realizzare ed esaudire i propri sogni

Realizzare i propri sogni: il cammino per esaudire un desiderio

Negli incontri online con le persone che si rivolgono a me per mettere ordine nella loro vita, per sbloccarsi e ritrovare nuove energie, prima o poi questo aspetto viene fuori: “ho sempre avuto un desiderio, un sogno nel cassetto ma…”. Talvolta ci si rivolge a me proprio perché questo sogno vuole prendere forma ma non si sa da che parte cominciare.Allora partiamo proprio da qui: quale sia il primo passo da fare sulla strada di mattoni gialli verso la realizzazione dei propri desideri (ah il Mago di Oz! Quante metafore contiene!). L’errore che impedisce di realizzare i tuoi sogni Per prima cosa chiariamo cosa NON sia un sogno.Non lo è ad esempio vincere il superenalotto. O vincere, più in generale, somme di denaro.Non perché i soldi ci facciano schifo, tutt’altro, ma perché il denaro è sempre e solo un mezzo e tenere fisso lo sguardo al conto corrente ci distrae da quello che sta veramente sotto. La domanda giusta da porsi è: quei soldi che desidero a cosa mi servono? Per realizzare cosa? Può capitare che la risposta non sia univoca, che con quel denaro in realtà si vorrebbero fare tante diverse cose.Scriviamole. E ora analizziamole.Hanno un tratto comune? E se non ce l’hanno, tra queste qual è la prima che realizzerei con la somma vinta?La risposta che mi darò identifica il mio vero sogno, la mia aspettativa di felicità. A volte pensiamo che la felicità sia tanto lontana, quando essa, invece, si nasconde nelle piccole cose. Realizzare i propri sogni: questione di scelte Dietro ad ogni sogno ci sono dei compromessi, scelte da fare e situazioni da accettare.La realizzazione o meno dei nostri sogni dipende non poco da questi compromessi e scelte.E non scomodiamo sempre l’amica autostima, causa di nostro ogni male!“Vorrei fare questo ma ho poca autostima e non credo abbastanza nelle mie capacità” etc etc… Al di là della bassa autostima e della fatica a credere in noi stessi, a volte la verità è che non abbiamo voglia di fare tutti i sacrifici e i passaggi necessari perché un desiderio divenga realtà.Perché quel sogno faccia parte della nostra vita.Insomma, detta brutta: non abbiamo intenzione di sbatterci così tanto. Non è per questo che saremo persone peggiori, assolutamente!Ma deve essere sempre chiaro che ogni sogno si realizza non per una immensa botta di… curiosa generosità da parte del destino, quanto piuttosto dall’aver lavorato sodo per far sì che si avverasse.Può essere che io finisca per trovarmi nel posto giusto al momento giusto ma poi tocca comunque sempre a me far fruttare le circostanze favorevoli. “Successo viene prima di sudore solo sul dizionario” Comprendi cosa vuoi davvero Un’altra valutazione importante è capire se quel sogno davvero ci appartiene o se abbiamo un’idea luminosa, tratta dal mondo delle favole, di quella professione, di quel progetto, di quell’ambizione e capire se in realtà non vogliamo qualcos’altro.Cercare di capire quel progetto lì che cos’è che vorrebbe farci realizzare veramente.Quando io dico per esempio “voglio aprire un Bed&Breakfast nella campagna” quel B&B che cosa porterebbe nella mia vita? Porterebbe natura? Persone e relazioni? Cura dell’altro? Bellezza?La domanda è quindi “Che cosa sto cercando veramente?” perché ogni sogno ha in sé qualcos’altro, una straordinarietà che desideriamo portare nella nostra vita per renderla speciale. Ed è solo quel “qualcos’altro” che ci darà la forza per rimboccarci le maniche e trovare quella costanza e impegno necessari per trasformare un sogno in un progetto di vita. Quando trovi il tuo progetto, quello vero, oltre le risposte patinate o di circostanza, lo senti. Senti il cuore battere, l’entusiasmo crescere, ti viene voglia di svegliarti prima la mattina o fare tardi la sera. Anche per me è stato così. Son partita dalla formazione per arrivare a fare la coach. Quando ho iniziato a muovermi nel mondo della formazione amavo tantissimo la spinta emotiva che mi dava stare ai corsi.Quando stavo ai corsi come staff o studente, non quindi come docente, adoravo vedere come le persone cambiavano, adoravo come io riuscivo a sentirmi, quella fiducia che si sviluppava grazie ai concetti che il formatore di turno condivideva.Quelle sensazioni sono ciò che mi ha spinta di corso in corso, di formazione in formazione: trovare una pace interiore, sentirmi meno insicura, meno spaurita di fronte a questo mondo, piacermi di più, sentirmi più amata e stimata da me stessa. Stare in aula mi ha sempre fatta sentire così, dal primo giorno. Per ogni giorno di questi 19 anni. Accanto a questo amavo tantissimo la possibilità di aiutare gli altri, la spinta di aiuto che quell’ambiente mi permetteva. Sembrava che la mia strada fosse tracciata: il mondo della formazione faceva per me.Ma quando mi sono fermata a riflettere bene sul mio desiderio mi sono accorta che il mio sogno non era “voglio fare la formatrice davanti a mille persone o in giro per il mondo” ma era “voglio poter