbastanza. Mai abbastanza competente, mai abbastanza esperta, mai abbastanza qualificata, mai abbastanza professionista, mai abbastanza come quell’esperto lì che dal sociale ci tira fuori uno stipendio più che dignitoso.

Perché, diciamocelo, anche tu che leggi sotto sotto pensi che se si lavora per migliorare la società in cui viviamo, rendere le nostre città dei luoghi vivi e sicuri, in cui le persone tornino a parlarsi e ad essere di nuovo vicine… beh non bisogna farsi pagare. Bisognerebbe farlo gratis o comunque destinare quasi tutti i soldi dedicati ad un progetto al progetto stesso, non certo alle risorse umane impegnate a realizzarlo.

Non posso essere certa che tu la vedi così, ma certamente una parte importante di Lorenza. E così finiva per non dare mai abbastanza valore a se stessa, alle proprie competenze e al proprio tempo.

Ogni volta che parlavo con lei la mia sensazione era proprio di un potenziale e di una professionalità enormi depotenziate e confuse. Insomma, un vero peccato.

Ma Lorenza è coraggiosa, intelligente e ha imparato molto tempo fa a volersi bene, quindi si è rimboccata le maniche e si è guardata dentro per mettere ordine. Perché non siamo dei monoliti, gli esseri umani sono complessi per definizione, e dentro ad ognuno di noi ci sono spinte che vanno in direzioni anche diametralmente opposte: accanto a quella parte di sé che prevede il volontariato come quasi unica modalità di impegno nel sociale, c’è una parte-professionista che sa di avere valore, che è consapevole della sua grandissima esperienza e del valore del suo tempo.

All’inizio del percorso le energie erano poche, ma sono cresciute in fretta, permettendole di recuperare sempre di più forza e concentrazione.

Io e Lorenza ci conoscevamo molto prima che lei iniziasse un percorso con me, è stato un particolare onore per me “essere scelta” per seguirla e sentire che potevo esserle utile. Se mi conosci già sai quanto io ami il mio lavoro e quanto osservare e accompagnare i vostri cambiamenti mi renda felice e piena: beh con lei è stato ancora meglio, perché avevo stima di lei e del suo lavoro da tempo.

Cosa ha imparato Lorenza durante il suo percorso?

Ha chiarito e definito la sua identità professionale, cogliendo finalmente tutti i suoi punti di forza e le sue immense competenze e il valore della sua esperienza. Questo le ha permesso, un po’ alla volta, di selezionare i progetti su cui valeva la pena investire il suo tempo e le sue competenze (e alcune volte trovare persone meno formate per seguirne alcuni), e di farsi pagare. Spesso le persone pensano che ci vadano grandi cambiamenti o azioni importanti per modificare la situazione in cui ci troviamo: in verità se il nostro focus e ciò che pensiamo si modifica, il mondo intorno a noi reagisce al nostro cambiamento.

Abbiamo molto più potere di quello che crediamo sulla vita che stiamo vivendo: ogni volta che parli o non parli con qualcuno, consideri un’offerta e ne ignori un’altra, fai o non fai quella telefonata, scrivi o non scrivi quel post, quel messaggio, quell’articolo, stai influenzando il mondo intorno a te e costruendo la tua realtà presente e futura. Per questo motivo, avendo le idee chiare sulla sua professionalità, Lorenza ha potuto modificare la rotta della propria nave. Non è successo tutto insieme e le cose da migliorare ci saranno sempre, ma i primi risultati sono arrivati quasi immediatamente.

Inoltre, quando gli obiettivi sono definiti e concreti è facile e semplice prendere decisioni in linea con noi stessi. E questo ci rende più rilassati e felici.

Sono successe molte cose da allora nella vita di Lorenza. Ad esempio ha organizzato un evento importante nella propria città, con grandissima soddisfazione e successo (anche se con una buona dose di stress… ma nessuno è perfetto, ricordiamocelo!).

Ed è stato solo un trampolino di lancio: le opportunità sono cresciute, proprio come avviene con una palla di neve che rotola giù da una montagna trasformandosi in valanga. Ha ricevuto contatti e proposte.

Continua a non essere tutto rose e fiori, il sociale resta un campo impegnativo.