contribuire al benessere e alla felicità degli altri”. Quindi se voglio contribuire alla crescita degli altri ed essere felice io, il mio sogno si definisce diversamente: non sarà più voglio fare la formatrice ma voglio sentirmi utile e stare bene con me stessa.Questa consapevolezza mi permetterà di avere un orientamento quando dovrò scegliere che strade prendere a certi bivi della vita.Quando hai chiaro cosa c’è dietro a quel sogno cosa ti dà di importante quel sogno, puoi fare scelte sensate che ti avvicinino a quella direzione lì. Il primo passo per realizzarsi nella vita, passa sempre attraverso all’ascolto dellaparte più profonda di noi. Come raggiungere i propri obiettivi: passo dopo passo L’altra cosa importante e non banale è che i sogni sono fatti di tantissimi micro gradini. Tasselli. Ogni lavoro bellissimo, anche il B6B nella natura, è fatto di tantissimi microprogetti e ognuno di questi richiede impegno, lavoro, superare blocchi personali, difficoltà esterne.Tanta progettazione e lavoro su di sé.Se non si è disposti a fare questo, a costruire un gradino dietro l’altro è difficile che si arrivi in cima. Per questo è tanto importante scegliere il progetto che ci faccia battere il cuore: perché ogni singolo tassello ci farà stare bene, anche quando richiederà impegno o fatica. Ameremo il viaggio, non solo il finale. Guardiamo sempre alla vetta, al sogno e non vediamo i pezzettini che ci sono prima, senza i quali quella vetta non può esistere, non può concretizzarsi. Nel mio videocorso Impara a Sceglierti c’è una parte iniziale su cui si lavora proprio sull’obiettivo che si vuole realizzare e i problemi che lo ostacolano.È frequente che la risposta sia: “Non so esattamente cosa voglio realizzare o come perché il progetto che ho in mente è molto ambizioso e ci sono troppi passaggi”. In questi casi io suggerisco di spacchettare, spezzettare.Il primo passo è capire quali siano i vari pezzetti che compongono quel sogno e iniziare dal primo grande o piccolo passaggio necessario per avvicinarsi alla realizzazione del proprio desiderio. Dividilo in tanti piccoli pezzetti e inizia a lavorare su di loro. Individua quelli che sono già oggi alla tua portata.Perché quel pezzetto, quel tassellino sarà la base per quello successivo. E ti permetterà di scalare la vetta. Solo ragionando su piccoli pezzi si scalano le montagne più impervie e si raggiungono i sogni più ambiziosi! Annapurna. Nepal. 2011. Alimenta e fai crescere il tuo sogno Altro aspetto importante è inserire un po’ di quel sogno nelle tue giornate.Iniziare ad “assaggiarlo”. Se nell’esempio del B&B alla base del sogno c’è un profondo desiderio di contatto con la natura, in attesa di realizzare o trovare la struttura dove darai vita alla tua attività di accoglienza, inizia già ora a inserire nella tua routine spazi, momenti di contatto con la natura. Pochi momenti, ritagli, se attualmente non riesci a concederti di più. Perché magari le condizioni cambiano nel tempo così come cambi tu e rischi di andare incontro a momenti di profondo stallo o di avvilimento.Ma se avrai coltivato quel sogno, lo avrai nutrito con tante piccole azioni, sarai pronto a modificare il tuo piano per inseguirlo o aggiornarlo.Lo farai perché coltivare i nostri sogni ci rende già felici, ci fa pregustare la soddisfazione di quello che arriverà.E non nutrire MAI pensieri come tanto oramai è tardi, ormai non è più possibile, ormai ho una certa età, ormai ho famiglia… Cancella la parola ormai dal tuo vocabolario. Perché quando smettiamo di poter realizzare dei progetti un po’ smettiamo di vivere e un po’ moriamo dentro, non troviamo più il perché valga la pena alzarci la mattina.E non è questo che mi auguro per te! Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo “Il coraggio di essere te” se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
pandemia e figli: la stanchezza (e l'esaurimento) delle mamme

Pandemia, figli e didattica a distanza: la stanchezza delle mamme

La pandemia ci ha sorprese a fine febbraio del 2020 e… siamo ancora in pieno effetto wow! O meglio: frastornate.Alzi la mano chi non si è sentita sopraffatta da tutte le “belle” novità che questo periodo ha lasciato che irrompessero nella nostra quotidianità.Quotidianità che, diciamocelo, era già abbastanza movimentata e difficile di suo. Abbiamo imparato a destreggiarci tra scuole e asili chiusi mentre il capo ci chiamava al lavoro (e senza ausilio dei nonni nella stragrande maggioranza dei casi) mentre la babysitter era un miraggio. O in smartworking in mezzo ai nostri pargoli, ceste di panni da lavare, casa da pulire e soprattutto lei, la terribile dad.Abbiamo anche imparato che l’acronimo, dad, non sta per Didattica a Distanza ma per Disperazione a Domicilio. Senza il conforto di un caffè con le amiche.Siamo state davvero in gamba. Partiamo da questo. MIA FIGLIA ANCHE CI FA I COMPLIMENTI 😉 Madri perfette: come rovinarsi la vita da sole Lo sappiamo bene, ce lo hanno ripetuto in molti che la perfezione non esiste ma la pubblicità che ci accompagna sin da bambine ci frega sempre: abbiamo una vocazione al perfezionismo. L’immagine patinata della mamma in grado di affrontare qualsiasi difficoltà, imprevisto, inondazioni e cavallette incluse, è falsa e distorta. E quella sì che provoca danni.La vita perfetta, senza intoppi e senza errori, non esiste e nessuno è in grado di renderla tale.Neppure Wonder Woman. Che di grane ne aveva pure lei e a qualcuna ha dovuto “darci su” (sì è davvero così, disegnato inchiostro su carta!). Se sei caduta in questa trappola del perfezionismo, della performance estrema e vivi sempre insoddisfatta dei tuoi risultati di madre e donna, sappi che sei in buona compagnia. E che magari può tornarti utile questa riflessione nata da tanti anni di lavoro con madri esattamente come te: il paragone che ci rende insoddisfatte. Mamme: sensi di colpa e stanchezza Le persone sono complesse: è una caratteristica dell’essere umano e noi, mamme, siamo esseri umani.Ci incartiamo proprio per questo motivo: è naturale – e bello! – che sia così.Succede anche a quelle sagge, quelle che sembrano avere o effettivamente hanno molte risposte, quelle che lavorano su di sé da una vita. Sappi che quando vedi realtà di case pulite, bambini felici, dad seguita senza battere ciglio e il tutto magari sorridendo… stai guardando un video sui social!Dove, per realizzarlo, è stata necessarie più di una prova e gli attori dietro le scene magari hanno litigato pure furiosamente. Io che cerco di fare una foto figa con il Sole negli occhi. la realtà dietro ogni foto figa 😉 Stendini stracolmi di panni in mezzo ai piedi, stampanti che non funzionano al momento opportuno, difficoltà a far terminare i compiti assegnati alla prole, frigo con l’eco, stanchezza abissale, litigi e malumori sono normali e ci sono in tutte le famiglie. Lo ripeto: sono normali, anzi, sarebbe sospetto il contrario. Prima di essere una mamma sei un essere umano: imperfetto, con momenti di sclero, in cui non ti senti all’altezza e altri in cui quello che penserai e farai riuscirà. E sarà il top.Quello che va bene oggi per i figli domani probabilmente dovrai cambiarlo tutto, perché avranno deciso che non gli va più a genio e ricominceranno compromessi, punti fermi etc etc… Nulla è stabile e definitivo. Nulla è sempre sorridente e lustro. Mamme: strategie di sopravvivenza? Come affrontare tutto questo con una pandemia che va ad aggiungere ulteriori complicazioni?Smettendo di volere essere una madre perfetta.Perché, diciamolo davvero a chiare lettere, la mamma perfetta è noiosa e crea ansie nei figli. Se tu fossi realmente perfetta i tuoi figli non avrebbero scampo, condannati a un paragone insuperabile. E non ti perdonerebbero mai per questo!Quindi va bene così come sei, fragilità incluse, anzi, soprattutto quelle. Non dobbiamo sopravvivere ma vivere, goderci tutto quello che la vita può offrirci, smettere di sentirci sempre fuori posto o mai abbastanza.Quando ero alle prese con le prime notti insonni di Gaia Luna (mia figlia), le difficoltà con l’allattamento, i difficili incastri tra casa, lavoro e famiglia (che non quadravano mai!) ho imparato una cosa importantissima.Che i modelli con cui mi paragonavo per misurare ciò che andava bene e ciò che invece faceva di me una mamma e donna un po’ poco performante erano tutti nella mia testa. O assorbiti da stimoli esterni. Ma di sicuro non universali e non definitivi.Finivo per stancarmi per correr dietro a idee e modelli in cui mi giudicavo e condannavo da sola. Non c’è alcun regolamento che dica come deve essere una casa e la famiglia che vi abita dentro.Non sei pessima perché in casa tua regna il casino (se vuoi sentirti meglio, vieni a fare un giro nella mia!). Ironia e leggerezza: due alleati contro la stanchezza e il perfezionismo L’ironia è davvero un’arma potente. Saper guardare alle cose con un occhio benevolo, vedere il lato surreale, assurdo di ciò che stiamo vivendo è la chiave di volta per non soccombere.Pensiamoci bene: in una serie su Netflix qual è la protagonista che amiamo di più, per cui proviamo simpatia?La donna perfettina che non sbaglia mai un colpo o quella che arranca, magari fa pure gaffes atroci, è sempre un po’ in bilico ma non si avvilisce? La prima ci sta un po’ lì alla fine, per la seconda invece tifiamo.Perché, magari inconsapevolmente, sappiamo che è lei quella davvero forte. E, aggiungo io, quella vera, reale. Ironizzare non significa non prendere nulla sul serio. Significa solo aggiungere un pizzico di leggerezza, guardare il lato non perfetto spesso comico di ciò che ci accade e di come riusciamo, in un modo o in un altro a superarlo. O ad abbracciarlo. La leggerezza, l’ironia, sono potenti antidoti ai problemi. Risolvono un bel po’ il loro “peso specifico”. Provare simpatia per noi stesse a volte è più importante che sentirci in gamba. Voglio diventarmi amica, sostegno, voglio riuscire a tifare per me, anche quando sbaglio. Mamme imperfette: vere meraviglie La leggerezza ci permette di capire che non possiamo avere sempre tutte le risposte