Ma Lorenza ora conosce il proprio valore e ha le idee chiare sulla propria professione e professionalità e questo le dà una nuova serenità e sicurezza.

E io sorrido perché il mondo può godere delle sue risorse e della sua luce. Quando penso a lei, mi dico che sarà di esempio a molti nel suo campo, perché di donne come Lorenza il mondo ha davvero bisogno.

(Tutte le storie che racconto sono tratte da vita vissuta e condivisa nel mio studio, ma i nomi, i luoghi e i dettagli sono diversi… perché io amo la vostra privacy!).

sogni e insoddisfazione

Sogni polverosi e dove trovarli

Eleonora è una ragazza a metà tra i trenta e quaranta, in quell’età in cui il mondo si aspetta che tu abbia già realizzato le cose che contano: un lavoro sicuro, una famiglia, un figlio. Meglio due.

Lei invece ha appena chiuso la storia più importante della sua vita, l’hanno lasciata a casa dal lavoro e la cosa peggiore e che non sa da che parte girarsi.

Ha studiato economia, come volevano i suoi genitori, ha fatto pratica per anni, si è creata una posizione. Ma gli studi di consulenza della sua città sembrano tutti pieni e non riesce a introdursi di nuovo nel mercato. Ha provato anche la via da freelance ma sente un vuoto dentro che non le permette di concentrarsi: troppi pensieri, troppe emozioni, troppa confusione.

Che poi, ogni tanto si chiede, le piaceva davvero così tanto? La mattina, quando entrava in studio, girava la chiave nella toppa, il suo volto diventava scuro e il respiro si chiudeva sempre di più.

E il mondo attorno non l’aiuta di certo: la famiglia che le chiede quando si sistemerà, perché il tempo scorre e non perdona.

L’unico luogo in cui si sente al sicuro e se stessa è la palestra. Lì si sfoga, non ha paura, si diverte e per qualche breve ora lascia tutto il mondo fuori. Lì è se stessa senza riserve.

Peccato che sia solo un hobby. Peccato che non possa vivere in quell’ambiente tutto il giorno, tutti i giorni. Peccato davvero. 

Perché, si sa, il lavoro è una cosa seria che deve dare una posizione sicura. 

Perché ormai è grande, è tardi per farsi domande: la sua dovrebbe essere l’età delle risposte.

E allora perché lei non riesce neanche a farsi le domande giuste?

Poi un giorno, stufa del solito umore storto e della frustrazione decide di cambiare musica.

Inizia un percorso con se stessa: respira via tutta la rabbia e la tristezza. Ci dà dentro di brutto.

Scrive, dà ascolto alle sue esigenze, alle voci che le rimbalzano in testa… non solo quelle che le danno contro ma anche a quelle che la portano più vicina a se stessa, alle sue aspirazioni, a ciò che la fa stare bene, viva, intera. 

E così, quasi per gioco, per staccare la mente e dedicarsi del tempo, segue un percorso professionalizzante nel suo ambito preferito: il personal training sportivo.

Dopotutto ha dedicato tutta la vita alla danza, si allena con costanza da quando ha memoria, forse le farà bene. 

E poi è un’idea che le è scoppiata nella pancia durante un giorno allegro. 

E per tutto il corso sta bene, come sempre in palestra.

È l’inizio di qualcosa. È il dubbio che si insinua. E se…?

Ogni viaggio inizia con un passo. Di solito si pensa di dover andare lontano e invece il passo è verso noi stessi. Più ti avvicini a te stessa, attraversando le barriere che ti avevano avvolta per proteggere la tua fragilità e meglio starai.

Andiamo per il mondo cercando chissà quali tesori, ma il vero tesoro ce l’abbiamo sempre con noi, nella pancia, avvolto e nascosto dalle emozioni che non vogliamo sentire, coperto dalle paure, dai dubbi.

Il percorso che vale una vita è proprio quello che ci porta a scoprire quel tesoro, ad aprire il forziere delle risposte e ad armarlo del coraggio della possibilità e della realizzazione.

Ed Eleonora?