corrette, anche quando i nostri figli ritengono che dovremmo averle.E possiamo anche dirglielo: non so tutto, non arrivo dappertutto, non sono in grado di risolvere qualsiasi problema. Ed è utile perché gli permette di iniziare a misurarsi con la frustrazione, una sensazione con cui prima o poi anche loro dovranno fare i conti. E soprattutto li libera: se noi possiamo non sapere tutto, anche loro possono. Sei noi possiamo essere imperfette, anche loro possono sbagliare. E imparare a sbagliare e uno degli insegnamenti più grandi che possiamo dare ai nostri figli. Crescere significa imparare a stare nelle frustrazioni, che non ci sarà mai un momento della vita in cui tutto filerà liscio e avremo tutte le risposte. Capiranno che essere perfetti non è né una virtù né un obiettivo.E ti garantisco che gli avremo insegnato una grandissima lezione. Questo non significa che non dovremo cercare risposte, metterci in discussione, attivarci per trovare soluzioni! Significa solo che non dobbiamo essere continuamente in gara con ideali insani. Mamme: amarsi per amare Per evitare che la stanchezza e il senso di fallimento o scoraggiamento ci assalga bisogna, di tanto in tanto, porsi una domanda: cosa è importante per me?Figlio o figlia a parte. Chiediti cosa conta per te, cosa ti realizza molto. Io amo la mia famiglia e il mio lavoro, sono una parte importante di me. Mia figlia e il mio compagno sono importanti ma lo sono anche io, io nelle mie passioni e interessi. Se mi prosciugo, tutto a cascata va male: il mio lavoro (che coincide molto con la mia passione), la mia figura di madre e quella di compagna.Perché se non mi reggo in piedi io crolla tutto attorno a me. Cercare di sacrificarmi per la causa della famiglia e della dad, vivendo in apnea in attesa che tutto passi e ritorni alla normalità è una pianificazione davvero fallimentare. Ma è una strategia, un percorso eccellente verso l’esaurimento nervoso. Inizia a prenderti spazi per te. Anche piccoli, un quarto d’ora alla volta.Programmali seriamente! Segnali sul calendario così che divengano ancor più visibili, reali, veri appuntamenti. Che sia nero su bianco il fatto che quei tali giorni a quella tale ora tu non ci sei per nessuno. Tranne che per te stessa. Se arrivasse il senso di colpa, ricordagli che stare bene ed essere carica ti renderà una madre migliore: prenderci dei momenti di sano egoismo è un atto di grande altruismo in realtà, una forma d’amore per la nostra famiglia, non solo per noi stesse. E quando senti che l’insoddisfazione e la stanchezza sono in agguato fatti nuovamente quella domanda: cosa mi piace realmente? Cosa sto facendo per me stessa? Mamma: sei perfetta così! Tiriamo un po’ di somme e appuntiamoci un paio di concetti importanti. Puoi anche scriverli su un post it e appenderli allo specchio in cui ti guardi ogni mattina! Ricordati che vai bene così, che non puoi essere perfetta perché non devi esserlo. Semplicemente devi rendere i tuoi standard più flessibili e smussare il tuo perfezionismo. Ti segno qui un altro link: eh sì, è un tema che mi sta molto a cuore!! “Perfezionismo: come essere perfettamente insoddisfatte” leggilo!! Prenditi cura di te. Il tempo per te stessa è fondamentale.Accartocciandoti in mille preoccupazioni e cose da fare perdi lucidità ed energia. Ritagliarti tempo per te è un ottimo investimento perché ti permette di riempire fino all’orlo il tuo serbatoio di energia, sia fisica che emotiva.Se è quasi vuoto o peggio stai pure raschiando il fondo come puoi essere veloce, propositiva, serena e positiva come desideri tu? La realtà è sotto i nostri occhi: nulla si muove senza energia. Diversamente avremmo risolto molti problemi nel mondo!! Se non vuoi farlo per te fallo per chi ami!Ma ricordati sempre che una madre che non si ama è una madre che farà fatica a godersi il suo rapporto con i figli, che siano uno, due o una squadra di calcio.Le persone che ami meritano il tuo amore. E tu per prima. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, se vorraiOppure sulla community Facebook “Il coraggio di essere te” o nella newsletter. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!).Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti. Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo.Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti! Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
liberarsi dai blocchi emotivi e dal mi sento bloccato

Come superare un blocco emotivo, mentale o professionale

Ho un progetto ma non riesco a portarlo avanti, ho un hobby e una passione ma stanno lì chiusi in un cassetto, ho un lavoro da fare e non va avanti, sento che potrei fare di più ma non riesco, ho un lavoro che non mi piace ma non so come fare a cambiare… Queste parole le ho sentite ripetere tantissime volte, sono direi tra le motivazioni principali che spingono le persone a chiedere il mio aiuto: il bisogno di superare un blocco, di avviare un cambiamento. Per superare un blocco c’è una strategia davvero in controtendenza rispetto a quello che di solito si tende a fare ma che porta grandi risultati se la si applica bene: curiosi? Mi sento frustrato: non riesco a uscire da questa situazione! Quando ci troviamo bloccati in una situazione la prima cosa che facciamo è cercare una soluzione, una strategia, tentare un approccio differente.Che magari non risolve il problema e allora ne proviamo un’altra e un’altra e un’altra…E finiamo per sentirci frustrati, una sensazione davvero scomoda e dolorosa. La frustrazione è un dolore troppo a lungo provato, di quelli che ti fanno proprio dire: “Non ne posso più di stare così, sono stanca o stanco di vivere in questo modo, di avere la sensazione di non avere in mano la situazione”. Mi piacerebbe davvero poterti raccontare che quando si arriva ad essere frustrati, bloccati, non è colpa nostra, che sia stata un po’ sfiga o perché abbiamo Saturno contro ma in realtà quando ci troviamo in un blocco c’è sempre una parte di nostra responsabilità. Magari inconsapevole, non dico che ci siamo infilati di proposito in una posizione così difficile ma, purtroppo, come sempre, dobbiamo smettere di guardare fuori e rivolgere lo sguardo a noi. Perché tutti i problemi che noi viviamo hanno un’origine in comune:  noi.Non volevi sentirtelo dire, lo so.Ma prima di mollare tutto per lo sconforto (incluso questo articolo che stai leggendo!) voglio dirti una cosa importante: responsabilità significa anche potere su quelle situazioni che ora sembrano irrisolvibili! Suona meglio così?! Vuoi scoprire come funziona questo tipo di responsabilità? 🙂 Come superare un blocco: una questione di valore personale Partiamo da un esempio.Ho un capo o un collega aggressivo, che mi dice le cose sempre malamente, sia che io abbia torto sia che io abbia ragione.E io magari sono un soggetto che si impegna e “a modo”: faccio bene il mio lavoro e anche quando mi becco il cazziatone ingiusto comunque rispondo in modo gentile.  Ma i miei modi gentili ed educati non servono proprio a nulla con questa persona. Continua con il suo stile, a volte ho pure l’impressione che ci prenda gusto e questa dinamica si è oramai cronicizzata: aggredisce e io incasso. Se rispondessi a questo capo o collega in modo fermo ma non duro o collerico (mi raccomando non dite “Silvia Abrami mi ha suggerito di mandarla a… fare un giro, mettiamola così”), trattenendo le osservazioni che sono giuste ma mettessi le cose in chiaro per quelle che non hanno nulla a che fare con me e il mio lavoro, che cosa potrebbe accadere?Se affermassi insomma che certi atteggiamenti non li accetto che cosa mi potrebbe succedere? Non intendo urlare, né essere rancorosi ma spiegare: “Questa cosa hai ragione, l’ho fatta in modo sbagliato ma non c’è bisogno di dirlo così”. Prenderci la responsabilità della nostra vita ci rende liberi. Le persone ti trattano come gli permetti di trattarti. L’idea che se rispondo rischio il posto non corrisponde a realtà nella maggior parte dei casi. Anche in questo momento economico e sociale molto particolare: si tratta sempre di come noi permettiamo di essere trattati.Se temi il licenziamento e per questo ti lasci schiacciare dagli altri, se non per sbroccare quando sei davvero al limite, è più facile che questo licenziamento arrivi. O che il lavoro diventi una lenta e dolorosa tortura quotidiana. Se invece metti un limite chiaro, con calma, perché sai che questo è giusto, l’altra persona lo sente e si ferma. Eh sì, è proprio come sospetti: è una questione che ha molto a che fare con quanto tu ti rispetti. Se non te la senti di farti valere è perché non pensi di avere un valore. Questo è il problema e questa è la responsabilità e il potere di cui ti parlavo. Noi siamo artefici dei nostri blocchi, siano essi blocchi emotivi o blocchi mentali quando non vogliamo risolverli, quando accettiamo la situazione o cerchiamo di risolverli con tentativi che in realtà finiscono per cronicizzarli. Una strategia nuova: la lista di sabotaggio Che si tratti di un blocco psicologico in senso ampio o più specifico come un blocco nel lavoro o un blocco nello studio, c’è uno strumento che può fare davvero la differenza: la lista peggiorativa. Il progetto su cui lavoriamo non parte? La domanda giusta non è cosa posso fare per farlo partire ma è che cosa potrei fare per bloccarlo ancora di più.Avevi avvertito che si trattava di una strategia un po’… controtendenza?! Quello che ti suggerisco è di pensare: “Se io impazzissi e decidessi di rovinare la situazione, di mandare all’aria tutto, che cosa potrei fare nello specifico?” Cosa posso fare per bloccarmi di più? Per far fallire questo mio progetto? Scrivilo. Fai un elenco scritto di tentate soluzioni o di azioni, cose che potrebbero rispondere a questa domanda e lasciati andare alla creatività nelle idee. Mettere dentro anche cose che non solo non fai ma che non faresti davvero mai. Per esempio non farti pagare o farti pagare poco. Stare passivi nel tuo dolore.Non fare niente, non formarti. Non seguire le tue inclinazioni e vedere a cosa potrebbero portare. Fatta