È passato poco più di un anno da quel giorno e oggi lavora come personal trainer in uno studio prestigioso della sua città. È libera e si sta costruendo il lavoro a modo suo, seguendo le sue aspirazioni e ciò che le piace più fare. E il mercato risponde: dal primo cliente la sua attività non ha mai smesso di crescere.

Ha creatività, voglia di fare, di dare. 

Si diverte ad andare a lavorare, quel vuoto non c’è più. 

La vita non è perfetta, come niente nel mondo, ma sa che può lavorarci su. 

Ha voglia di continuare a formarsi, di esplorare. Le piace stare con le persone, vederle cambiare… e sentirsi più a loro agio con il loro corpo e il loro aspetto.

Quando gira la chiave nella toppa dello studio dentro sorride.

Eleonora ha trasformato una difficoltà in una opportunità, nell’occasione di realizzare il sogno di una vita. Che era talmente inespresso che non ricordava neanche in quale cassetto fosse nascosto.

Lei, la sua voglia di mettersi in discussione, di non arrendersi mi hanno insegnato molto. 

E spero che insegnino qualcosa anche a te, che magari hai un’idea nascosta in un angolo della tua mente e pensi che sia solo un sogno da bambina.

Non ti dico che sarà facile realizzarla, ci sarà da sporcarsi le mani, osservare le paure, fare cose che magari non hai tanta voglia di fare lì per lì, ma ne varrà la pena.

Parola di Eleonora.

Qual è il tuo progetto inconfessabile?

(Tutte le storie che racconto sono tratte da vita vissuta e condivisa nel mio studio, ma i nomi, i luoghi e i dettagli sono diversi… perché io amo la vostra privacy!).

come smettere di lamentarsi

Quando la lamentela è tutta intorno a noi

Come ho scritto nell’articolo “Via d’uscita dalla lamentela”, mi occuperò di questo tema molto caldo in Italia per qualche articolo.

In questo secondo post parlerò di cosa succede a vivere in un mondo in cui la maggior parte delle persone intorno a noi si lamentano spesso e volentieri. Per carità, tutti abbiamo bisogno di momenti in cui poterci liberamente sfogare per poi archiviare e andare avanti. Il fatto è che spesso ne siamo completamente immersi: in coda al supermercato, in tv, sui social, quando andiamo a trovare la zia/nonna/vicina di casa, in ufficio… la lamentela è uno sport che in Italia conosciamo fin troppo bene!

L’aspetto difficoltoso della questione è che la lamentela è contagiosa: quando viviamo immersi in ambienti “lamentosi” iniziamo ad ingrigirci a nostra volta. Tutto sembra più difficile, abbiamo paure che non capiamo bene da dove arrivano e soprattutto ci sentiamo in dovere di non essere troppo felici.

Sentiamo una sorta di dovere sociale che ci impone di condividere i fardelli altrui: per far parte di questa società, per sentirci a nostro agio nella quotidianità abbiamo bisogno di non essere troppo diversi dagli altri. Si chiama appartenenza e nasce dal bisogno umano di entrare in contatto con gli altri e sentirci al sicuro nel mondo che ci circonda.

Così, senza neanche rendercene conto, barattiamo la nostra possibile serenità con una sorta di pace sociale: acquisiamo il punto di vista “mai ‘na gioia” e iniziamo a notare tutto ciò che non va nella nostra vita. Anche quando attraversiamo periodi positivi sentiamo un retrogusto di preoccupazione perché, si sa, “le cose non possono andare bene per sempre”. “Arriverà prima o poi una sfiga che mi porterà via ciò che ho”.
E inconsciamente iniziamo a creare le condizioni perché queste “sfighe” arrivino davvero. Per poter continuare a sentirci al sicuro, a fare parte del nostro ambiente sociale con comodità.

Come combattere tutto questo? Una regola sociologica recita “diventi le 5 persone che frequenti più spesso”. Quindi per poter uscire da questo bagno di lamentela è necessario partire da un bagno di realtà:

Che programmi guardi in tv? Che siti/pagine Facebook frequenti più spesso?
Prendi il telegiornale come oro colato o cerchi anche notizie diverse, punti di vista alternativi?
I tuoi amici più stretti sono persone soddisfatte della propria vita o si sono arrese ad una quotidianità grigia che le sovrasta?
Quanto tempo dedichi a raccontare le cose che non vanno?
Quanto tempo dedichi a parlare male di altre persone?