la lista guarda se dentro ci sono cose che stai già facendo.Se ci sono o ci assomigliano hai trovato delle pepite d’oro, perché hai sotto mani i tuoi piani di auto sabotaggio. Sembra paradossale ma la strategia sta proprio in questo: nel non cercare soluzioni megagalattiche, ma prendere in esame quelle che stai già mettendo in atto ma che sono disfunzionali. Se ad esempio sai che farsi pagare  è un punto a sfavore, di fallimento, e ti accorgi che effettivamente tu ti fai pagare poco… lavora su quello! Nell’esempio del capo aggressivo, se sai che dire sempre di sì è sbagliato (e lo DEVI aver inserito nella lista!!) la prima cosa su cui lavorerai è proprio questa e non cambiare o lasciare il lavoro. Questo esercizio lo faccio in consulenza molto spesso e ho visto risultati incredibili. Ma perché funzioni la lista di sabotaggio deve essere: il più ampia possibileonesta vera, realisticacompleta: non devi lasciare indietro nulla, tutto deve essere messo dentro. Tutto ciò che può sabotare, far fallire. Deve essere puntuale e precisa e questo esercizio, se ben fatto, porta risultati e sblocca molti risultati.Non è affatto banale la costruzione della lista, credimi: io li presso per ben benino i miei clienti su questo punto, altrimenti scrivono tre cose in croce, le più ovvie. Esplora parti di te in cui non hai mai vagato, come un Indiana Jones della tua mente e del tuo cuore.Lì troverai i tesori che cerchi da sempre. Blocchi e pregiudizi “Non so cosa fare della mia vita, non mi piace il lavoro ma non so che altro fare, cosa potrei fare di alternativo a quel lavoro”. Ho appena descritto una situazione di blocco che mi viene riportata di frequente dai miei clienti quando mi contattano e che porta con sé una grande frustrazione.Spesso scavando nella loro vita viene fuori che in realtà non è che non sappiano cosa altro fare o per cosa siano portati. Hanno sempre ispirazioni di vario genere, inclinazioni per determinati ambiti ma hanno dentro loro l’idea che quella cosa che vorrebbero fare non sia un vero lavoro. Che non è il caso di mollare tutto per farlo. Il lavoro è qualcosa di strutturato in un certo modo, che produce certi risultati in certi tempi e un hobby, una passione non è un lavoro. Questa è l’idea, la credenza che hanno in mente, che hanno maturato o gli hanno instillato.Quindi nel cercare il lavoro spesso tengono in mente certi crismi che questo deve avere e non prendono in considerazione tutta una serie di possibilità perché non entrano dentro a quegli schemi. Ed è davvero un peccato perché sono tutti blocchi mentali che ci poniamo da soli, macigni che ci carichiamo sulla schiena quando già la vita ci presenta belle salite ripide di suo! Scrivere liste di sabotaggio ci permetterà di capire cosa possiamo fare per far andare ancora peggio la situazione che stiamo vivendo e come potremmo far fallire il progetto di cambiare lavoro, tutti gli scenari possibili.Magari scopriamo che il lavoro attuale ha margini per inserirvi qualche passione. Oppure che può trasformarsi. Di sicuro nulla cambierà se staremo seduti con il nostro bravo macigno ben legato sulle spalle! Proviamoci: scrivere non ci costa poi così tanto… Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nella mia community Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.
come sbloccarsi

Sentirsi bloccati: quando lavoro e studio non vanno avanti

A volte capita di bloccarsi in un loop.Un circolo fatto di insoddisfazione, tentativi vari di uscirne per poi dover ritrovarsi punto a capo, di nuovo… scomodi.Le cose non funzionano come dovrebbero, ci sentiamo confusi, come se ogni passo fatto sia sempre quello sbagliato, ogni decisione errata. La sensazione non ti è nuova? Credimi, neanche a me e vorrei raccontarti come ho messo fuori i piedi da questo eterno ritorno (il mio professore di filosofia mi ucciderebbe per Nietzsche trattato così!!). Sta tutto nell’avere uno sguardo sul passato – gratitudine – e uno sul futuro – distacco -. Li vedremo assieme, poco più sotto.È un tipo di sguardo che ho dovuto imparare io per prima per poter uscire dal mio corto circuito di lavori cambiati ogni tot di mesi e arrivare a quello che ancora oggi è la mia meravigliosa professione. Ti sembrerà strano ma sentirsi bloccati nella vita è davvero un’opportunità.Perché ti costringe a guardare sia alle tue spalle che in avanti. E sistemare quelle cose che avevi lasciato nascoste sotto al tappeto perché… “ci penso più avanti o non ci penso affatto”.Bene, è giunto il momento di pensarci! Mi sono bloccato: perché? Quando siamo bambini molta della nostra energia è spesa a creare un buon rapporto con la nostra famiglia, di origine o quella che lo è diventata.Vogliamo essere amati, visti, sentiti, riconosciuti, considerati. Abbiamo un estremo bisogno di appartenere a quel nucleo di persone che è la nostra famiglia e facciamo di tutto per esserne al centro.Salvo fratture dolorose dettate dai più svariati motivi, finiamo per assorbirne valori, sistemi di giudizio, proprio in virtù di questa appartenenza. E