Dalle risposte a queste domande, puoi iniziare a farti un’idea di quando sia profondo il tuo livello di “lamentite esterna”, in ogni caso non preoccuparti: sapere come stanno le cose, capire come mai a volte hai la sensazione che un’ombra grigia ti abbracci, è il primo passo per riportare i colori nel tuo quotidiano.

Come? Coltivando alcune nuove abitudini (ti fornirò qualche spunto, ma la creatività è bene accetta!):

Dedica del tempo ai tuoi progetti: quali sono le cose che vorresti realizzare, che magari sono lì a prendere polvere tra i tuoi pensieri?
Raccontali al persone che reputi affidabili e positive, chiedi loro consigli su come arricchirli e renderli realizzabili
Cerca dei siti internet o delle Pagine Facebook che contengano buone notizie o che siano propositive, come ad esempio Avaaz. Quando ascolti una notizia prova a cercare informazioni per sentire anche altri punti di vista in merito
Nel dubbio, spegni la tv e accendi una passeggiata: l’aria fresca stimola il cervello e lo alleggerisce
Annota nella tua mente episodi buffi o divertenti che ti capitano e prima di parlare di ciò che non va (di cosa ha fatto il tuo capo/la vicina di casa/la suocera/il governo/etc) raccontali alle persone con cui chiacchieri
Coltiva le tue passioni: cosa ti piace fare? Ci sono degli hobby che non coltivi da un po’? Riprenderle in mano ti aiuterà ad avere nuovo entusiasmo ed energia e a  conoscere persone nuove che condividano i tuoi stessi interessi
Fai qualcosa per gli altri: donare il sangue, fare volontariato, donare abiti che non usi più… Sono tutte attività che ti permettono di reagire alla lamentela, sentire che non è tutto “mai ‘na gioia”: le difficoltà esistono (e non ti sto certo consigliando di fare finta di niente!), ma si possono affrontare e superare. Insieme.

Hai altre idee? Scrivile nei commenti al post!

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Perché Halloween

Perché Halloween ha preso piede in Italia

Quando andavo alle superiori la festa di Halloween era qualcosa che affascinava noi ragazzi (ogni scusa era buona per avere qualcosa da festeggiare), ma che gli adulti guardavano con sospetto: perché andare in giro mascherati se non è Carnevale? Cosa centriamo noi con una festa straniera?

Ricordo la professoressa d’inglese che ci spiegava le origini di questa festività, che deriva dal capodanno celtico Samhain. La credenza è che, durante la notte tra il 31 ottobre e l’1 novembre, la linea di demarcazione che separa i vivi e i morti si assottigli a tal punto che si possa creare un contatto tra chi c’è e chi c’è stato. Ed è proprio da questa connotazione che deriva l’usanza di mascherarsi da scheletri, che poi si è estesa a qualunque personaggio interpretato come “scuro”.

Oggi Halloween viene festeggiato da tutti: per la prima volta quest’anno dei bambini hanno suonato il mio campanello per il famoso dolcetto o scherzetto (lo confesso, ho fatto finta di non essere in casa, non eravamo equipaggiati!) e anche gli adulti si mascherano e vanno a feste a tema.

Così mi sono chiesta come mai abbia preso tanto piede qui in Italia. Molti direbbero che è colpa della corruttibilità della nostra cultura, che abbiamo “acquistato” una festività anglosassone come tante altre. E magari hanno parzialmente ragione.

Quello che penso io è che il motivo più importate è che ci piace mascherarci. Alla maggior parte delle persone piace pensare ai costumi, al trucco e l’idea di uscire di casa, anche se solo per una notte, essendo qualcun altro. Esattamente come il Carnevale, Halloween porta con sé un’aura di evasione, di sovversione dell’ordine delle cose, di nuove opportunità e libertà.

Ognuno di noi è abituato ad pensare a “Se Stesso” e al proprio carattere come ad un monolite immutabile che gli è stato dato in dotazione ad un certo punto della propria vita è che molto difficile da modificare. La verità è che siamo ricchi di complessità e che c’è tutto un mondo dentro di noi che giace in qualche modo sopito: nel Voice Dialogue si parla di Sé Rinnegati per indicare tutte quelle parti di noi che non ci concediamo di esprimere quasi mai.