questi ci influenzano nel bene e nel male (è un argomento davvero affascinante questo e ne ho parlato nell’articolo “Storie che ci sorreggono”). Spoiler! I bravi bambini sono quasi sempre degli adulti insoddisfatti. Io sono figlia di due dipendenti per di più sindacalisti.Il rispetto per i diritti altrui e l’avversione per le ingiustizie, la lealtà e la spinta ad aiutare il prossimo li ho mutuati da loro, dal mio sistema familiare.Il sistema familiare cui appartengo mi ha quindi trasmesso valori importanti ma è anche stato alla base delle mie iniziali difficoltà. Perché?Perché i miei genitori hanno lavorato come dipendenti e per i diritti dei lavoratori dipendenti. E sin dall’inizio io sono stata convinta che entrambi, sotto sotto, volevano io trovassi un lavoro da dipendente. Come loro. Sono stata una gran brava bambina oltre che fedele al sistema familiare, quindi mentre studiavo all’università cercavo dei lavori tutti rigorosamente da dipendente.Ho fatto la commessa, la tabaccaia, l’impiegata commerciale e quella in un’agenzia formativa, ho lavorato in una pasticceria… Qui avevo 26 anni e lavoravo in pasticceria a 2000 mt mentre studiavo all’Università e continuavo a formarmi nel coaching. 😉 Ma la verità è che stavo malissimo, ero “scomoda”, non riuscivo a trovare il senso in quello che facevo e il lunedì era un’agonia.Vivevo divisa senza accorgermene.Da un lato mi specializzavo nel campo della formazione e del coaching, approfondivo e studiavo sempre di più quella che era davvero una passione per me e che palesemente spingeva verso una scelta di libera professione. Dall’altro perseguivo testarda la ricerca di un posto fisso. Almeno a tempo determinato!I miei genitori in realtà mi hanno sempre detto “Fai quello che ti senti” ma dentro di me credevo che per farli felici dovevo seguire le loro orme.Così capitava che per nove, dieci mesi riuscivo a “stare” dentro un lavoro ma poi lo cambiavo, ne trovavo un altro e anche lì resistevo nove o dieci mesi e puntualmente mi bloccavo e ripartiva la ricerca per un nuovo lavoro. E avanti così per anni mentre studiavo. Mi bloccavo ogni volta. Quando cerchi la tua strada, la prima cosa che vuoi trovare, sei tu. Capire cosa significa per te “vivere la vita a modo mio” Giunta al termine degli studi non avevo più il paravento, la scusa, che qualsiasi lavoro potesse andare in fin dei conti bene perché avevo una meta importante da raggiungere, la laurea.Studiare lavorando aveva allungato un po’ i tempi della laurea ed era arrivato davvero il momento di decidere cosa fare. Il grande lavoro che avevo fatto su di me nel frattempo mi aveva portata a questa considerazione: “ci provo, provo la libera professione. Se non ce la faccio oramai so fare quasi di tutto (ho collezionato tanti di quei lavori!) che trovare un’occupazione non sarà un problema”. Son partita nel 2012 e… sono ancora qui!Ma all’inizio mi tornava sempre a mormorare nell’orecchio quella vocina che diceva “Trovati un part time che ti dia sicurezza poi nel tempo libero ti dedichi a coaching e formazione”.Quante volte è capitato anche a voi? Scommetto tante.Sistemati e poi trovi il tempo per fare…Prima pensa a trovare una stabilità economica poi…E invece intanto la vita scorre! Uno sguardo al passato: la gratitudine La prima cosa che ho dovuto fare è stata far pace con quell’idea di lavoro che i miei avevano o, meglio, che io ritenevo e ancora ogni tanto un po’ credo, che i miei avessero per me. Il grande passo è stato riconoscere il dono che mi avevano fatto, quello della vita, che non potrò mai restituire loro ed è giusto che sia così, è nell’ordine delle cose che non lo si possa restituire.Perché è un atto di puro amore, gratuito, che i genitori fanno. Ora che ho una figlia so che è così, lo capisco. Lei non mi deve restituire nulla perché solo con il suo essere già mi dà tantissimo. Quindi non li stavo deludendo davvero, perché la partita si giocava ad un livello molto più profondo. Diventare mamma ha cambiato e arricchito tantissimo il rapporto con i miei genitori. La gratitudine nei confronti dei genitori è un’emozione molto importante, perché la rabbia o il pensare che avrebbero dovuto fare cose diverse per noi, ci bloccano.Anche se sono stati genitori molto difficili per noi. Anche se hanno sbagliato un sacco di cose. Se tu sei incacchiato nero con i tuoi genitori stai bloccando una tua forte energia, anche psicologica, che può accogliere e raccogliere tantissime cose nella tua vita, come l’amore e il successo, perché dietro a te è come se ci fosse un muro. E non è un muro che sostiene ma che blocca un passaggio. Anche se il rapporto con loro si è rotto, anche se non sono più qui, fare pace dentro di noi con loro, accoglierli così come sono, è di importanza davvero vitale. Senza giudicarli perché noi non vorremmo che ci giudicassero (magari lo hanno fatto e abbiamo sentito quanto fastidio dia) ma imparare a fare un gesto di amore grande, di gratitudine e capire che non abbiamo diritto di giudicare due persone che ci hanno messo al mondo e con le risorse che avevano hanno fatto il meglio che potevano. E questa cosa per molti è difficilissima, e non si può fare a parole, ma richiede di lavorarci su, praticamente sempre. Per me è stato così: non è bastato pensarlo, ho dovuto lavorare sulle parti di me che si sentivano in colpa, sbagliate, arrabbiate, confuse, nel rapporto con loro. 3 generazioni di amore Gaia Luna, mia figlia, non può capire (e non potrà capire per lungo tempo) il motivo per cui io sia così poco incline al gioco dopo tre notti passate insonni perché lei non vuole dormire.E invece di giocare vorrei solo stendermi non appena cala il sole e cadere in un sonno profondo, anzi, in uno stato di incoscienza assoluta fino al giorno dopo!Non può e per lungo tempo non potrà capire che se faticavo a essere una mamma performante e giocosa non era per disinteresse o perché occupata in altro.Era perché mentre lei riusciva a recuperare in qualche modo, io lavoravo, cucinavo, facevo la spesa, pulivo… Sono un essere umano, ho i miei limiti. Per me ad esempio privarmi del riposo è deleterio. Così è stato per i nostri genitori, che non avevano neppure il conforto di poter aprire Facebook e guardare una diretta o un video sul tema o leggere un articolo, un blog come stai facendo tu. Gli strumenti erano molti, molti di meno. Gratitudine e assenza (o almeno limitazione al minimo che ci riesce) di giudizio verso chi ci ha preceduto sono due qualità, due atteggiamenti che dovremo, anzi, vorremo maturare per riuscire a uscire da certi blocchi, incarti della nostra vita. Uno sguardo al futuro: il giusto distacco L’altro pilastro è il distacco.Che non è freddezza o rinnego!È un girarmi verso il mio futuro e avere i miei genitori dietro di me, che mi sostengono e nutrono. Non davanti a me che mi bloccano e giudicano.Per questo è importante la gratitudine e il perdono! Cosa significa “distacco”? Significa smettere di fare le cose per loro e iniziare a farle per me.Perché l’unico modo che hai per realizzarti è ascoltarti e sapere che ci saranno cose che farai su cui loro non saranno d’accordo. O non lo sarebbero stati. Magari anche gli altri non saranno d’accordo. Ma se guardiamo avanti senza l’ancora della rabbia per ciò che non abbiamo ricevuto, per come lo abbiamo ricevuto o il peso di non voler deludere nessuno possiamo capire veramente dov’è la nostra strada. Il distacco è proprio quel guardare avanti e non indietro. In fondo all’anima, chi ci ama ci vuole liberi e felici. Anche se non lo ammetterà mai a parole. Se siamo confusi è perché ci sono tantissime cose che ci stiamo portando dietro, che ci legano al passato oppure a una nostra idea di come bisognerebbe essere. La strada per il successo Gratitudine e giusto distacco sono la strada per la serenità e il successo.Ci sono persone che raggiungono il successo anche senza ma, posso garantire, la raggiungono senza serenità, senza armonia e senza equilibrio. Una persona che fa quello per cui sente di essere nata (nel senso che sta mettendo a frutto tutto di sé, i suoi talenti e i suoi doni, in quello che fa, dove si trova) è un dono per tutta l’umanità! Ogni persona ha una chiamata, un impeto verso un’attività o, in termini più ampi, verso una missione tutta sua.Può essere un lavoro, un’associazione di volontariato, il creare una famiglia o un’opera… infinite cose ma una chiamata che è solo sua.Non rispondervi porta facilmente verso l’infelicità, per prima cosa, e una perdita enorme per tutti che ne avrebbe certamente tratto beneficio. Pensate a chi ha la vocazione a insegnare o fare l’ostetrica ma decide di impiegarsi in tutt’altro: che grande perdita! Provate a chiedere a tante madri diverse come hanno vissuto il parto: a seconda dell’ostetrica che avevano a fianco sarà stato positivo o un pessimo ricordo. E così è in ogni campo! Pensate a chi ha un bar: se vi accogliesse alla mattina mettendovi la tazzina con il caffè sotto gli occhi senza alcun garbo non vi darebbe la spinta giusta per iniziare la giornata!Io ho conosciuto una persona che davvero amava il suo lavoro da barista e si impegnava a far sì che la sosta da lui fosse un angolo di relax, piacevole. E si percepiva entrando, già dopo un passo. Non è mai troppo tardi per imboccare la propria via.Sei sempre in tempo a chiederti dove sta il tuo cuore, per cosa batte e capire qual è la tua strada.Anzi, lo devi proprio fare: è un dovere verso la tua felicità e quella di tutti coloro che avranno la fortuna di  incontrarti. Ti aspetto come sempre qui, nei commenti, e nel gruppo Il coraggio di essere te se vorrai. Una o due volte al mese dedico qualche minuto di riflessione a un tema su cui di frequente inciampiamo (io pure!) attraverso la mia newsletter.Poche righe, qualche spunto frutto della mia esperienza… e urti.Ci troverai tutte le promozioni e sconti ai miei corsi e a tutto quanto organizzo. Se vuoi saperne di più leggi la micro presentazione qui a fianco (se sei su pc) o in fondo a questa pagina se sei da mobile. E iscriviti!Nessuno spam prometto, lo detesto quanto te.