Di solito sono pensieri scomodi, socialmente non accettati o giudicati, comportamenti che abbiamo giurato di non tenere mai. Consumiamo tantissima energia per “tenere a bada” tutto questo, ed è per questo che spesso abbiamo bisogno di “sfogarci”.

Mascherarci, soprattutto interpretando personaggi oscuri come mostri, streghe, fantasmi è una valvola di sfogo innocua, divertente, socialmente accettata che quindi ricerchiamo e viviamo piacevolmente. È l’occasione per sovvertire il nostro ordine interno per una notte ed lasciare un po’ di spazio alle nostre parti più cattive, sregolate, egoiste e, diciamocelo, a volte più simpatiche.

che cos'è la felicità

Fragilità: istruzioni per l’uso

Il giorno in cui scopri di non essere Wonder Woman
Nella vita di ognuno di noi, prima o poi arriva il giorno in cui ci rendiamo conto di essere vulnerabili, di avere dei punti deboli, di non arrivare sempre ovunque. Ci accorgiamo che alcune persone quando colpiscono fanno male, che in alcune situazioni non sappiamo proprio cosa fare o che da soli non riusciamo ad uscire da un problema.

Può succedere la prima volta che finisce un amore, o dopo esserci rotti un braccio o al primo esame andato male. A me è successo così tante volte che ho perso il conto.

Anzi penso di poter confessare che questa è la più grande lezione che fatico ancora ad imparare, anche se ogni volta faccio dei passi avanti di tutto rispetto. Sì perché quando hai una vita che ti piace, un lavoro che ti gratifica e ti entusiasma, il retaggio cattolico che conserviamo dentro di noi inizia a ricordarti tutti i “doveri” che hai verso il prossimo, ti fa notare tutte le sbavature in cui inciampi, mette in dubbio che tutta questa bellezza tu te la sia proprio meritata.

Succede anche a te? A me sempre meno ovviamente, ma all’inizio era una voce costante nella mente, che mi ha dato non poche tribolazioni. Per non parlare di quelle volte in cui ero stanca o malata o qualche questione personale mi distraeva: il mio Critico Interiore era sempre pronto a rimproverarmi.

La resa è la via della vittoria
Come si fa ad uscirne quindi? Come faccio a fare i conti con la mia fallibilità e stare bene lo stesso? Cosa me ne faccio di tutta questa fragilità che sembra intralciare costantemente i miei passi?

Quello che ho imparato in 15 anni di corsi, studi, percorsi e testate al muro è che la via della vittoria passa dalla resa: una resa incondizionata a me stessa, a quella fragilità che ho cercato di nascondere tanto a lungo come se fosse una macchia sui pantaloni.

Con il tempo ho capito che i miei limiti, i miei bisogni, le mie paure, le mie vulnerabilità sono Silvia tanto quanto la mia forza, il mio sorriso, la mia determinazione e le mie qualità. A volte sono Silvia molto più di tutto il resto.
In oriente lo dicono da parecchio tempo: sono le Ombre che ci permettono di scoprire e apprezzare che cos’è la Luce, in ogni cosa è nascosto anche una goccia del suo contrario in un continuo fluire di forza e fragilità, certezza e dubbio, energia e riposo che si chiama Vita.

Arrenditi alla bellezza di tutto ciò che non sai fare, che hai paura di affrontare.
Vivi la stretta allo stomaco prima di una prova che ti spaventa.
Guarda con tenerezza agli sbagli che hai fatto e chiediti cosa ti hanno permesso di imparare.
Quando senti la stanchezza, riposati: anche i guerrieri più forti costruivano accampamenti. Il Sole continuerà a sorgere anche se non sei lì a controllarlo.
Se hai bisogno di aiuto, chiedilo: non c’è niente di riprovevole nel fare in due ciò che non riesci a fare da solo. Farai del bene a te e alla persona a cui ti sarai rivolto.

Non è sempre facile farlo, ma il risultato è un abbraccio di te stesso autentico e duraturo.
E se vuoi, possiamo farlo insieme.